Zerosbatti e Federazione Ciclistica Italiana hanno avanzato una proposta per integrare l’attuale disegno di legge presentato dall’onorevole Pella. Una proposta che è frutto di mesi di lavoro durante i quali sono stati raccolti dati e approfondimenti tecnico/giuridici sulla base di esperienze e 1800 sinistri subito da ciclisti e gestiti grazie alla collaborazione Federcicilismo / Zerosbatti.
LA RIFORMA DI ZEROSBATTI / FCI
Il 2025 è stato un anno nero per numeri di vittime sulle due ruote, nonostante la riforma del dicembre 2024, ed in particolare dell’articolo sul metro e mezzo, che non ha dato i risultati promessi perché, se da una parte impone questa distanza in fase di sorpasso del ciclista, dall’altro scagiona l’automobilista che non lo rispetta, sorpassando anche qualora le condizioni della strada non glielo consentano, esonerandolo così dall’accertarsi di poter compiere la manovra in totale sicurezza.
Un dato deve far riflettere, ovvero la maggior parte dei ciclisti uccisi sulla strada (oltre 225), e dei feriti (circa 20.000), è costituita da persone solitarie, che viaggiavano sul margine destro della strada, con dinamiche che si riproducono identiche e in circostanze ripetitive (sorpassi, rotonde, svolte).
Le chiamate dei nostri associati e i video che ci inviano fanno emergere un altro dato preoccupante: gli automobilisti non hanno recepito la norma del metro e mezzo tant’è che le persone in bici non hanno percepito alcun miglioramento quanto al rispetto degli automobilisti verso le due ruote.
Diventa urgente quindi un intervento del legislatore che possa cambiare davvero i comportamenti sulle strade, tutelando i ciclisti, e per questo portiamo un lavoro condiviso tra FEDERCICLISMO E ZEROSBATTI che ha comportato uno studio di 9 lunghi mesi, raccolte dati, commissione tecnica, per assolvere al dovere istituzionale di difendere chi utilizza le due ruote.
Un lavoro frutto della nostra esperienza sul campo, dai dati raccolti in questi anni, dall’attività svolta nei Tribunali Italiani, una collaborazione, quella tra ZEROBATTI E FEDERCICLISMO, che vede unite queste due realtà da tre anni, in un lavoro costante per tutelare tutti i tesserati, toccando con mano le criticità sulla strada, così come gli effetti delle leggi quando le vittime di incidenti si rivolgono alla Giustizia Ordinaria per la tutela dei loro diritti.
Un contributo, quello qui sottoscritto, che ha l’unico scopo di raggiungere l’obiettivo promesso: la tutela fisica e giuridica delle persone che utilizzano le due ruote. Proprio la finalità che ha guidato questo gruppo di lavoro (FEDERCICLISMO E ZEROSBATTI, con i loro Team di Legali,. Esperti del settore, atleti, commissari tecnici) induce all’inevitabile analisi del testo proposto dal Presidente delle Lega Ciclismo Roberto Pella, evidenziando un fatto incontestabile: il ciclismo in Italia è afflitto dalla mancanza di sicurezza sulle strade.
Il rammarico più grande è che proprio l’Italia è stato uno dei primi paesi a godere delle due ruote e negli anni passati abbiamo vissuto con grande passione questo sport, con una affluenza non solo di sportivi ma anche di turisti su due ruote, potendo godere di un territorio unico, come d’altronde avviene oggi in Spagna, dove in pochi anni, non solo grazie al clima, ma per una politica decisa ad incentivare le due ruote è diventata la meta preferita di amatori e di tutte le squadre professionistiche.
Pur condividendo gli obiettivi della Lega Ciclismo, abbiamo ritenuto utile portare il nostro contributo, ampliando lo sguardo anche ai legislatori Europei, quelli che per primi hanno messo in atto misure incisive ed efficaci, e sentiamo l’obbligo di renderci parte attiva per fornire un contributo qualificato e competente, che trova fondamento nell’esperienza raccolta in questi anni, un connubio FEDERCICLISMO/ZEROSBATTI, che da anni vive il ciclismo e la problematica sicurezza prima sulla strada e poi nelle aule di Giustizia, dove abbiamo difeso tutte le vittime di incidenti, proprio per evitare che rimanessero vittime una seconda volta.
Di seguito quindi un commento al disegno presentato dalla Lega ciclismo e una proposta di modifica degli stessi articoli, un unico documento condiviso tra ZEROSBATTI ed FCI, finalizzato alla sicurezza dei ciclisti, sportivi e non.
