L'ORA DEL PASTO. VIAGGIO NEL MONDO DI POGACAR: I RACCONTI DI BEPPE CONTI - 1

LIBRI | 03/07/2026 | 08:22
di Marco Pastonesi

Pogacar, in sloveno, significa loquace. Non conosco Tadej Pogacar, non so se sia loquace o riservato, logorroico o silenzioso, discreto come Coppi o vulcanico come Bartali o poliglotta come Merckx. Certo che parla molto – e molto chiaramente - con i fatti, che per lui sono pedalate come le favole di Gianni Rodari, in cielo e in terra. E se Pogacar non fosse loquace, ci sono altri che scrivono di lui, per lui, con lui. Questa è la prima di due puntate per due libri su Pogacar.


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Se Coppi era il più grande e Merckx il più forte (diritti d’autori a Bruno Raschi e Gian Paolo Ormezzano), superlativi relativi, per Pogacar bisogna ricorrere al dizionario dei superlativi assoluti, enfatici, ridondanti. “Il campione” (sottotitolo), “fuoriclasse straordinario” (pagina 8), “fuoriclasse immenso” (pagina 11) e da qui in poi è una raffica di “fantastico”, “incredibile”, “irresistibile” e “smisurato”, sottolineandone “talento” e “spettacolo”, “leggenda” e “mito”.

Un autore collaudato, Beppe Conti; un titolo che sembra dare già una risposta, “Tadej Pogacar il predestinato” (280 pagine, 18 euro); un editore, Minerva, radicato nello sport; e una copertina gialla che rimanda al Tour de France, quattro vittorie e due secondi posti nelle ultime sei edizioni. Conti comincia a raccontare proprio dal primo dei Tour di Pogacar, quello del 2020, conquistato due giorni prima di compiere 22 anni, fra stupore e incredulità. La testimonianza di Ernesto Colnago, che gli ha cucito su misura la bicicletta per il Tour; i ricordi di Andrej Hauptman, che ha scoperto il ragazzino e lo ha accompagnato e lanciato; la confidenza di Beppe Saronni, che lo ha valutato e ingaggiato; le direttive di Alex e Johnny Carera, i suoi agenti, per legarlo alla squadra diretta da Mauro Gianetti; poi gli altri capitoli, in ordine cronologico, tra classiche e Mondiali, un paio di trionfi sfiorati (la Milano-Sanremo 2025, terzo, la vittoria nel 2026 è arrivata a libro già in libreria, e la Parigi-Roubaix 2025, secondo, e secondo sarebbe stato anche nel 2026), Europeo e anche una Tre Valli Varesine. Beppe conclude la sua Pogacareide regalando un altro paio di capitoli, il primo per aggiornare la sua personale classifica dei migliori sette di sempre (dopo Pogacar, s’intende: Coppi, Merckx, Hinault, Bartali, Binda, Anquetil e Gimondi) ed elencare le vittorie, circuiti esclusi, dello sloveno volante.

Per dare un senso alla traiettoria unica di Pogacar, Conti cerca conforto e confronti nel passato, per quello che si può fare, ben sapendo che il ciclismo è diventata scienza a due gambe e tecnologia a due ruote, e che nulla, dalle strade alle strategie, può essere considerato forse neppure un lontano parente. Conti registra dati di corse, note di cronaca e dichiarazioni di protagonisti, preziosi per consegnare la geografia alla storia e resuscitare visioni ed emozioni.

Fra un record e l’altro, s’intravede anche un po’ del Pogacar più umano, quello che regala la borraccia a un bambino, quello che partecipa a una corsa per beneficenza, e s’intuisce un po’ del Pogacar più fiabesco, quello che accarezza i pedali mentre gli altri li pestano. Pogacar diventerà molto più umano quando comincerà a perdere. A meno che non trovi la forza di ritirarsi prima del tramonto.

(fine della prima puntata – continua)


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