Ci sono corse che si presentano con un elenco di nomi e corse che, prima ancora della partenza, chiedono di essere misurate. Il Giro di Campania che domenica 20 settembre tornerà nel calendario professionistico dopo venticinque anni appartiene alla seconda categoria. La presentazione di Palazzo Santa Lucia ha restituito il quadro istituzionale, il percorso, il valore simbolico di una corsa che riannoda un filo interrotto da un quarto di secolo. Ma, per chi guarda il ciclismo con l’occhio della competizione e non soltanto con quello della celebrazione, la domanda più interessante comincia proprio adesso: quanto vale davvero la startlist di questa sessantaquattresima edizione?
Il primo dato è già nel profilo della gara. Una UCI 1.1, oltre 190 chilometri attraverso tutte e cinque le province campane, dalla Reggia di Caserta a Piazza del Plebiscito, dentro una geografia che non ha bisogno di essere inventata per diventare racconto: Sannio, Irpinia, Agro nocerino, Cava de’ Tirreni, Costiera amalfitana, Agerola, Gragnano, Stabia, Pompei, Ercolano, Portici e infine Napoli. Un percorso straordinario sotto il profilo paesaggistico, ma tutt’altro che banale nella sua lettura agonistica. Agerola è abbastanza lontana dall’arrivo da non essere necessariamente decisiva, mentre la discesa verso Gragnano, il ritorno sulla costa e gli ultimi chilometri possono trasformare la corsa in un confronto aperto tra uomini resistenti, attaccanti e squadre interessate a ricomporre il gruppo.
Poi ci sono i nomi. L’elenco trasmesso dall’organizzazione, in attesa della startlist definitiva, contiene già materiale sufficiente per comprendere che il livello non sarà soltanto decorativo. Jayco AlUla annuncia uomini come Luke Plapp, Andrea Vendrame, Alessandro Covi e Filippo Conca; dalla prima squadra Movistar arriva un corridore del calibro di Einer Rubio a rafforzare la formazione Academy. E poi Alessandro Fancellu, Ludovico Crescioli, Stefano Oldani, Filippo Turconi, insieme a giovani che stanno cercando spazio e risultati nel professionismo. Per il ciclismo campano assumono inoltre un significato particolare le presenze dei maddalonesi Michele Pascarella e Ivan Toselli.
Fermarsi a questo, però, significherebbe fare ciò che il ciclismo fa quasi sempre quando prova a raccontare un campo partenti: mettere in fila palmarès, vittorie e maglie, aggiungere qualche aggettivo e concludere che «la startlist è di qualità». È proprio questo il passaggio che vale la pena provare a superare. Perché una corsa UCI 1.1 non si misura soltanto dal nome più famoso presente alla partenza. Conta la densità complessiva del talento: quanti corridori appartengono alle fasce alte del ranking internazionale, quanti sono collocati tra i primi 50, 100 o 200, quale peso hanno i punti UCI accumulati nell’anno, quale sia il livello medio delle squadre e, soprattutto, quanta qualità rimanga quando si scende dal primo al quinto, al decimo, al ventesimo atleta più quotato.
È una differenza metodologica, ma anche narrativa. Plapp può spostare verso l’alto il vertice della distribuzione; Vendrame aggiunge esperienza e capacità di vincere corse selettive; Fancellu e Crescioli rappresentano valori che devono essere letti anche attraverso ciò che stanno facendo nella stagione in corso; Rubio, Covi e Oldani aggiungono esperienza maturata ai massimi livelli. Ma la domanda vera non è stabilire se questi corridori siano forti. Questo lo sappiamo già.
La questione interessante è un’altra: quanto la loro presenza, sommata a quella del resto del gruppo, rende il Giro di Campania competitivo rispetto alle altre corse italiane della stessa categoria? Ed è qui che il ritorno della corsa acquista una dimensione ulteriore. La storia racconta Coppi, Bartali, Bitossi, De Vlaeminck, Saronni, Moser. Nomi enormi, che appartengono alla memoria del ciclismo italiano. Il nuovo Giro, però, dovrà costruire il proprio valore senza vivere soltanto di quella memoria.
Non appena sarà disponibile l’elenco ufficiale dei partenti, potremo allora compiere un’operazione diversa dalla semplice celebrazione: confrontare questa startlist con un campione di edizioni delle principali gare italiane UCI 1.1 realmente comparabili e provare a stabilire dove si collochi nella distribuzione della qualità. Non dire semplicemente che è una buona startlist, dunque, ma provare a misurarla. Perché se il Giro di Campania vuole tornare stabilmente nel ciclismo professionistico, una delle prime domande da porsi è se, già alla sua rinascita, sia riuscito a richiamare non soltanto qualche nome importante, ma una vera densità di talento. I primi segnali dicono che vale la pena prendere la calcolatrice.
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