CASO BENEDETTI-PETRUCCI. CASSANI. «I GIOVANI VANNO CRESCIUTI, PROTETTI, "COLTIVATI"»

NEWS | 16/02/2023 | 09:07
di Davide Cassani

Spesso, molto spesso, si parla di “fuoco sacro“ quando ci si riferisce a quella voglia che spinge qualcuno a fare qualcosa. È indubitabile che anche lo sport, quando agli inizi richiede molti sacrifici e ovviamente ancora non porta grandi soddisfazioni, chiunque lo interpreti, è continuamente in discussione con se stesso.


È accaduto infatti che due promettenti corridori ciclisti, Gabriele Benedetti classe 2000 e Mattia Petrucci classe 2000 hanno, come si dice in gergo, buttato la spugna. Hanno detto che così non potevano continuare. Non è una bella cosa. Evidentemente bisogna fare qualche cosa affinché si arrivi a cambiare radicalmente il concetto di sport e di attività sportiva. Non si possono chiedere soltanto le medaglie così come non si può chiedere all’orto di produrre meravigliosi pomodori senza aver seminato. È un messaggio importante quello che ci deriva dalle due fughe perché veramente si può anzi si deve parlare di fughe. Perché sono due ragazzi che non sono fuggiti da una passione, quella gli resterà tutta la vita, ma sono fuggiti da una mancanza di ragione di vita.


Uno, anzi due ragazzi riescono a raggiungere il professionismo, realizzano il grande sogno di fare della propria passione un lavoro, poter correre le grandi corse, che fin da bambini sognavano, insomma, arrivare finalmente al tanto agognato professionismo. E cosa fanno raggiunto questo traguardo? Smettono. E perché?

Non è che la “pressione” assolutamente normale per un corridore professionista sia arrivata sulle spalle di questi ragazzi quando ancora non erano pronti? Non è che abbiano vissuto da professionisti quando ancora erano ragazzini juniores o Under 23?

Lo sport va coltivato proprio come va coltivata la pianticella nell’orto. Nessun albero cresce se non ha cure quotidiane. Lo sport va insegnato, a piccole dosi, soprattutto uno sport di fatica come il ciclismo. Facile fare vincere un ragazzino, lo alleni il doppio di un suo coetaneo ma poi? Continuo ad allenarlo il doppio rispetto a tutti gli altri? E dov’è il divertimento?

Quando ero juniores non vedevo l’ora di uscire in bicicletta e il sabato sera facevo fatica a prendere sonno perchè non vedevo l’ora che arrivasse l’ora della gara. Mio padre mi seguiva ma non ha mai osato dirmi una parola sul mio fare ciclismo. Gli andava bene tutto. Era felice perché mi vedeva felice. È mai ha rotto quel mio equilibrio dettato dalla voglia di andare in bicicletta facendo quello che era giusto per la mia età. Mia madre non voleva che corressi e per lei dovevo andare a scuola. Dovevo studiare? Niente bici. Sono arrivato a 21 anni con la voglia di spaccare il mondo. Il giorno che sono passato professionista ho realizzato il sogno della mia infanzia. Ero carico, motivato e consapevole che avrei trovato un gruppo di corridori molto più forte di me. Ma non avevo nessun timore. Ero pronto.

Avete presente quando siete seduti su una poltrona del dentista che vi deve togliere un dente? Sai che un po’ di male lo sentirai quindi sei preparato. Io mi sentivo pronto a “sentire male” ed avevo quella voglia di lottare così elevata che niente e nessuno mi faceva paura. Ero integro, fino a qualche mese prima ero un dilettante, mi allenavo come un dilettante e chiedevo a me stesso risultati da dilettante. Andavo a scuola e mi allevano. Studiavo e correvo. Nessuno mi ha mai chiesto chissà cosa. Ho l’impressione che tanti giovani arrivino al professionismo vecchi di spirito, esausti nelle ambizioni, logori da pressioni famigliari o altro. Non posso credere che un ragazzo di 23 anni molli nello stesso istante che approda al professionismo. C’è qualcosa che non quadra.

I nostri giovani sono come alberi soggetti a qualunque tipo di vento e ogni tipo di tempesta sottoforma di tentazione. L’albero resiste al vento e alla tempesta, una pianticella no. I giovani vanno protetti e seguiti. Devono mettere le radici, crescere e quando diventeranno grandi saranno pronti a resistere a qualsiasi tipo di difficoltà.

