DAGNONI. «CICLISMO ITALIANO IN CRISI? ALLE ACCUSE RISPONDO CHE...»

LETTERA APERTA | 05/08/2026 | 11:33
di Cordiano Dagnoni

Da giorni su diversi quotidiani, sui siti web e soprattutto sui social si è acceso il dibattito sulla crisi del ciclismo in Italia, con risvolti inevitabilmente polemici legati ai numeri di tesserati, di gare, di emolumenti, di impianti e via elencando.


Riceviamo dal presidente federale Cordiano Dagnoni una lettera aperta che punta a chiarire molti degli aspetti toccati dalla discussione. Ve la proponiamo lasciando ovviamente la porta aperta ad eventuali repliche e precisazioni.


Gentile Direttore,

in questi giorni abbiamo letto di tutto e di più e tante sono state le accuse rivolte alla Federazione Ciclistica Italiana che ho l'onore di presiedere. Tante accuse che meritano una risposta.

La riduzione della popolazione ciclistica, chiamiamola così, riguarda i tesserati, non i praticanti: secondo gli ultimi dati Nielsen, infatti, il ciclismo in Italia ha due milioni e mezzo di praticanti (molti più del calcio) nonostante il calo demografico che riguarda l’intero Paese. I nostri praticanti, però, non hanno bisogno di una tessera per svolgere l’attività. Questo spiega anche il calo nel passaggio dai Giovanissimi agli Esordienti. Dai Giovanissimi, che si allenano e corrono in ambienti protetti e chiusi, si passa agli Esordienti, che invece corrono su strade aperte, con tutti i rischi che ne derivano. Purtroppo, infatti, sempre più famiglie scelgono altri sport per i propri figli. Cosa che non accade per il fuoristrada.

Come Federazione, è noto che abbiamo presentato un pacchetto di norme che per la prima volta propongono di introdurre regole davvero a tutela di chi va in bicicletta, amatore o professionista che sia, mettendo automobilisti, case automobilistiche e amministrazioni, ognuno di fronte alla propria responsabilità. Solo così, secondo il nostro parere, cioè con il contributo di tutti, possiamo sperare di ripristinare un minimo di sicurezza sulle strade italiane. Tra l’altro, siamo la prima Federazione in Europa a proporre l’introduzione del casco obbligatorio per tutti: una proposta che abbiamo portato anche al Parlamento europeo a Bruxelles.

Non è vero che mancano le gare cui partecipare, ne abbiamo oltre quattromila l’anno. Siamo tra le Nazioni di riferimento mondiale per la qualità delle gare professionistiche. Le società ci sono, mancano nelle grandi città, proprio a causa della carenza di impiantistica. Se ci fossero più strutture, infatti, e non parliamo solo di velodromi, ma anche di semplici ciclodromi, visto che abbiamo sedici diverse discipline, avremmo più tesserati e praticanti. E’ dimostrato. Ma questa responsabilità, a cui la Federazione non si sottrae, va necessariamente condivisa con le istituzioni, a cominciare dal Governo, col quale, infatti, fin dall’inizio del mio mandato collaboriamo alla realizzazione del velodromo di Spresiano. I lavori sono già iniziati e secondo il piano condiviso da tutti gli attori coinvolti, si concluderanno entro il 2028, consegnandoci un’opera che non vediamo dal 1985, quando la famosa nevicata pose fine alla storia del Palasport di Milano.

A proposito della competitività dei nostri corridori e delle nostre società, nel 2026 sono 56 gli italiani presenti nei team WorldTour, cifra paragonabile alla Francia (55). Gli italiani sono presenti in 16 delle 18 squadre WorldTour, rappresentando circa il 10% dell’elite mondiale. Per quello che riguarda l’attività di strada, gli esempi citati negli articoli di questi giorni vanno proprio nella direzione di una richiesta di sostegno allo sviluppo del nostro sport che noi facciamo da anni, senza purtroppo aver avuto alcuna risposta. Siamo convinti, e del resto dovrebbe essere la prima missione di una Federazione sportiva, che sia innanzitutto l’attività di base a dover essere sostenuta. In questo senso, da tempo, presentiamo progetti, curati nei minimi dettagli, che non ricevono sostegno, e nessuno ci ha ancora spiegato il perché.

