GATTI & MISFATTI. L’IMPORTANZA DI AVERE ALAPHILIPPE

GIRO D'ITALIA | 16/05/2024 | 18:04
di Cristiano Gatti

Alaphilippe ama l'Italia, l'Italia ama Alaphilippe. E allora alziamo i calici perchè questo matrimonio è finalmente celebrato, nel modo più bello e romantico. Una fuga di 120 chilometri, come usava una volta, come per tanti anni non usava più, come i campioni d'oggi usano di nuovo. E per fortuna. I sacerdoti della tattica e del calcolo li chiamano attacchi folli, come in Unione Sovietica (e non solo) chiamavano folli i dissidenti, prima di destinarli alle ghiacciaie dei gulag.


Qui no, qui i folli hanno ripreso a fare un figurone, lasciando la dottrina di regime alla sua decadenza. Alaphilippe non è esattamente dell'ultimissima generazione, anzi ne è già fuori da un po', con i suoi 31 anni, ma nessuno potrebbe mai negare che l'impronta, lo stile, il coraggio, l'intraprendenza (la follia) sono in linea con le nuovissime tendenze dei fenomenali ventenni. Direi di più: come impronta, è profetico. Un pioniere, un caposcuola. Attaccare e puntare il traguardo, senza calcolare rischi e conseguenze. Ci pensano le gambe, ci pensa il talento.


Lo confesso: negli anni scorsi, prima dell'inevitabile e anche parecchio chiacchierata flessione, Alaphilippe è rimasto a lungo in cima alle mie preferenze. Classe pregiata e fantasia di gioco i tratti distintivi. Il titolo di campione non è eccessivo, men che meno sprecato.

A quanto pare, l'indice di gradimento è alto ancora adesso, anzi intatto. Almeno, a giudicare dalla festa di popolo che lo accoglie a Fano e più ancora dalla processione di avversari che dopo il traguardo ci tengono ad abbracciarlo. Belle scene, grandi momenti. E' il ciclismo edificante e artistico che le macchine e le Intelligenze artificiali non riusciranno mai a replicare.

Alaphilippe ama l'Italia e gli italiani. L'ha dimostrato tante volte, lo dimostra venendo sempre volentieri a correre qui. Sottolineo a correre, non a poltrire. Questo Giro povero di grandi talenti dovrebbe dedicargli un bustino in portineria (oltre ai quattro per Pogacar). Averne, di nomi del genere. Di nomi e di modi. Da quando è partito a Torino, Alaphilippe si è messo in gioco, per rispondere a Lefevere certo, ma anche e soprattutto per riscattarsi personalmente. Ha provato a Rapolano Terme, sempre fuga, sempre grande fatica, finendo battuto in volata (e facendo tirare le più malinconiche conclusioni). Ci ha riprovato a Napoli, in questo caso più un blitz finale che un'impresa, tentativo miseramente fallito. Diciamolo: un altro direbbe il mio l'ho fatto, adesso mi metto comodo, e magari mi fermo prima delle montagne. Ma Alaphilippe è di un'altra pasta: arriva la sua tappa perfetta, sui colli marchigiani, avverte il richiamo ancestrale della piccola classica, e via con Maestri – il bravo Maestri – da vero incosciente.

I capolavori li firmano i matti, solitamente. Quelli che la società perbenista definisce matti perchè escono dagli schemi, perchè non sono inquadrati, perchè fanno di testa loro. Così Alaphilippe, che a forza di testate butta giù il muro e alla fine si porta a casa una grande vittoria. E' una vera vittoria italiana, con tanto di commento emotivo e un po' strappalacrime: “Ricorderò per sempre questa vittoria”.

Alaphilippe ama l'Italia e gli italiani, l'Italia e gli italiani amano Alaphilippe. Ce ne vorrebbero parecchi, tutti gli anni, di questi artisti al Giro. Doveva esserci Van Aert, un altro del ramo, sappiamo com'è finito. Ma ce ne vorrebbero, perchè sono le grandi firme a fare le grandi corse. E a fare grandi le corse.
Tutti i giorni c'è un vincitore. Non tutti i giorni c'è un vincitore come Alaphilippe. Non tutti i giorni c'è una maglia rosa come Pogacar. E chi non nota la differenza, nemmeno se la merita.

