Il dibattito su un possibile biglietto d’ingresso per le gare di ciclismo continua anche oltre confine e sono molti i corridori che hanno deciso di esprimere il loro punto di vista: tra loro anche Wout van Aert.
Il fiammingo, che ha vinto l’ultima tappa del Tour de France, una delle più avvincenti della Grande Boucle 2025, pensa che il ciclismo dovrebbe imparare la gestione economica da altri sport come per esempio la NBA. Ma non solo dal basket bisognerebbe prendere spunto e Van Aert pensa che se si paga il biglietto per andare a vedere il ciclocross e nessuno lo vede così scandaloso, allora lo stesso metodo si potrebbe applicare al ciclismo su strada.
«Penso che la vulnerabilità economica legata al ciclismo sarebbe molto meno significativa se, oltre alle entrate derivanti dalle sponsorizzazioni, ci fossero anche entrate legate allo sport stesso – ha spiegato Van Aert in una intervista al quotidiano De Tijd – Per esempio penso ai diritti televisivi, o ad altri mezzi che possano portare fondi, perché se andiamo a guardare sono i corridori che fanno il ciclismo ma non hanno direttamente i guadagni. Penso che il ciclismo potrebbe imparare molto dal modello NBA».
Nei giorni scorsi, si è discusso molto del modello economico del ciclismo e della mancanza di redistribuzione del denaro tra i principali organizzatori di corse (ASO, RCS, Classiche delle Fiandre, ecc.) da un lato, e le squadre e i corridori dall'altro. Van Aert pensa che la torta economica, a prescindere dal suo valore, dovrebbe essere divisa equamente: se per aumentare il valore bisogna aumentare i fondi, allora un biglietto a basso costo, richiesto anche solo per alcune zone, non sarebbe poi una cosa così negativa.
«Nel ciclismo a volte ci concentriamo troppo sul fascino e sul richiamo popolare. Chiedere una quota di partecipazione di 5 euro non significa farlo diventare meno popolare. Anche il ciclocross prevede una quota di iscrizione e nel nostro Paese non esiste uno sport più popolare».
Il fiammingo è un corridore che ha molto successo tra i tifosi e pensa che un piccolo contributo potrebbe andare a migliorare alcuni aspetti di questo sport, motivando anche di più gli stessi corridori.
«Correggetemi se sbaglio, ma una corsa importante come il Giro delle Fiandre, o la Roubaix o il Tour de France dipende da noi, dai corridori e dalle squadre che vi partecipano. Eppure, la nostra squadra non riceve nemmeno un compenso sufficiente a coprire i costi delle spese di partecipazione e questo dovrebbe essere il minimo indispensabile. La torta dovrebbe essere divisa in modo più equo».