Nonostante ciò, con le risorse a disposizione, in questi anni siamo passati da una media di 45 medaglie l’anno delle passate gestioni a 115; abbiamo vinto la Nations Cup nelle categorie Juniores e Under 23 nel 2024 e 2025; siamo stati premiati all’ultimo convegno UEC come Nazione prima classificata; abbiamo il campione del mondo juniores del 2024, Under 23 del 2025, vincitore dell’ultimo Giro Next Gen, Lorenzo Finn: il nostro Seixas, ma evidentemente poco esotico e dunque meno affascinante... Se la Francia di Seixas viene presa ad esempio da molti, vorrei ricordare che l’ultimo corridore francese ad essersi aggiudicato il Tour de France è un certo Bernard Hinault nel 1985, 41 anni fa. E poi, per tornare ai nostri ciclisti, cito i progressi mostrati da Pellizzari e Piganzoli. E ci dimentichiamo sempre che abbiamo uno dei velocisti più forti del mondo, Milan, e un campione assoluto che continua a essere competitivo su strada e su pista, Ganna.

Se vogliamo restare nell’ambito professionistico, non neghiamo le difficoltà di trovare risorse per un WorldTeam, nonostante ciò siamo il quinto paese nel ranking UCI, alle spalle di Danimarca, Slovenia, Francia e Belgio e prima di paesi come Gran Bretagna e Olanda, solo per citarne due di riferimento a livello assoluto. Una posizione frutto delle 12 vittorie stagionali (di cui 4 al Giro d’Italia) con 5 professionisti diversi.

Vogliamo parlare delle nostre Olimpiadi? Su 40 medaglie vinte ai Giochi di Parigi, 4 le ha portate il ciclismo, il 10%. A Tokyo aumentammo di una medaglia rispetto a Rio. A Parigi una ulteriore in più. Non abbiamo fatto il nostro dovere? E cos’hanno di meno queste medaglie rispetto a quelle che giustamente sono state portate in trionfo dalla stampa nazionale e internazionale? E vogliamo parlare del ciclismo femminile, dove siamo una Nazione di riferimento? Ma poi, il ciclismo si misura solo dal professionismo? Il secondo posto nel ranking Uci dell’Italia tra le donne elite non conta (sesto posto per Elisa Longo Borghini ed ottavo per Elisa Balsamo nel ranking individuale)? I successi e le medaglie nel XCO (disciplina olimpica) non contano (Avondetto e Zanotti solo per citare i recenti)? E quelli nel ciclocross? Una piccola precisazione sui team relay che alcuni dileggiano: rappresentano il vero termometro del livello di una Nazione, e per questo siamo orgogliosi di non scendere mai dal podio.

Come siamo orgogliosi che un terzo delle nostre medaglie venga dal Settore Paralimpico: forse contano di meno? E’ un settore in cui la Federazione ha investito molto, fin dal mio insediamento nel 2021, sollecitato dall’allora presidente del Cip Luca Pancalli a strutturare un settore, quello dell’attività su pista, che era inesistente. Settore in cui siamo felici di aver vinto la prima medaglia paralimpica di Parigi nel 2024.

In merito ai rapporti con la Lega professionistica e alla vicenda del commissariamento, voglio ricordare che la Lega è un’associazione che agisce solo ed espressamente su delega della Federazione. La Federazione ha il diritto e dovere di vigilare sul suo operato. Si è arrivati al recente commissariamento, deliberato dal Consiglio federale, perché il suo presidente, l’onorevole Roberto Pella, ha commesso una serie di violazioni della Convezione in essere tra Fci e Lega: violazioni, per le quali Pella è sotto indagine federale, che in un primo momento hanno prodotto solo una sospensione della Convenzione stessa, nella speranza che da quel momento si cambiasse registro, cosa che purtroppo non è avvenuta, costringendo la Federazione a prendere l’ulteriore provvedimento.

