MALUCELLI: «NON SONO COSÌ LONTANO DAI MIGLIORI VELOCISTI. MA MI MANCA UN GRANDE GIRO»

INTERVISTA | 21/02/2026 | 08:35
di Carlo Malvestio

E pensare che qualche anno fa era andato vicino ad appendere la bicicletta al chiodo. Androni, Caja Rural e la beffa Gazprom, la cui chiusura lo ha costretto a ricominciare da capo con le continental China Glory e Team Ukyo, fino al tanto atteso salto nel WorldTour con la XDS Astana, a 31 anni. Di gavetta Matteo Malucelli ne ha fatta tantissima, ma ne è valsa la pena, visto che al momento è a tutti gli effetti il secondo corridore più veloce d’Italia, dietro al solo Jonathan Milan.


All’AlUla Tour si è anche tolto lo sfizio di battere il fenomenale friulano, e ora sta cercando di farlo all’UAE Tour 2026, dove Jonny sembra però intoccabile. Il romagnolo si è comunque portato a casa un 4° posto nella prima tappa, su un arrivo non troppo adatto alle sue caratteristiche (ha vinto Del Toro), un 6° nella quarta tappa (che sarebbe potuto benissimo essere un podio senza il contatto con Milesi, in fuga fino a 300 metri dall’arrivo) e 3° ieri a Dubai. «In realtà mi sarei anche un po’ stancato dei podi, ne ho già fatti troppi. Sto cercando una vittoria in una corsa di primo piano».


Matteo, ad AlUla però hai battuto un certo Milan. 

«Chiaro. Per un velocista è importante sbloccarsi e averlo fatto subito ti toglie già un pensiero per la prima parte di stagione. In più, averlo fatto davanti a un corridore come Milan è una soddisfazione ulteriore».

È stata la vittoria più bella della tua carriera?

«Faccio sempre fatica a dire qual è la vittoria più bella, quella di AlUla è stata sicuramente importante per il morale, perché è vero che ci sono 2-3 velocisti fortissimi, ma alla fine non sono imbattibili. Quando capita l’occasione bisogna cercare di sfruttarla».

L’impressione è che da quando sei nel WorldTour hai fatto uno step in avanti. È così?

«Il primo anno nel WorldTour mi è servito a prendere le misure, capire i metodi di allenamento, e acquisire fiducia in tante corse magari di non primissimo piano ma che comunque sono servite molto. Questo inverno sono arrivato in ritiro con una gamba diversa, a conferma che, nonostante l’età, il WorldTour mi ha permesso di fare effettivamente un passo in avanti. Ora non resta che continuare su questi livelli».

A quanto pare non serve essere fenomeni a 20 anni per fare una carriera di ottimo livello e con tante vittorie.

«Nel momento in cui dovevo esplodere, a 28 anni, ero alla Gazprom, che però è durata due mesi e poi mi son ritrovato senza squadra. Ho impiegato altri 2-3 anni per avere una chance al massimo livello, ma la cosa positiva è che non mi sono spremuto troppo, mi sono allenato il giusto e non ho corso tanto. La mia età biologica non rispetta i 32 anni della mia carta d’identità e credo di avere ancora qualche margine di miglioramento. Fare un Grande Giro, forse, potrebbe farmi fare quello step per scoprire la migliore versione di me stesso». 

Ecco, 18 vittorie in carriera ma ancora non hai mai fatto un Grande Giro. Ti pesa?

«Farlo o non farlo è più una questione di esperienza personale, perché se lo faccio non è detto che vinca una tappa, anzi, magari mi perdo una gara in cui potevo vincere un paio di tappe. Vorrei farlo, senz’altro, ma non è un’ossessione: se mi convocano bene, altrimenti proverò a fare il massimo in qualunque corsa mi mandino».

C’è comunque una chance di vederti al Giro d’Italia quest’anno?

«La possibilità c’è, bisogna vedere come va questa prima parte di stagione. Infortuni, incastri, cambi programma ecc.. e ovviamente le prestazioni, dovrò meritarmelo». 

Quanto ti senti lontano da corridori come Milan, Merlier o Philipsen?

«Dal punto di vista assoluto loro hanno qualcosa in più come squadra, organizzazione e anche forza individuale. Però la differenza non è così ampia. Penso a una tappa dell’anno scorso proprio all’UAE, nella distanza di una bicicletta siamo arrivati Merlier, io e Milan, quindi conta tanto anche la convinzione di poter essere competitivo e di poter provare a giocarmela con loro. Pian piano ti guadagni anche il rispetto come velocista e come squadra, e poi lì se riesci a soffrire meno per prendere posizione e risparmiare qualche energia arrivi più fresco in volata. Insomma, è un insieme di fattori, ma ci stiamo lavorando».

Un sogno secco per quest’anno?

«Non voglio dirlo… (ride, ndr). Dai, per ora diciamo partecipare a un Grande Giro».

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