L’abbandono di Benedetti e Petrucci fa pensare. Ma faccio loro i complimenti per la scelta che hanno fatto. Perché? Perché hanno ascoltato loro stessi e non altre persone. Hanno scelto da soli e sono arrivati alla conclusione che per il loro bene era meglio smettere. Spero che abbiano fatto la scelta giusta.

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COMMENTI
Concordo con Bullet
16 febbraio 2023 12:13 Carbonio67
Giustissima osservazione, al pari del commento di 9COLLI ieri. Entrambi hanno espresso il mio pensiero. Ripeto inoltre, che e' inutile 'spottare' h24 certi manager e certi team, che poi di concreto hanno solo le parole. Perche' continuo a leggere di " progetti e promesse " con zero risultati.

Cassani
16 febbraio 2023 12:18 Panassa
Come sempre è bello leggere ciò che dice il grande Davide cassani. Ci vorrebbe uno come lui dappertutto nel ciclismo italiano.

Possono essere tanti e/o altri motivi…
16 febbraio 2023 13:20 insalita
Possono essere tanti e/o altri motivi che spingono a prendere certe decisioni….

Concordo con Cassani e i commenti
16 febbraio 2023 16:09 lupin3
ma il ct degli juniores ti risponderebbe che il mondo va in un'altra direzione e dobbiamo adeguarci. Ovvero, come distruggere quel poco che resta del vivaio italiano, per programmare un'attività di elite per 15/20 ragazzi (di cui emergeranno in 2/3 da prof) e spingere al precoce abbandono gli altri (in cui magari si nascondono i cassani, i pantani, i chiappucci, i ballan, etc...)

scusate
16 febbraio 2023 17:33 fransoli
ma il problema non credo stia nella categoria juniores, se guardiamo all'estero negli ultimi dieci anni se ne sono visti di più forti degli italiani e che facevano anche buona parte del calendario internazionale (quindi attività semiprofessionistica).. eppure, non dico tutti, ma molti si sono imposti anche tra i grandi.. i nostri, invece anche quelii più forti e che hanno ottenuto buoni risultati anche in corse internazionali, una volta passati fanno poi più fatica ad ottenere risultati, almeno nel breve periodo

salto doppio
16 febbraio 2023 20:18 Pocopocopianopiano
ma se a un ragazzo bravo e talentuoso a SCUOLA!!!! dopo la 3 media, gli offrono la possibilità di frequentare da subito l'università... poi scopre che è troppo difficile seguire le lezioni...il problema sta nei genitori, nel ragazzo ambizioso, nel preside di facoltà o dei vari gatto e volpe di Pinocchio.
Tempo fa quando "scoppiò" il caso del doppio salto, un lettore, ricordo che paragonando il ciclismo al mondo del lavoro scrisse: E' inutile dibattere troppo.... vuoi diventare professionista... ok fallo, ma poi se il contesto o tu stesso fallisci, ... vai a lavorare in fabbrica.. zitto zitto" come aveva ragione quel lettore ESPERTO DI CICLISMO GIOVANILE E NON SOLO

Dico una cosa
16 febbraio 2023 20:57 Angliru
Il commenti di Bullet è giusto. Spesso già da juniores questi ragazzi sono iper serviti (bici al top, allenamenti al top...et ect). E' quindi normale che l'esasperazione su un ragazzo, spesso è controproducente.In piu', rispetto ai tempi di Davide Cassani, sono aumentate le distrazioni e i divertimenti. Cosa da non sottovalutare. Basta guardare in giro per il paese/città dove abitate, masse di ragazzini come zombie con lo smartphone in mano, sui social a chattare o vedere chissà cosa.

Troppa pressione
16 febbraio 2023 22:47 ghisallo34
Alle poche corse che vedo, tra juniores e dilettanti, spesso vedo ragazzi gia' stufi di vivere da prof. E spesso a lungo andare, i sacrifici pesano

PIU' TUTELA PER GLI ATLETI
18 febbraio 2023 00:15 Europa2002
Stiamo assistendo a un qualcosa che è solo l’inizio, un qualcosa che dovrebbe far svegliare un po’ tutti, tanti illusionisti che si guadagnano il loro stipendio sopra le spalle di questi ragazzi, procuratori che promettono a ragazzi giovanissimi la luna e far credere a loro che sono campioni(ma solo virtuali) ragazzi che mentalmente non sono neanche preparati a reggere questa etichetta, la meritocrazia che non esiste più, stanno finendo gli attori di questo sport, GLI ATLETI, stiamo vivendo questo sport da egoisti pensando solo al presente e non al futuro. MERITANO SOLO PAZIENZA E RISPETTO PER IL RISCHIO CHE CORRONO QUOTIDIANAMENTE SULLE STRADE.

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