Sul sistema elettorale, non è vero, come si sostiene in giro, che le 3400 società vengono escluse. Come nel calcio, il sistema è di secondo livello. Le società votano in occasione delle elezioni provinciali i propri candidati all’assemblea nazionale. Un sistema che nasceva dalla necessità di ridurre il numero dei presenti all’assemblea in una federazione che è tra le prime per numero di affiliate. Il sistema dei grandi elettori tutela tutti. E poi, cosa si vorrebbe insinuare, che con un altro sistema sarebbe stato eletto un altro?

Sulla questione degli stipendi, infine, non è corretto dire che io mi sia attribuito un compenso. E’ il Consiglio federale che, sulla scia di quanto già stabilito da tante Federazioni, anche ben più piccole di noi, ha disposto di corrispondere al presidente della Federazione un compenso, che peraltro io stesso ho accettato di ridurre per ricavare le risorse necessarie a prevedere un ritorno economico anche per i consiglieri federali e i presidenti regionali, che fanno un lavoro enorme e prezioso per il movimento. Volete sapere di che cifre stiamo parlando? Duemila euro l’anno ai presidenti regionali, più 50 centesimi a tesserato. Davvero ci scandalizziamo per questo?

Cordiano Dagnoni
Presidente Fci


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COMMENTI
Quando in tv si lanciava
5 agosto 2026 12:56 Craven
La reclame.

Ok
5 agosto 2026 13:30 lupin3
Va tutto a gonfie vele: il ciclismo in Italia gode di ampia visibilità, ha un'immagine moderna e accattivante, per questo continua ad attrarre sponsor. Inoltre è ben visto dalle istituzioni, organizzare corse e mantenere squadre è sempre più semplice ed economico; i tesserati giovani sono in grande crescita e dulcis in fundo dominiamo classiche e grandi giri nei professionisti. Grazie presidente!

Osservazioni
5 agosto 2026 13:57 Miguelon
Esordienti ed Allievi sono costretti a trasferte sempre più lunghe. Significa che gare ce ne sono sempre meno, anche per il minor numero di tesserati. Poi si potrebbe semplificare la burocrazia in capo alle Società. Per organizzare una gara giovanile, perché bisogna pagare? Dovrebbe essere la Federazione a fornire le ambulanze e, per calmierare i costi, si potrebbe prevedere la fornitura delle ambulanze in tot gare per Regione in base al numero dei tesserati per categoria. Limitare i costi dei mezzi degli atleti, prevedendo delle specifiche ed economiche componenti almeno fino alla categoria Allievi. Prevedere un numero di punti massimo per atleta in squadra, così da evitare la formazione di squadroni che limitano l’appeal delle squadre minori che però hanno formato nell’ombra questi campioncini; ovviamente se ci sono altre Società presenti nel territorio.

Craven
5 agosto 2026 14:40 BuIlet
come buttarla in tribuna in assenza di capacità di argomentare. Non conosco Dagnoni ma mi piacerebbe vederlo argomentare con te su un palco per sentire cosa diresti.