DOPPIA FILA CONSENTITA - Art 182 e 148 cds: attualmente il codice della strada obbliga i ciclisti a viaggiare in fila indiana fuori dai centri abitati. Da sempre sosteniamo l’inadeguatezza di questa norma, sostenendo l’opportunità di consentire ai ciclisti di viaggiare in fila per due, anche fuori dai centri abitati.
L’Italia resta oggi uno degli ultimi paesi Europei ad obbligare i ciclisti a pedalare in fila indiana, generando così maggior pericolo e minor rispetto da parte degli altri utenti della strada. La doppia fila consente quindi di adeguarsi al resto d’Europa, e rende la manovra di sorpasso dei ciclisti molto più sicura oltre che più rapida, poiché l’automobilista avrebbe maggiore percezione del gruppo di ciclisti, sarebbe obbligato quindi a rallentare ed attendere di avere condizioni di spazio e di estrema sicurezza prima di effettuare il sorpasso.
La proposta di legge Pella introdurrebbe questo testo:
disegno di legge Pella: “fuori dai centri abitati, se la strada è sufficientemente larga (almeno 1,5 metri di distanza laterale per il sorpasso), i ciclisti possono procedere affiancati fino a due e in gruppi di massimo dieci persone”.
Ben venga la doppia fila, ma così come scritta rischia di non raggiungere il risultato sperato, o peggio generare confusione e fomentare così ulteriori discussioni (note ai ciclisti) sulla strada:
1) Larghezza della strada: La legge, così come scritta, condiziona troppo la possibilità di viaggiare in doppia fila per i ciclisti ed imporrebbe di calcolare strada facendo la larghezza della carreggiata, vanificando l’efficacia stessa della norma: condizionare la possibilità di andare in doppia all’ampiezza della strada in modo così rigido (1 metro e mezzo, tenendo conto del sorpasso dell’automobilista) senza autorizzare l’automobilista a passare la linea di mezzeria, sulle nostre strade, renderebbe complicato stabilire quando possibile andare in fila per due o sarebbe fonte certa di discussioni con gli automobilisti, che eccepiranno la mancanza di spaziosufficiente.
2) Numero massimo di dieci: non risulta che in altri paesi (come ad esempio la Spagna e la Francia) sia stata posta questa condizione, che ancora una volta punta il dito sui comportamenti dei ciclisti anziché agire sugli automobilisti. Sarebbe più opportuno imporre ai ciclisti di non creare intralcio e agevolare il sorpasso in determinate condizioni, così come è stato scritto negli altri paesi europei. Siamo convinti che maggiore rispetto genererebbe maggiore buon senso.
3) E gli automobilisti?: Manca sempre un appello agli automobilisti su come approcciare i gruppi di ciclisti, imponendo che il sorpasso venga effettuato a distanza e velocità in sicurezza, tenendo conto degli sbandamenti naturali di chi pedala. In Spagna, ad esempio, la norma è stata scritta così, e funziona: “non è consentito viaggiare affiancati per i veicoli elencati nelle sezioni precedenti, ad eccezione delle biciclette, che possono circolare in colonna di due mantenendosi il più possibile sul bordo destro della carreggiata, in disponendosi in fila indiana quando visibilità ridotta o quando la circolazione possa creare problemi ad altri utenti della strada per assembramenti di traffico”.
Nessun limite come numero di ciclisti quindi, ma il semplice invito a rispettare la destra e gli altri utenti della strada.
Questa norma ha messo pace tra ciclisti e automobilisti, creando una condizione di convivenza ideale sulle strade, poiché gli automobilisti hanno recepito la legittimità di stare in fila per due da parte dei ciclisti, hanno recepito la pericolosità della manovra del sorpasso, mostrando particolare cautela in queste fasi, e di contro gli stessi ciclisti, pedalando in serenità e dati gli atteggiamenti amichevoli e rispettosi degli automobilisti, si rendono parte responsabile quando creano intralcio, agevolando le manovre degli automobilisti.
In Spagna, tra ciclisti e automobilisti possiamo sostenere che PACE E’ FATTA!
In altri paesi, come Olanda, Belgio la bicicletta era già sovrana e i ciclisti sulle strade sono considerati una risorsa, sia sportivi sia urbani o turisti.
In conclusione:
Ottimo il principio, ammirevole l’iniziativa, al passo con il resto d’Europa ma da modellare il contenuto affinché non rimanga inapplicato o, peggio, fonte di ulteriori diatribe sulla strada tra automobilisti e ciclisti.
La nostra proposta (Zerosbatti) potrebbe essere questa: “E’ consentito ai ciclisti in allenamento, anche sulle strade extraurbane, viaggiare incolonnati per massimo due, mantenendosi il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, in maniera ordinata e cercando il minimo ingombro, e disponendosi in fila indiana qualora vi siano condizioni di traffico intenso o per agevolare il sorpasso, evitando di creare intralcio agli altri utenti della strada.”
