L'ORA DEL PASTO. TALLA, OVVERO UN ROMANZO IN BICICLETTA - 1

STORIA | 11/02/2026 | 08:20
di Marco Pastonesi

Giro delle Regioni del 2003. Era il Giro d’Italia dei dilettanti, ma il marchio non poteva essere adottato perché proprietà della Gazzetta dello Sport. E allora Giro delle Regioni, proprietà dell’Unità. Il ciclismo era sport quotidiano da quotidiani.


Sabato 26 aprile. Prima tappa, la Varazze-Cinquale Montignoso (il ciclismo insegna la geografia), di 171 km. In partenza i saliscendi dell’Aurelia, nella seconda metà il Bracco, l’arrivo sul lungomare. Gruppo frammentato. La vittoria al russo Vladimir Gusev davanti allo sloveno Kristjan Fait e al francese Geoffroy Lequatre. Staccato, molto attardato, ultimo, molto affaticato, solitario, molto confuso, il camerunese François Talla. Tagliato il traguardo, invece di fermarsi, sorprendentemente Talla proseguì. Forse avevano già tolto le transenne, forse stavano ritirando lo striscione, tant’è che Talla avrà pensato che quello fosse un traguardo intermedio. Tanto più che aveva visto, davanti a sé, finalmente, un folto gruppo di corridori. Con un estremo sforzo, riuscì anche ad accodarsi. E poco più avanti, a Viareggio, tagliò un nuovo traguardo. Ma non si era accorto che si trattava del traguardo di un’altra corsa: la Gran Fondo della Versilia.


Talla, corridore di una certa esperienza (30 anni, 30° nella classifica finale del Tour du Faso 2001, 28° in quella del 2002, quell’anno anche il ritiro ai Giochi del Commonwealth a Manchester, in Inghilterra, trionfo australiano, primo Stuart O’Grady, secondo Cadel Evans, terzo Baden Cooke), non ebbe neppure il tempo di capire l’errore, travolto dalla festa a lui tributata. Poiché indossava la maglia nazionale del Camerun, gialla e verde con la scritta bianca, Talla fu premiato (il ciclismo è uno sport generoso) come il concorrente proveniente dal Paese più lontano e ricevette una medaglia d’argento, una coppa di latta, un berretto pubblicitario e un salame nostrano. Accettò medaglia, coppa e berretto, non il salame, forse tutto questo gli sembrò abbastanza dunque troppo (e troppo ingombrante), così regalò il salame “a una zingarella” (così riportava un’agenzia Ansa) che assisteva alla festa. Il gesto fu apprezzatissimo. A quel punto Talla aveva definitivamente conquistato il popolo della Gran Fondo della Versilia e venne portato in trionfo.

Ma intanto di lui compagni e organizzatori del Giro delle Regioni avevano perduto le tracce. Probabilmente Eugenio Bomboni, fiorentino di nascita, romano di adozione, giornalista dell’Unità, che al chiuso della redazione del giornale – come dargli torto? - aveva preferito l’aperto delle organizzazioni sportive, aveva già cominciato a chiamare ospedali, carabinieri, polizia, protezione civile. Vulcanico, a volte burbero, ma geniale e arzillo, forse Bomboni si stava perdendo d’animo quando, solo in serata, grazie a una segnalazione degli stessi organizzatori della Gran fondo della Versilia, Talla fu recuperato da due addetti dell’organizzazione del Giro delle Regioni e riportato in albergo dai suoi compagni.

Da quel giorno di lui non si sarebbe più saputo nulla, scomparso anche dai siti più autorevoli, come www.procyclingstats.com, che censiscono le corse sull’intero pianeta.

E’ uno dei cento capitoli del mio libro “Strade nere” (Ediciclo), dedicato al ciclismo africano e in Africa. Ed è uno dei racconti che propongo nelle presentazioni, perché è così avventuroso da sembrare inventato, invece è vero, la dimostrazione che nel ciclismo non c’è bisogno di aggiungere nulla. La pura cronaca basta e avanza per superare fantasia e immaginazione.

Una sera mi trovavo a San Donà di Piave, la patria non solo di Moreno Argentin ma anche di Simone Cadamuro (che poi ho chiamato a raccontare le sue strabilianti avventure e disavventure di velocista sul piano, ma di "lentista” in salita). Alla fine, mentre m’intrattenevo con spettatori futuri lettori, mi si è avvicinato un uomo mostrandomi lo schermo del suo telefonino: “Lo vede? E’ Talla!”. Mi sembrava uno scherzo. Ma l’uomo insisteva: “E’ un mio dipendente, fa il corriere, a Padova”. A questo punto la rivelazione mi è sembrata un regalo dal cielo. Così gli ho dato il mio numero e l’ho pregato, se tutto fosse stato vero e non inventato, di farmi chiamare l’indomani direttamente da Talla.

(fine della prima puntata – continua)


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