TOTA. DIDI THURAU, IL GLOBETROTTER CON L'ITALIA NEL CUORE

PROFESSIONISTI | 22/04/2026 | 09:36
di Pier Augusto Stagi

È stato uno dei corridori più forti degli Anni Settanta. Un atleta di classe sopraffina, con un carattere che forse non l’ha portato a massimizzare quello che probabilmente le sue doti avrebbero potuto garantirgli, ma in ogni caso un pezzo di ciclismo, soprattutto tedesco, l’ha scritto. 


Dietrich Thurau, per tutti gli appassionati del nostro sport Didi, è tornato nella sua seconda casa: l’Italia. È tornato su invito degli organizzatori del TotA che l’hanno invitato a dare il via della tappa da Laces. Classe ’54, 72 anni da compiere il 9 novembre prossimo, è apparso in grande forma e tra applausi e strette di mano si è lasciato andare a qualche ricordo in perfetto italiano. «Mi è sempre piaciuto il vostro Paese e quando mi hanno chiamato gli amici del Tour of the Alps non ci ho pensato due volte: da voi io ci vengo sempre volentieri. Ho tanti amici, tanti tifosi e, soprattutto, tanti bei ricordi».


Da vent’anni è cittadino svizzero, visto che vive sul lago di Costanza, ma Thurau è da sempre cittadino del mondo. «Ho amici in ogni angolo del globo e per me la terra è una tavolozza di colori e di sentimenti – mi dice -. Ho ritrovato un caro amico come Guido Bontempi, che è qui al TotA come motociclista dello staff del leggendario fotografo Roberto Bettini: con lui ho fatto anche una Sei giorni di Milano. Che ricordi…».

Corridore talentuoso, che ha vinto una Liegi precedendo sua maestà Bernard Hinault. Piazzamenti di livello, come il 3° alla Roubaix, 5° al Giro d’Italia, 5° al Tour de France e il 4° alla Vuelta. Forte su strada, ma anche su pista. In totale più di 150 vittorie in carriera. «Mi sono divertito e mi sono tolto diverse soddisfazioni, anche se un mondiale forse mi manca… quello di San Cristobal, ad esempio, alle spalle di Francesco Moser, poteva essere mio. Nel finale buca e io non me ne accorgo. Lui è stato lesto a fare tutto velocissimamente e io un pollo a non approfittarne».

Non propriamente pollo ma belva è stato a Valkenburg, quando in pratica con una manovra al limite del temerario tirò giù di netto il povero Giovanni Battaglin in giornata di grazia e il mondiale finì a Jan Raas. «Gli italiani non mi hanno perdonato quell’episodio. Molti dissero che avevo fatto di tutto per far vincere volontariamente Raas, ma non è così. Ve lo giuro. Ho fatto una manovra sbagliata, e io l’ho fatta in mondovisione, in un momento di corsa troppo importante per la storia del ciclismo, ma sono cose che capitano, purtroppo».

Sorride Didi (nella foto, con la compagna Susanna) e firma autografi. Si concede per i selfie e si dà con grandissima generosità. «È troppo bello essere qui, a questa corsa che cresce di anno in anno e mostra il volto migliore del ciclismo che verrà. Un anno fa abbiamo visto e applaudito Paul Seixas, quest’anno stiamo apprezzato Pellizzari e Finn: a proposito, su con la vita, l’Italia non è poi messa così male. Di ragazzi interessanti ce ne avete più d’uno: siete sulla buona strada. Voi non ci crederete, ma faccio il tifo per voi».


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COMMENTI
Beh
22 aprile 2026 11:11 frankie56
Didi, sei stato un grande indubbiamente, ma quella manovra che danneggiò Battaglin, è difficile da digerire. Peccato perchè per il resto sei stato un gran campione.

Battaglin dovrebbe ringraziarlo
22 aprile 2026 14:55 pickett
Senza quella scorrettezza di Thurau,Battaglin sarebbe arrivato buon terzo,con un paio di biciclette di distacco da Raas.Ammesso e non concesso che sarebbe riuscito a precedere Bernaudeau.E di quel Mondiale non si ricorderebbe + nessuno.Grazie a Thurau è diventato un eroe,dopo mezzo secolo tutti si ricordano quell'episodio,e può andare in tv a raccontare la barzelletta che avrebbe battuto Raas in volata,tanto non c'é la controprova,e qualche sprovveduto a quanto pare gli crede pure.

frankie56
22 aprile 2026 17:33 ghisallo34
Quell'episodio è solo un granello di sabbia.
Ha fatto una grande carriera, tenendo conto che ha corso contro dei grandissimi campioni.

Per Pickett
24 aprile 2026 12:49 IngZanatta

Capisco la voglia di ridimensionare i “se” e i “ma”, ma qui stai trasformando una scorrettezza evidente in una specie di favore sportivo. Dire che “grazie a Thurau è diventato un eroe” significa normalizzare un episodio che in qualunque sprint moderno verrebbe sanzionato: una deviazione di traiettoria che provoca caduta non è folklore, è una manovra pericolosa.
Sul “sarebbe arrivato buon terzo con due biciclette di distacco”: è un giudizio gratuito, perché ignora il contesto di una volata a quattro dopo 270 km e una stagione in cui Battaglin era in condizione straordinaria. Nessuno può dimostrare che avrebbe vinto, certo; ma tu non puoi dimostrare nemmeno il contrario. L’unica “controprova” che abbiamo è che stava ancora in gioco e che è finito a terra per una manovra altrui.
Infine, liquidare tutto come “barzelletta” e “sprovveduti” è solo un modo per non discutere i fatti: una caduta causata da una deviazione improvvisa. Si può avere opinioni diverse sull’esito, ma non sul principio: quella manovra ha falsato lo sprint e ha tolto a Battaglin la possibilità di giocarsela fino in fondo. Se poi dopo cinquant’anni l’episodio si ricorda ancora, non è “merito” della scorrettezza: è il contrario, è la ragione per cui quella scorrettezza resta indigesta.
Versione breve (per commento)
Chiamare “eroe grazie alla scorrettezza” uno che cade per una deviazione di traiettoria è capovolgere i fatti: quella manovra ha falsato lo sprint e gli ha tolto la possibilità di giocarsela. Sul “avrebbe fatto terzo” non c’è controprova (come non c’è sul “avrebbe vinto”): l’unica certezza è che era in volata a quattro e che è finito a terra per una manovra altrui. Saluti da uno "sprovveduto"


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