VINGEGAARD: «NEUTRALIZZAZIONE? TUTTI PENSAVANO CHE IL CIRCUITO FOSSE PERICOLOSO»

GIRO D'ITALIA | 24/05/2026 | 17:47
di Francesca Monzone

Una scelta arrivata da parte di tutto il gruppo. A fare chiarezza sulla neutralizzazione anticipata nella quindicesima tappa del Giro d'Italia 2026, la Voghera-Milano di 157 km, è stata la maglia rosa Jonas Vingegaard: «Tutti pensavamo che il circuito fosse troppo pericoloso, quando siamo entrati nel circuito ci siamo avvicinati all'auto del presidente di Giuria per parlare di ciò. Dobbiamo essere contenti come corridori perché ci sono venuti incontro», ha dichiarato il danese della Visma | Lease a Bike.


A causa del fondo stradale irregolare e di alcuni pericoli, molti corridori presenti nel gruppo maglia rosa hanno chiesto una neutralizzazione all'ultimo giro del circuito di Milano, ovvero ai -16.3 km, e non ai canonici -5. Una scelta che ha suscitato diverse polemiche, ma la spiegazione del danese è stata abbastanza chiara: «Scelta della mia squadra? Se fossi stato l'unico ad avere questa sensazione, sarebbe stato diverso, ma tutti avevano la stessa visione delle cose, ho sentito di avere una certa responsabilità sulle spalle e sono andato a parlare col Presidente, ci hanno ascoltato e secondo me dobbiamo ringraziare".


LA CONFERENZA STAMPA. 

Secondo giorno in maglia rosa per Jonas Vingegaard, ma con la neutralizzazione dei tempi all’ultimo giro del circuito non sono cambiati i distacchi: Eulalio secondo a 2’26”, Gall terzo a 2’50”.

Jonas, ci dai qualche dettaglio in più sulle tue emozioni, le tue sensazioni in maglia rosa?
“Ovviamente è stato un sogno che si è avverato e, sì, non ho dormito molto bene la scorsa notte, non per il vento, ma perché faceva molto caldo in hotel. Comunque, abbiamo passato una bella serata. È andata avanti fino a tardi, ma abbiamo cenato bene e oggi arrivare a Milano in rosa è stato speciale. È una sensazione unica indossare la maglia rosa: come ho detto ieri, è una delle maglie più preziose del ciclismo, quindi poterla indossare in una città così grande è qualcosa di speciale per me.”

È stato il primo giorno in cui ti sei assunto la responsabilità della maglia, parlando con gli organizzatori della corsa per neutralizzare il circuito. Che cosa è successo?
“Penso che l'avrei fatto comunque, anche senza la maglia rosa. Quando uno la indossa, ha più potere, in un certo senso. Durante la corsa, quando siamo arrivati al circuito, ci siamo resi conto che probabilmente non era il percorso più sicuro. Ne parlavamo nel gruppo e non credo che si potesse effettivamente vedere in televisione, normalmente non si può vedere com'è, ma siamo andati dalla Giuria e dall'organizzazione e abbiamo parlato con loro. Sono stati davvero gentili con noi, hanno davvero ascoltato quello che avevamo da dire e, sì, penso che noi corridori dovremmo ringraziarli oggi per averci incontrato”.

Hai parlato con altri capitani prima della Giuria e chi erano?
“Certo, abbiamo parlato con alcuni corridori, ma questo è qualcosa che terrò per me. Mi assumo la responsabilità di andare all'auto del presidente di Giuria, ma parliamo anche all'interno del gruppo e ci prendiamo cura l'uno dell'altro. Oggi abbiamo dimostrato qualcosa, per una volta siamo riusciti a restare uniti, e sì, anche l'organizzazione ci ha ascoltato”.

Il percorso era noto non solo da stamattina, ma anche da un paio di mesi. Allora, perché non avete esaminato attentamente il circuito prima, quando una decisione del genere poteva essere presa con molto più anticipo?
“Beh, non credo che sia una nostra responsabilità come attori, penso che sia più responsabilità dell'Uci o dell'organizzazione. Abbiamo anche il nostro gruppo del CPA (il sindacato mondiale dei corridori, ndr). Penso comunque che la sicurezza nel ciclismo, sì, dovremmo dirlo, sia nell'interesse di tutti, non solo dei corridori ma anche dell'Uci. Non credo che possiamo semplicemente puntarci il dito a vicenda. Tutti abbiamo questa responsabilità, anche noi corridori”.

Jonas, come stai in vista della terza settimana?
“A dire il vero, oggi mi sentivo davvero bene. Faceva molto caldo anche oggi, ma siamo riusciti a passare una bella giornata”.

È la tua prima volta a Milano? E hai sentito un affetto speciale da parte del pubblico?
“Sì, credo sia la mia prima volta a Milano. E come ho detto prima, è molto speciale indossare questa maglia a Milano, soprattutto in Italia, è davvero speciale, ma anche per me, da straniero, averla in Italia e in una città così grande come Milano. Un'esperienza bellissima”.


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COMMENTI
Domande provocatorie
24 maggio 2026 19:57 Craven
Chi gli ha fatto la domanda sul visionare i percorsi andrebbe defenestrato per incompetenza. Nessuno visiona tutte le tappe, le tappe per velocisti forse neanche i gli stessi velocisti e, anche facendolo, fino a pochi giorni dalla partenza del Giro trova delle groviere ovunque che devono ancora essere asfaltate per la corsa e in quello stato non si potrebbe neanche partire.

Ma come!?
24 maggio 2026 22:24 Maldigambe
Ora che ci penso....non so se sia la prima volta che vado a Parigi....
Grazie!
( per stavolta perdoniamo Jonas, oppure il giornalista....)

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