Di seguito l’integrazione proposta per l’art. 148 cds sul sorpasso:
Per gli utenti a motore: Il sorpasso dei ciclisti deve essere effettuato solo se è possibile garantire la totale sicurezza, quindi dopo aver rallentato e tenendosi ad almeno un metro e mezzo di distanza, a velocità ridotta. E’ consentito, in fase di sorpasso dei ciclisti, oltrepassare la linea di mezzeria, ma solo se vi sia sufficiente visibilità per chi sorpassa, che consenta di poter verificare che non provengano altri veicoli in senso opposto, e sempre se garantita la sicurezza dei ciclisti e degli altri utenti della strada. Fuori da questi casi il sorpasso è vietato e si deve attendere che vi siano le condizioni di sicurezza elencate in questa norma.”
TELAIO CON NUMERO DI IDENTIFICAZIONE:
Disegno di legge Pella: “ogni bicicletta dovrà riportare un codice identificativo”. Per quanto utile, specie in caso di furti o necessità di valutazione della bicicletta in caso di danni, ci chiediamo come dare attuazione alla norma, che comporterà ulteriori norme per creare una sorta di immatricolazione delle biciclette (tutte le biciclette?), senza contare i passaggi di proprietà che per lo più avvengono con una stretta di mano.
In questo caso l’idea resta la perplessità in merito all’applicazione pratica, demandata infatti ad un decreto di attuazione del Ministro delle infrastrutture. Più concreta potrebbe essere la proposta da girare a chi si occupa dello sviluppo tecnologico da parte delle aziende produttrici, che ci risulta stiano già creando una serie di prodotti in tal senso, ovviamente riservati alle biciclette di un certo valore.
CASCO OBBLIGATORIO - Art 182 comma 1-bis
Disegno legge Pella: “Chi utilizza biciclette con pedali o scarpe tacchetti che fissano i piedi del mezzo deve indossare il casco, tenendolo correttamente allacciato. Il casco è sempre obbligatorio per chi ha meno di 18 anni, sia che utilizzi la bicicletta sia che venga trasportato.”
Lo diciamo da sempre, e quasi la totalità dei ciclisti sportivi (quelli che usano pedali vincolati) ormai lo utilizzano. Sull’utilità del casco non si discute, lo dimostrano i dati relativi ai danni subiti dai ciclisti da noi tutelati, e dai quali possiamo dichiarare che senza dubbio salva la vita e ancor più evita che piccoli incidenti si possano trasformare in tragedia con danni permanenti o decessi. Cadere da una bicicletta, anche a basse velocità, provoca quasi sempre un trauma alla testa e può essere fatale.
Quasi tutti i ciclisti sportivi oggi utilizzano il casco, ad eccezione dei meno esperti, che sono magari principianti e più vulnerabili, per lo più senza pedali vincolati. Gioverebbe quindi, senza che si sposti sul ciclista la responsabilità della sua incolumità, l’utilizzo del casco da parte di tutti i ciclisti, senza distinzione di tipologia di scarpe, e ad ogni uscita, imponendolo anche sulle piste ciclabili.
Alla norma andrebbe associata però una efficace e consistente opera di comunicazione, affinché venga utilizzato da tutti senza alcuna eccezione. Una norma che richiede quindi un atto di coraggio, senza temere il disincentivo all’uso della bicicletta.
L’OBBLIGO LUCI - art 182 comma 1-bis
Disegno di legge Pella: “I ciclisti devono avere accesa una luce posteriore rossa sempre visibile, in ogni condizione di giorno o di notte. Sui velocipedi sportivi, di notte, devono essere presenti anche luci anteriori bianche.”
La riforma del 2024 aveva introdotto l’obbligo di luci, anteriori bianche/gialle e posteriori rosse, montate e funzionanti sempre sulla bicicletta. Si discuteva però sull’obbligo di accenderle anche di giorno, a prescindere dalle condizioni di visibilità, quindi ben venga una norma che rafforza l’obbligo, scansando ogni dubbio sull’utilità di farsi vedere.
Una norma da non limitare alla posteriore rossa, ma da allargare a quelle anteriori, e non solo ai ciclisti sportivi e non solo di notte, così da non fare un passo indietro rispetto al codice scritto nel 2024 che le imponeva a tutte le bici anche di giorno e funzionanti.
La frase più ricorrente che leggiamo sui verbali di incidente nelle dichiarazioni rilasciate dagli automobilisti a caldo è infatti: “NON L’HO VISTO!”
