L'ORA DEL PASTO. NOVI LIGURE, BIAGIO CAVANNA E L'UNIVERSITÀ DEL CICLISMO. GALLERY

STORIA | 21/05/2026 | 08:40
di Marco Pastonesi

Novi Ligure, via Castello, civico 4. Una casetta bassa, il pianterreno, il primo piano. Dentro, un cortiletto. Sembra strano, adesso, immaginare che, allora, era l’università del ciclismo. Quanto di più all’avanguardia nel mondo fosse dedicato alla scienza dello sport in bicicletta.


Una settimana fa, il 16 maggio alle 10, sulla parete color mattone che dà su via Castello 4, è stata affissa una targa per ricordare che lì, quella casetta, quel cortile, era la casa e bottega, anche la casa e chiesa di Giuseppe Cavanna, per tutti Biagio, anche se a Novi lo chiamavano ancora più semplicemente E Biasu oppure L’Omun (qui le consonanti quasi si confondono, la O sfiora la U e la U abbraccia la O).


L’Omone era un personaggio ingombrante. Grande e grosso (da qui il maggiorativo), era nato settimino (da qui il credito dei suoi poteri magici), da corridore era diventato massaggiatore, allenatore, direttore, titolare di questa università del ciclismo in cui accoglieva i corridori, mangiare bere ma quasi mai dormire (aveva pur sempre una moglie e due figlie), prepararsi allenarsi lavarsi (un mastello nel cortile), apprendere regole, rispettare gerarchie, appropriarsi di senso di appartenenza. Cavanna, lo scopritore (e molto di più) di Fausto Coppi. Cavanna, il guru di Ettore Milano (poi suo genero) e Sandrino Carrea, un po’ meno di Serse Coppi, il maestro di Franco Giacchero e Michele Gismondi, per dire solo alcuni di quella banda Siof e di quella squadra Bianchi entrate nella storia.

Cavanna che vedeva più con le mani che non con gli occhi. Cavanna che salvava o recuperava chi era risucchiato dai mulinelli nello Scrivia. Cavanna amico del bandito Sante Pollastri, suo collega di lavoro alla Carbonifera. Cavanna che aveva un vocione e quel vocione tuonava, rimbombava, echeggiava, intimoriva. Cavanna e quel profumo forte di minestrone che accoglieva, corridori e non, in via Castello 4. Cavanna con gli occhiali scuri e il basco, la giacca e i pantaloni con il risvolto, il bastone a portata di mano, seduto ai piedi della scala del cortile. Cavanna che cominciò con Girardengo e finì con Coppi, i due Campionissimi. Cavanna che per giudicare un corridore – la qualità del legno – toccava i muscoli del collo e sentiva i calli sulle mani. Cavanna e il giro del Sassello. Cavanna, il suo collegio e i suoi collegiali, vita dura, vita del corridore, tant’è che quando – era il 1956 – Jacques Anquetil fu invitato a trascorrere qualche giorno ospite speciale in via Castello 4, andò volentieri in fuga, era un fuoriclasse, ma al minestrone preferiva di gran lunga ostriche e champagne.

Alla celebrazione dell’Omon c’erano Rocchino Muliere, sindaco di Novi Ligure, Stefano Moro, assessore di Novi Ligure con delega allo Sport e alla Cultura, Renzo Piccinini, presidente dell’associazione Centro Studi In Novitate, Giampaolo Ghilardi, presidente della storica associazione ciclistica novese Pietro Fossati, e i responsabili del Museo dei Campionissimi. Su tutti, Giampaolo Bovone e Bruno Guglielmini, custodi del tempo.


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