@Cordiano Dagnoni
5 agosto 2026 15:36 angelofrancini
Cordiano questa tua intervista mi riporta alla memoria una storiella che si narrava irridendo alla scena raffigurata nel quadro di Leonardo “Ultima Cena”:
Nostro Signore è in piedi con un bicchiere in mano e apostrofa Giuda Iscariota dicendogli “stanotte mi tradirai”. Al che Giuda rivolgendosi all’Apostolo che aveva al suo fianco replica “possibile che ogni volta che beve un bicchiere se la prende con me”.
Possibile che per te gli ubriachi ed i bugiardi siano tutti gli altri come traspare dalle tue dichiarazioni: situazione quasi comica e ridicola che, invece, poco si addice con la realtà che vive il movimento ciclistico nazionale che, grazie alla tua gestione, é invece tragica.
Hai approvato alla LCP, non affiliata alla FCI, uno Statuto che sembra il borderò di una casa d’appuntamenti (…..), ha firmato una convenzione (scritta ancor peggio dello Statuto) con la quale hai dato alla LCP “funzioni esclusive” proprie della FCI: azioni che non potevi compiere in applicazione della vigente normativa FCI e CONI e Leggi statali.
Come puoi quindi ritenere di essere dalla parte della ragione quando hai commissariato una associazione, la LCP, non affiliata alla FCI, e che ha dirigenti non tesserati alla FCI; come puoi pensare di inviare i Revisori dei Conti per una verifica alla LCP quando lo Statuto ed il Regolamento di Amministrazione Fci limitano il potere di tale Organo a compiere verifiche solamente sui Comitati territoriali federali, ossia i Regionali e Provinciali: per di più hai inviato alla LCP soggetti che nulla hanno a che fare con il Collegio dei Revisori della FCI?
Forse ritieni di essere un plenipotenziario, ma come Presidente della FCI hai poteri molto limitati, che ti impongono di rispettare le norme scritte: l’ignoranza delle stesse, o la disinformazione indotta da chi invece doveva informare, non sono attenuanti (come prevede lo Statuto federale) ma diventano “aggravanti” per chi è chiamato a svolgere una funzione apicale. Per erudirti un poco sulla normativa federale leggi quanto ho pubblicato ieri in merito: ti sarà utile per capire in che pantano ti sei cacciato e hai cacciato i tuoi discepoli. Che preso presumo dovranno cacciare mano al portafoglio per i danni causati alla LCP.
Al CR Lombardia hai fatto pochi danni, tutto sommato, solamente perché avevi una “badante” che ti pensava a pararti il fondello: cosa che ho potuto capire nei pochi mesi in cui ero il vicepresidente di quel Consiglio. Oggi la “badante” che hai pensa solo a fare esattamente l’opposto di quella lombarda.
Auguri a te ed ai tuoi discepoli, perché ritengo che ne abbiate molto bisogno. Cito in senso ironico il Vangelo secondo Giovanni, ove si narra che Gesù disse all’Apostolo Tommaso “beati voi che pur non capendo credete”. E voi lo avete fatto troppo spesso!

Bravo presidente
5 agosto 2026 16:12 umbertomaserati
Condivido pienamente quanto ha detto Dagnoni. Purtroppo dobbiamo accettare una realtà: oggi non abbiamo più campioni come Cipollini, Pantani, Bartoli, Bettini, Rebellin, Petacchi o Nibali, corridori che per decenni hanno dominato grandi Giri, classiche monumento e tappe prestigiose. Ma questo non significa che la Federazione abbia fallito. È successo anche in altri sport. Nel tennis, prima dell’esplosione di Sinner e di una generazione straordinaria di giocatori, siamo rimasti per quasi quarant’anni senza un vero protagonista ai massimi livelli, eppure nessuno ha chiesto la testa della FITP: la si è lasciata lavorare e oggi raccogliamo i frutti. Lo stesso discorso vale per il calcio e per l’atletica. Allora che colpa ha Dagnoni o la FCI se oggi non abbiamo un Pogacar o una squadra WorldTour italiana? In Francia esaltano Seixas, che è un grande talento ma deve ancora vincere tutto, mentre noi abbiamo Finn e tanti altri giovani interessanti e continuiamo a parlare solo di fallimento. Servono pazienza e fiducia, valorizzando ciò che abbiamo. I risultati, tra medaglie mondiali e olimpiche, dimostrano che il movimento sta crescendo. Lasciamo lavorare questa Federazione, guidata da un presidente serio e da persone competenti. Se invece le critiche nascono solo da antipatie o invidie personali, allora nessun risultato sarà mai sufficiente.

Buzz66
5 agosto 2026 16:25 Arrivo1991
Basta rileggerti qui

https://www.tuttobiciweb.it/article/2025/11/16/1763286331/ciclismo-giro-d-italia-corno-alle-scale-tappe-2025

umbertomaserati
5 agosto 2026 16:31 Arrivo1991
Alcuni degli atleti da lei citati, hanno avuto qualche inciampo.

