Di giallo vestito, Lorenzo Mark Finn sale e risale sul podio finale del Tour de l'Avenir per fare incetta di premi, maglie e applausi. Il diciannovenne talento ligure ha dominato in lungo e in largo la corsa a tappe francese, mettendo alla frusta i suoi più attesi rivali sin dalla prima giornata corsa sulle strade della Normandia.
E le sue parole, sempre misurate ed espresse con una calma inusuale per un ragazzo della sua età, raccontano il senso dell'impresa appena compiuta: «Il palmares dell'Avenir lo conoscevo bene ed entrarvi era il mio obiettivo. Vincere in Italia? Un'emozione unica, ancor di più su questa salita che avevo affrontato in ricognizione. Ieri sull'Iseran ci siamo misurati in un tappone durissimo con cinquemila metri di dislivello, oggi invece prima la squadra ha lavorato molto bene, poi siamo ritornati sulla fuga e quindi sono riuscito ad andare via da solo per cogliere questa vittoria. Che dire? Avevo sensazioni buone e le ho rispettate».
Il discorso di Finn apre poi ad un orizzonte tutto nuovo: «Chiudo con questa corsa la mia militanza negli Under 23, fatta ovviamente di alti e bassi, anche se prevale l'importanza dell'accoppiata Giro Next Gen e Tour de l'Avenir messa a segno quest'anno. Ora festeggio un po', poi parteciperò ad alcune corse italiane e vivrò il mio primo mondiale tra i professionisti. Per me si apre un nuovo capitolo».
E ancora: «Non sapevo che Seixas fosse sul percorso, così come mi fa piacere aver riportato il ciclismo italiano nell'albo d'oro di una corsa di questo livello anche se il precedente di cui mi parlate - legato a Baronchelli nel 1973, ndr - è relativo e le due vittorie non si possono certo paragonare».