LA STORIA DI ZAYKOV, EX STELLA DEL CICLISMO BULGARO: «QUEI PRIMI GIRI IN BICI OFFRENDO UNA MANCIATA DI PRUGNE...»

GIRO D'ITALIA | 09/05/2026 | 08:20
di Aldo Peinetti

L’arte d’arrangiarsi oltre la Cortina di Ferro? Quando c’era di mezzo una passione ciclistica forte, Hristo Zaykov ricorreva ad un escamotage: «una bici era per le persone più agiate, ricordo che i miei vicini della casa di fronte ne avevano una. Ed io barattavo un giretto da 5 minuti con una pugnata di prugne raccolte dall’albero del cortile”.


Quel bimbo di sei o sette anni ancora non sapeva che le due ruote avrebbero avuto un ruolo così preponderante nella sua vita, come raccontato a L’Equipe da Zaykov, ex corridore di talento e quindi direttore sportivo, scovato dai colleghi transalpini mica casualmente, sul lungomare di Burgas.


Sì, perché il già direttore sportivo della Delko vive in Francia, con tanto di doppia nazionalità, da trent’anni a questa parte, arrivato a Martigues, nel sud del Paese, dove dirige la compagine N3 della cittadina alle porte della Camargue. Vuoi che Zaykov mancasse all’appuntamento con la partenza del Giro dalla sua località natale? «Mi scalda il cuore» - spiega il diretto interessato, ricordando come la Bulgaria fosse una potenza del ciclismo dilettantistico, lui che è stato vincitore di una tappa alla Corsa della Pace e tre volte campione nazionale.

Formidabili quegli anni, un po' meno memorabile la squalifica di Ivailo Gabrovski, solo bulgaro ad aver frequentato il professionismo. Tornando a Hristo, all’inviato Julien Chesnais ha rammentato della bici con la retropedalata che utilizzava fin da allievo, un modello marca Universal, mentre da juniores gareggiava sulla sovietica Start Chosse.

Ispirato dal mito di Hinault, rivendica con orgoglio l’adesivo del “Tasso” incollato nel proprio armadietto e ricorda le levatacce per andare in edicola a comprare le riviste specializzate Start e Sport Popolare. Poi un’amara constatazione: «allora c’era grande organizzazione dell’attività sportiva, eravamo quasi equiparati ai professionisti sotto questo profilo, con un allenatore per ogni categoria. Per dire: avevo uno stipendio ministeriale ma mi sono solo occupato di fare ciclismo, spesso incontrando i ciclisti polacchi e sovietici anche qui a Burgas, durante i raduni organizzati per sfruttare il microclima in riva al Maro Nero”.

La vittoria di Zaykov in una frazione della Corsa della Pace arrivò nell’anno in cui Soukhoroutchenkov s’impose per la seconda volta nella generale, era il 1984. Gli assaggi d’Occidente, grazie alle corse, misero anche in evidenza il più noto corridore della Bulgaria agli occhi delle compagini europee. Dopo il Regioni mi voleva una squadra italiana, purtroppo ci dissero che dovevamo preparare i Giochi, ma ci fu il boicottaggio e restammo a casa”.

L’arrivo in Francia avvenne cinque anni dopo, nel febbraio 1990 a Dijon: «al crollo del regime lo Stato si è ritirato dal ciclismo, molti sodalizi si sono disciolti e non esiste neanche più il velodromo di Burgas, soppiantato da palazzi». Motivo che spinge l’oggi 64enne direttore sportivo alla cautela circa un effetto balsamico prodotto dalla corsa rosa: “il Giro solleverà della polvere ma questa è destinata a depositarsi tre settimane dopo”.


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