Domani, dieci anni fa, il Giro di Marco Pantani

| 06/06/2008 | 13:21
«Quanti anni hai ? Questa barba e questo volto, quanti anni hai ?» E' piovuto a Milano, il 7 giugno '98, il primo Giro di Pantani, il numero '101' della Mercatone Uno-Bianchi. Pioveva, a Napoli, il 12 giugno 1968, il primo Giro di Merckx, il numero '21' della 'Faema'. Pioveva, scendeva la neve, era tornato l'inverno, l' 8 giugno 1956, il primo Giro di Gaul, il numero '36', sempre 'Faema'. Quanti anni hai ? Come allora, domina nella mente lei, i cuori nella tormenta, la bufera del Bondone, ma la sensazione più netta resta la stessa: l'esigenza di pigliare in braccio oggi Pantani come Gaul allora, di portarlo in salvo ed in trionfo, di coprirlo con teli cerati, e riscaldare riscaldare, fosse pure il fiato di un primordiale affetto, un campione estremo. Il fisico minuto, un cucciolo, l'esigenza di un cordiale, per noi, forse, più ancora che per gli atleti: e riparateceli di grazia quei visi, quei gesti, dall'insulto del tempo. Gaul sul Bondone, Merckx sul velodromo Arenaccia di Napoli, Marco Pantani a Milano, hanno trafitto con la stessa invulnerabilità - sia essa ricordo o realtà - il dispetto metereologico dei giorni. Ne hanno esaltato lo spessore. Su di loro si è deposta, come rugiada, non la pioggia, ma una ingualcibile gloria. --- Primo Giro di tutti gli italiani, vinto a Milano da Pantani, la corsa vera, quella che aveva visto i cuori battere alla rinfusa, era finita a Lugano, con la verità di un podio - primo Pantani, secondo Tonkov, terzo Guerini - che esprimeva correttamente la scala dei valori sanzionati da tre settimane di gara. E Pantani, aggiungiamo, aveva vinto per distacco, non solo tecnico ma morale, di fronte al dato di fatto che era stato proprio lui il primo corridore - da leader della corsa - a dover sottostare ancora sabato mattina ai controlli ematici voluti dall' Uci, in tema di prevenzione per la salute degli atleti. Pantani, il primo ad essere controllato. Come, per esempio, non toccò in Francia a Rijs ed Ullrich, vincitori dei due ultimi Tour, nè allo stesso Virenque, che dei due era stato il più acceso antagonista: questo, per rispetto della verità. E così Pantani, l'uomo dell' 'esame di coscienza', l'uomo che 'solo morto, perderò questo Giro', si identifica ancor più degnamente con un modello edificante di campione. Ma quanti anni hai, per credere ancora a queste passioni popolari ? Diciamo che abbiamo - in tanti, ma non avevamo il coraggio di dircelo - la stessa età di chi prova la identica amarezza per Mirko Rossato, ritiratosi già alla prima tappa, e per Laurent Roux, il francese della TVM, maglia rosa per un solo giorno, ed al quale la maglia rosa stessa dei ladri strappacuori hanno rubato ! Diciamo che abbiamo la stessa età di chi su un diario si è appuntato i nomi di Zulle e di Bettini, di Fagnini e di Piccoli, di Noè e di Edo, di Belli e di Bartoli, di Wust e di Calzavara, sperando di ritrovarseli un giorno ancora pulsanti di memoria. Diciamo in tutta serenità che Pantani, l'onestà di una maglia rosa che va in onda tricolore per l' Italia, è stato un regalo piovuto dal cielo che ci ha permesso di ritrovare virtù cardinali. Pioggia a Milano, la formalità di una ultima tappa, povero Rubiera raggiunto a dieci metri dal traguardo, se chiudete gli occhi vi ritroverete a Piancavallo ed a Montecampione, l' emozione di Pantani che si inerpica nella sua traiettoria verso l'immensità: ma intanto anche nella esistenza normale, se solo riproviamo a crederci, può esserci un cielo azzurro - o rosa...- oltre le nuvole. Questa sarà fede, questa è vita, parola oggi di Marco Pantani, l' uomo caduto e risorto. Il resto, in bicicletta o a piedi, è sopravvivenza. Gian Paolo PORRECA (da 'Il Mattino', 8 giugno 1998 - adattato in 'Pantani ed io', LIMINA edizioni, 1999)
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