Squinzi: il progetto ProTour non piace alle squadre

| 20/05/2008 | 09:35
Giorgio Squinzi, il signor Mapei, tiene ogni giorno su Il Sole 24 ore una rubrica dedicata al Giro d'Italia e al ciclismo in generale. E oggi punta il dito contro il ProTour. Le tappe di oggi e domani indicheranno una fisionomia più precisa dei valori in campo al 91° Giro d'Italia. Oggi si corre una cronometro (Pesaro-Urbino) molto impegnativa come altrettanto insidioso è il percorso del giorno successivo da Urbania a Cesena con continui saliscendi. Queste due frazioni arrivano all'indomani di un giorno di riposo che rappresenta sempre un'incognita e potrebbe riservare sorprese nel rendimento dei corridori; insomma domani sera a Cesena non è escluso che qualcuno, anche di classifica, paghi la fatica o le conseguenze di un giorno di sosta. Intanto domenica si sono ripetuti i disguidi organizzativi con un trasferimento, al termine della tappa, di 400 chilometri e l'arrivo in albergo alle 23. Le squadre sono piuttosto avvelenate per la situazione di continua disagio. Ma c'è un altro aspetto che merita una riflessione. Vale a dire il flop del ProTour fortemente voluto dall'Uci con il miraggio di replicare nel ciclismo la Champions del calcio o il Circus della Formula uno. Troppi soldi da investire e scarsi ritorni. Solo l'iscrizione al club esclusivo di 20 formazioni costa ad ogni squadra 100mila euro, a cui si aggiungono altri 30mila euro all'anno e un impegno antidoping intorno ai 100/150mila euro. Il risultato è stato un fallimento perchè gli organizzatori di Giro d'Italia, Tour e Vuelta e di molte classiche non hanno voluto una condivisione dei diritti tv e le tre grandi corse a tappe sono uscite dal ProTour sostituite dai meno avvincenti giri di Australia, Russia e Cina. Con effetti catastrofici: solo 8 delle 19 squadre aderenti al ProTour hanno intenzione di rinnovare l'adesione nel 2009 e per gli atleti si prospetta un taglio del 30% degli stipendi per l'anno prossimo a conferma del sempre minor interesse degli sponsor. Una situazione desolante per chi ha il ciclismo nel cuore. Giorgio Squinzi da Il Sole 24 ore del 20 maggio
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