Le posto un punto di vista super attento,che spiega tante cose ( a modo suo) :

carino però
4 agosto 2026 15:37 BuIlet
basta buttare l'amo e abboccano sempre gli stessi pesci. Quelli che odiano una squadra sola ma danno degli odiatori agli altri. Sognavate la fine di questa era ma per ora, fino a prova contraria, i dopati erano tantissimi altri. Compresi vecchi campioni di un ciclismo sporco e falso che voi ancora adorate. Complimenti vivissimi al vostro senso dello sport: "se non sono dopati oggi non vuol dire che non lo saranno domani". E invece sui vecchi dopati: "eh, ma si dopavano tutti quindi pazienza". Grazie al cielo non tutti la pensano come voi o avremmo ancora il ciclismo dei tempi di Armstrong, De Luca e altri bei personaggi similari...

Lupin3
5 agosto 2026 16:40 Frank46
Posso condividere alcune critiche che fai ma non ha senso lamentarsi del fatto che non si vincono GT o corse a tappe visto che negli ultimi 7 anni sono stati pochissimi i nomi che hanno potuto farlo.

Quest'anno è molto probabile che Pogacar vincerà 4 monumento su 5 e due GT su 3... Gli altri anni non è che fosse troppo diverso... La quasi totalità delle monumento degli ultimi 7 anni sono state vinte da Pogacar e da Vanderpoel... Con pochissime eccezioni come la Parigi Roubaix di Van Aert.

Il 100% delle vittorie ottenute al Tour de France negli ultimi 7 anni è stato ottenuto o da Pogacar (5) o da Vingegaard (2). Al Giro e alla Vuelta oltre a loro due ci sono stati altri vincitori e l'Italia sta ancora aspettando un nuovo Nibali.

Dagnoni ha detto una parte di verità, non ha detto cose sbagliate, ha solo voluto mostrare esclusivamente la parte della medaglia positiva come era ovvio che avrebbe fatto.

Ormai il ranking non lo scrivono più le nazioni ma solo gli alieni alla Pogacar e altri2/3 fuoriclasse. Se la Slovenia avesse solo Pogacar sarebbe comunque sempre nella top 3 del ranking mondiale.
Se l'Italia avesse un fuoriclasse, non dico uno alla Pogacar, ma anche uno alla Evenepole o alla Vingegaard, adesso sarebbe ampiamente al primo posto del ranking e staremmo a dire che il ciclismo italiano naviga nell'oro malgrado manchi un team nel WT.

L'Italia rimane uno dei movimenti più grandi ma i più grandi movimenti al mondo non sono più formati da centinaia di atleti come lo potevano essere fino ad una ventina di anni fa perchè oggi i cilcisti vengono da ogni parte del mondo e il fuoriclasse può nascere ovunque.

Che le strade sono pericolose e i genitori non vogliono che i propri figli rischino la pelle anche è vero...

CT
5 agosto 2026 17:39 Thelonious
Appena arrivato ha cambiato il CT. Risultati scarsi? Macché, Cassani ha portato la nostra nazionale a vincere non so quanti Europei di fila più svariate medaglie mondiali a crono e in linea. Però Cassani è un personaggio troppo mediatico, che ovviamente gli faceva ombra, e non avendolo scelto lui non poteva prendersi neanche i meriti dei risultati conseguiti. Come previsto un disastro annunciato.

Thelonious
5 agosto 2026 18:13 Angliru
Come se il problema fosse stato Cassani e il suo cambio.
Ti consiglio un giretto a vedere correre le categorie giovanili e fare un paragone con 15/20 anni fa.
La dice giusta anche Frank46,che gli aumenti di incidenti in strada, sono fonte di valutazione sul portare i figli a fare questo o quello sport

Miguelon
5 agosto 2026 18:28 Albertone
La penso in gran parte come te.
Partendo dalla base, i costi per una famiglia sono lievitati astronomicamente rispetto ad anni fa.
Lasciando stare le categorie G1-G6, già dagli esordienti vedi la curvatura dei costi che si impenna.
La crisi economica pesa poi molto di più, rispetto agli anni 80-90 e inizi 2000.
Quante corse sono sparite? Quanti ragazzi abbiamo perso alla base ? Quante aziende leader si sono tolte dal ciclismo ?
Mancando fortemente la base, tutto il resto è un'arrampicata insicura