FORMAZIONE E CULTURA DELLA SICUREZZA
Disegno di legge Pella: “Inserimento , all’interno dei corsi e dei test per il conseguimento della patente di guida, di contenuti riguardanti la sicurezza dei ciclisti e il rispetto degli stessi da parte degli altri utenti della strada”.
Cambiare la cultura deve essere l’obiettivo condiviso da tutti e prima di tutto, e se vogliamo lavorare sul futuro, probabilmente questa è la strada giusta, senza risparmiare energia e programmazione.
DA AGGIUNGERE (Zerosbatti ed FCI)
Vista l’occasione, nella proposta scritta insieme a Federciclismo abbiamo aggiunto ulteriori modifiche, relative ai seguenti punti:
STARE A DESTRA - art 143 cds
ottemperare l’obbligo di tenere la destra per i ciclisti, rapportandolo alle pessime condizioni della strada
PRECEDENZA NELLE ROTONDE - art 145 cds e 148 cds
teatro della gran parte dei sinistri a danno dei ciclisti, ad oggi i ciclisti devono rispettare la precedenza come per qualsiasi altro veicolo.
Andrebbe però vietato agli automobilisti di effettuare sorpasso del ciclista in prossimità della rotonda, almeno venti metri prima, e all’interno della rotonda, consentendo ai ciclisti di uscire con precedenza rispetto agli altri veicoli. L’automobilista dovrà porre in essere tutte le misure per garantire la sicurezza ai ciclisti.
PISTE CICLABILI - ART 182 CDS
sull’obbligo di utilizzo delle piste ciclabili, vanno esonerati i ciclisti sportivi, che potranno utilizzarle in modo facoltativo, specialmente se sono promiscue.
DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE STRADE
- obbligo di dotazione delle strade di cartellonistica atta al rispetto degli obblighi di percorrenza nel rispetto dei ciclisti e dei loro obblighi
- obbligo di realizzo, in occasione del rifacimento delle strade o della costruzione di nuove, di spazi di percorrenza ciclabile delimitati da strisce
- gli spazi riservati alla ciclabilità, creati all’interno della strada, possono essere realizzati al di fuori delle dimensioni previste per le piste ciclabili al sussistere di spazi adeguati
- lo spazio di percorrenza non può essere inferiore a 80cm-1 metro
SCORTE TECNICHE
introduzione, all’articolo 12 del Codice della Strada, di ulteriore comma specifico per lo svolgimento delle gare su strada denominato “3-ter” le scorte tecniche autorizzate per lo svolgimento delle manifestazioni su strada, le cui funzioni possono essere svolte nello spazio compreso tra inizio e fine gara, sono altresì autorizzate ad operare nell’ambito di ciò che è loro concesso durante lo svolgimento della gara stessa in relazione a necessità strettamente funzionali e aggiuntive per la sicurezza
DOTAZIONI DEI VEICOLI A MOTORE
obbligo per i camion, autoarticolati, pullman, furgoni e per tutti i mezzi di lunghezza superiore a 5,5 metri di strumenti di rilevamento laterale, posteriore e negli angoli morti dei velocipedi e pedoni i veicoli di cui al punto precedente devono vedere l’adozione di strumenti di protezione di spigoli e angoli atti a creare specifica offesa a partire dall’anno 2028 tutti i nuovi veicoli a motore a tre o quattro ruote devono essere dotati di strumenti di rilevamento dei pedoni e dei velocipedi nonché prevedere l’adozione di sistemi automatici di frenata o correzione della guida che dovranno essere oggetto di omologazione da parte del Ministero.
COLPA PRESUNTIVA
Ci sono dinamiche di sinistri che si ripetono e che dovrebbero determinare una presunzione di colpa dell’automobilista, come ad esempio l’urto del ciclista in fase di sorpasso. Se teniamo conto degli sbandamenti del ciclista, che non possono superare i 30 centimetri, diventa logica presupporre che qualora l’automobilista colpisca il ciclista sarebbe perché nella quasi totalità dei casi, e salvo prova contraria, non aveva tenuto una distanza idonea, senza garantirsi le condizioni di sicurezza.
La presunzione di colpa, in dinamiche precise, salverebbe il ciclista dal rimanere vittima una seconda volta, quando dovrà ottenere giustizia, ed anche su questo tema possiamo prendere esempio dai legislatori stranieri.
Ribadiamo quale sia lo scopo di questo lavoro: unire le forze politiche con quelle associative e giuridiche, per ottenere una norma che sia giusta e tutelante, che ponga quale bene primario la persona e la sua salute e si possa tornare al ciclismo che questo Paese ha avuto sempre tra i propri valori sportivi e culturali.