L'AFGANA HASHIMI RESPINTA IN ARABIA SAUDITA: ESCLUSA DAI CAMPIONATI ASIATICI. «NESSUN RISPETTO»

DONNE | 07/02/2026 | 14:06
di Bibi Ajraghi

La storia di Yulduz Hashimi è di rivincita e di ripartenza grazie al ciclismo. Scappata dall'Afghanistan e accolta dall'Italia grazie al grande lavoro di Alessandra Cappellotto, Yuldoz ha realizzato anche il sogno di rappresentare il suo Paese alle Olimpiadi di Parigi 2024. L'ultimo episodio che la riguarda, però, non è affatto positivo, perché per motivi poco chiari ma purtroppo intuibili è stata costretta a rinunciare ai Campionati Asiatici, che si stanno svolgendo in questi giorni in Arabia Saudita.


Sul suo profilo Instagram Hashimi ha raccontato il fattaccio: «La scorsa notte è stata una delle più difficili e cariche emotivamente della mia carriera sportiva. Quello che doveva essere un viaggio dedicato alla competizione, alla responsabilità e a anni di preparazione si è concluso con delusione e profonda tristezza.


Mi sono recata in Arabia Saudita con tutti i documenti legali richiesti e pienamente validi. Il mio visto era stato ufficialmente rilasciato dall’Ambasciata saudita di Ginevra, in Svizzera, sulla base del mio documento di viaggio. Non vi era alcuna irregolarità nella mia domanda, nessun documento mancante e nessuna incertezza riguardo allo scopo del mio viaggio. Stavo viaggiando esclusivamente per partecipare ai Campionati Asiatici come atleta professionista.

All’arrivo in aeroporto, però, la situazione è improvvisamente cambiata. Gli ufficiali dell’immigrazione mi hanno informata che non riconoscevano il mio documento di viaggio, nonostante il visto fosse stato rilasciato proprio sulla base di quello stesso documento. Non è stata fornita alcuna spiegazione chiara e non vi è stato alcun dialogo significativo o collaborazione per risolvere il problema».

E ancora: «Ho cercato con rispetto di spiegare la mia situazione e di fornire tutta la documentazione a supporto, ma non mi è stata data una reale possibilità di essere ascoltata. La decisione è stata presa senza trasparenza, lasciandomi con un profondo senso di impotenza e delusione.

Alla fine sono stata costretta a rientrare in Svizzera con il primo volo disponibile. Non è stato solo un ritorno fisico, ma anche emotivo. Ho pianto, non per debolezza, ma perché è estremamente doloroso rispettare ogni regola ed essere comunque trattata in modo ingiusto.

Ciò che ha fatto più male è stata la mancanza di rispetto per la dignità umana di base. Ho viaggiato in molti Paesi per competizioni in passato e non avevo mai sperimentato un trattamento simile. Lo sport dovrebbe rappresentare equità, uguaglianza e rispetto, indipendentemente dalla nazionalità o dal tipo di documento di viaggio.

Questa esperienza solleva serie preoccupazioni per gli organismi sportivi internazionali. Perché grandi competizioni vengono organizzate in Paesi in cui atleti migranti affrontano difficoltà di questo tipo? Perché non esiste un processo chiaro e umano per gli atleti che viaggiano legalmente con documenti di rifugiato o documenti di viaggio?

Nonostante questa dolorosa esperienza, resto fedele al mio sport e ai miei valori. Questo episodio non fermerà il mio percorso. Spero che, condividendo quanto accaduto, si possa sensibilizzare l’opinione pubblica affinché nessun altro atleta debba affrontare la stessa situazione in futuro».

Senza regole chiare e rispetto umano, i valori che lo sport proclama restano parole vuote.

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COMMENTI
Vergogna
7 febbraio 2026 21:10 fido113
Veramente imbarazzante, abbiamo visto il giro di quel paese questa settimana e sperato che qualcosa fosse cambiato.
Niente da fare, la mentalità è ancora sotterrata sotto grandi dune di sabbia.

Quando i petrodollari prevaricano tutto
7 febbraio 2026 23:45 sommaco
Nello sport si predica il fairplay, il rispetto dei diritti umani, la lotta al razzismo, il rispetto della donna e tante belle cose. Poi arriva un qualsiasi stato mediorientale che corrompe che vuole orgamozzare un grande evento, unge bene tutti i meccanismi fregandosene di tutto e di tutti ..... ma PAGA e .... la pillola va giù

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