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COMMENTI
Vecchia scuola, nuova scuola...
16 maggio 2024 18:47 Frank46
Che il ciclismo, soprattutto nei primi anni 2000 aveva preso una piega molto noiosa è un fatto.
Campioni che puntavano ad un solo appuntamento per tutto l' anno , iper specializzazione, e tattiche solo difensive ma ciò non valeva per i corridori da classiche.
Di corridori da classiche che hanno fatto del coraggio la loro migliore arma ne è sempre stato pieno.
A parte Valverde e Freire la maggior parte degli uomini da classiche sono sempre stati corridori in grado di inventarsi il colpo in qualsiasi momento della corsa.
Il modo di correre di un Vanderpoel non è dissimile dal modo di correre che aveva Sagan o prima di lui Bonen e Cancellare o prima ancora Johan Museeuw. Come non è diverso il modo di correre tra un Alaphilippe e un Bettini.

Poi se si perde si dice che si perde perché manca intelligenza tattica e che con più testa questi corridori avrebbero vinto di più ma non è assolutamente vero.
Se hai le gambe e vuoi vincere una grande classica o singole tappe nei GT è meglio provare ad anticipare.

Soprattutto se ti ritrovi in un gruppo di 40 corridori. Solitamente i primi che riescono ad evadere sono quelli che si giocano poi la vittoria perché in gruppi grossi nessuno tira a dovere e tutti giocano al risparmio.

Maestri
16 maggio 2024 19:10 Frank46
Credo che un minimo di speranza per la vittoria ce l' avesse. Sperava che ad Alaphilippe di colpo si spegnesse la luce visto che negli ultimi anni spesso è successo. È successo anche pochi giorni fa.

Alla fine
16 maggio 2024 19:25 ghisallo34
Alla fine ha vinto Alaphilippe,ma il richiamo a Pogacar e' inevitabile.

Impresa ed ... altro
16 maggio 2024 22:26 italia
Questa non è una vittoria è un’IMPRESA; incerta fino a qualche km e si vedeva il campione che scattava, ripartiva si dannava… acume tattico eccelso (rallentare in salita per consentire a Mirko di tenere la ruota e aiutarlo in pianura con il vento che certe volte era contro, poi di lato e a favore ..); ha provato diverse volte ma questa l’aveva puntata l’aveva cerchiata e l’aveva detto. Grande Julien e grande Maestri e la Polti Kometa (wild card arcimeritata). Ma tutti sono stati grandi. Anche oggi 46,7 su quasi 200 km con tutti i sali e scendi spezza gambe delle colline marchigiane. Per me è inspiegabile; medie record su gare monumentali, alla Amsteel migliore prestazione sulla distanza dei 254 …..
Oggi sono andato a Martinsicuro a vedere la partenza; mi ha colpito l’’aria che si respirava nel raduno; gente sorridente, rilassata, serena; una serena,sorridente, gioia dilagante; ho visto l’integrazione sociale farsi realtà vedendo madri con il hiijab passeggiare con il figlioletto che sventolava la bandierina del giro; ho visto donne di colore con magliette del giro sorridenti; ho visto ragazzi di colore insieme ad altri senza la minima differenza; ho vista la cittadina addobbata con bici rosa negozi addobbati che mi ricorda la socialità di un tempo nelle piccole comunità; scolaresche con bimbi sorridenti ai lati della strada …. Ieri ho parlato di Jacovitti: ebbene mi sembrava di essere in una sua vignetta piena di colori soprattutto giallo e rosso che tradotto voleva sintetizzare una cordiale amichevolezza (giallo) vivacità (rosso), una pienezza di situazioni diverse e colorate (vedere la carovana pubblicitaria con quei colori e prodotti in grande) persone differenti, ma coesistenti, una assenza totale di negatività …
Sono stati dei bei momenti. Grazie Giro.

Italia
17 maggio 2024 06:43 Buzz66
Molto bella la sua descrizione sull’atmosfera che si respira al Giro. Lo seguo da 50 anni ed è sempre stata quella…se posso permettermi un piccolo suggerimento: si goda lo spettacolo senza retropensieri, la cultura del sospetto ha ucciso questo sport bellissimo in Italia…

Quando un campione
17 maggio 2024 12:51 Leonk80
ci mette la firma o fa un numero, ci guadagna la corsa, l'interesse dei media, il gradimento del pubblico e in definitiva tutto il movimento. E' uno straordinario moltiplicatore keynesiano!

Xbuzz
17 maggio 2024 14:04 italia
Grazie per il consiglio

Innamorato del Giro
17 maggio 2024 16:15 pickett
A tal punto che lo corre per la prima volta a 31 anni,e mai e poi mai lo avrebbe corso se non fosse entrato in crisi,e se non fosse stata in forte dubbio la sua convocazione per il Tour.Ma per piacere...

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