Miguelon
5 agosto 2026 18:46 Albertone
https://www.elessarbicycle.it/quanto-spendono-le-squadre-world-tour/

a proposito di costi esponenziali :

Per farci una idea di quanto siano cresciuti i costi negli ultimi anni, nel 2002 il budget del World Tour era di 150 milioni di euro, nel 2010 era di 170. Il balzo è arrivato nel 2011, salendo a 225 milioni. Solo due anni dopo, l’importo è salito a 275. Dal 2015 al 2019, è passato da 305 a 340, ma l’accelerazione più significativa si è verificata dal 2020, con il budget del 2024 che ha raggiunto i 499 milioni di euro.

Albertone
5 agosto 2026 19:59 Craven
Tutto si può se chi è in alto vuole, vedasi le disponibilità della federazione tennis. Il ciclismo italico è finito quel maledetto giorno di 27 anni fa e tutti quelli che hanno rincarato a seguire e ancora sono lì. Sul settore giovanile, inutile girarci attorno, l'unica cosa buona che potrebbe fare la federazione é livellare la situazione ormai sfuggita di mano da anni ma se lo facessero rimarrebbero in 4 gatti, meno dei 5 attuali.

Angliru
5 agosto 2026 20:32 Thelonious
Amico, mi fa piacere che ci sia tanta gente che segue anche il ciclismo giovanile, ma non fa per me. Il cambio di Cassani è l' esempio lampante del modo di pensare e di lavorare di questo presidente: se hai un settore che funziona alla grande e lo cambi in quattro e quattr'otto vuol dire che più sei risultati ti interessa apparire e prenderti il merito dei risultati.

Thelonious
5 agosto 2026 22:12 Angliru
Senza i giovani, puoi mettere anche il miglior Ct del mondo, ma mancheranno sempre più i praticanti e di riflesso i campioni del domani.

Tesserati
5 agosto 2026 23:00 SoCarlo
Qualcuno mi saprebbe indicare qual’e’ il numero di tesserati alla federazione?
Per natura sono sempre sospettoso quando mi si presentano valori ‘funny money’

Angliru
5 agosto 2026 23:58 BuIlet
i praticanti non mancano... ma é troppo difficile leggere e comprendere cosa dice l'articolo? Così che senso ha discutere!?

sport e salute
6 agosto 2026 06:46 velocista_fuoritempomassimo
Molto di quello che c'è da dire di oggettivo c'è nel documento "rating delle fsn 2025" di sport e salute. Tesserati attivi 2024 (almeno un evento federale) 62.541. Certo poi ci sono tutti i tesserati a EPS che nel ciclismo, unico caso oltre forse alle bocce nel mondo dello sport italiano, sono il grosso dei praticanti amatoriali.

@Angliru
6 agosto 2026 09:06 Arrivo1991
I praticanti non mancano dice.

Questi i suoi 2 interventi :

5 agosto 2026 14:40 BuIlet
come buttarla in tribuna in assenza di capacità di argomentare. Non conosco Dagnoni ma mi piacerebbe vederlo argomentare con te su un palco per sentire cosa diresti.

5 agosto 2026 23:58 BuIlet
i praticanti non mancano... ma é troppo difficile leggere e comprendere cosa dice l'articolo? Così che senso ha discutere!?

Ha le soluzioni solo lui, nel fare le domande !!!!!!!!!!!!!!!!!


BuIlet
6 agosto 2026 09:16 Cicorececconi
Ha vinto Milan ieri, e non va bene. Difficile comprendere cosa serva nella tua vita per farti godere lo sport.

Cicorececconi
6 agosto 2026 12:03 Miguelon
I singoli ci sono, però sta venendo a mancare tutto il movimento alla base. Basta fare un giro per le categorie giovanili. Corrono solo cognomi di chi ha avuto un trascorso in questo sport. Nessuna nuova leva. Società sempre meno. Esasperazione sempre maggiore. Un allievo che adesso si piazza 15 anni fa avrebbe vinto spessissimo.

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