CARUSO. «SIAMO QUI PER VINCERE E IO...»

PROFESSIONISTI | 05/05/2021 | 09:10
di Francesca Monzone

In questo Giro d’Italia la Bahrain Victorious sarà una delle squadre più forti. I gradi di capitano verranno affidati a Mikel Landa, che potrà contare sul sostegno di Damiano Caruso, un compagno di squadra veramente speciale. Il siciliano questa volta non avrà solo il compito di proteggere Landa, perché la squadra ha deciso di lasciargli più spazio e, quando ci sarà l’occasione, potrà andare alla ricerca di un successo personale.


Come è andato il suo avvicinamento a questo Giro d’Italia?
«E’ andato abbastanza bene, dopo la Milano-Sanremo mi sono riposato per una settimana a casa. Poi sono andato in altura in Spagna e, dopo un lavoro di rifinitura fatto in Sicilia, sono andato al Giro di Romandia».


In Svizzera ha ottenuto i risultati che stava cercando?
«E’ andato tutto come volevamo. E’ stata una settimana molto dura a causa delle condizioni meteo, cercavo delle conferme e un piccolo risultato ed è quello che ho trovato».

Dal punto di vista fisico ha raggiunto il livello che voleva?
«Sono arrivato esattamente al punto che volevo. Abbiamo lavorato in modo meticoloso e sono pronto per affrontare questo grande appuntamento».

Che squadra sarà la sua?
«Posso dire una delle migliori formazioni del Giro di quest’anno. Landa sarà il capitano, Bilbao è in gran forma e lo farà vedere. Ci saranno anche Mohorich e Valls e poi ci sono naturalmente io».

Gli obiettivi quali saranno?
«Non vogliamo nasconderci e vogliamo il bottino pieno: conquistare il Giro con Landa. Il target è alto ma sappiamo di avere tutti la condizione giusta per poter vincere questo Giro».

Ci sarà spazio anche per lei quest’anno?
«Lo spero veramente perché mi sono preparato molto. In squadra avrò un doppio ruolo: difendere Landa, aiutarlo a conquistare la corsa e ottenere qualcosa per me. Naturalmente tutto dipenderà da come andrà la corsa, se ci sarà margine per poter attaccare e tentare di ottenere un successo individuale. La vittoria finale comunque è l’obiettivo prioritario».

Le piace il percorso di questo Giro?
«Il Giro è una corsa meravigliosa, abbiamo un territorio bellissimo con un percorso molto difficile. Landa e altri della squadra a marzo sono andati a Montalcino a fare una ricognizione della tappa sullo sterrato. Sarà molto difficile e farà selezione, per quel che mi riguarda ho visto nella terza settimana delle frazioni adatte alle mie caratteristiche e vorrei provare ad ottenere qualcosa lì».

Lei è siciliano e quest’anno avremo un Giro con poco Sud. Le dispiace?
«Certamente da siciliano mi sarebbe piaciuto correre nella mia terra, ma alla fine lo scorso anno si è corso in Sicilia e bisogna anche cambiare. Va detto anche che per ospitare una corsa servono soldi e non stiamo attraversando uno dei periodi migliori».

Ci saranno tanti giovani: cosa pensa di questo cambio generazionale?
«Ci sono momenti in cui mi sento vecchio pensando a questo fenomeno. La categoria under23 sta praticamente sparendo e l’età media per passare al professionismo si è abbassata molto. Penso ai giovani che corrono nella categoria under23 e alla loro frustrazione per una situazione come questa, perché si rischia che molti ragazzi, che magari hanno una crescita più lenta, si demoralizzino, decidendo di lasciare questo sport. Sostanzialmente oggi se non sei un fenomeno vincente da giovanissimo, rischi di non poter diventare un professionista».

A suo avviso quanto potrebbe durare la carriera di questi giovani?
«Onestamente non saprei, perché possiamo ritrovarci con giovani che a 25 anni hanno vinto tutto e a quel punto, quali potrebbero essere gli stimoli? E’ difficile fare ipotesi, io spero che ognuno di questi ragazzi possa correre il più possibile. Mi chiedo quanto possa durare questo livello fisico così alto».

E’ possibile divertirsi ancora in gruppo?
«Oggi è cambiato molto il ciclismo, io sono a tre quarti della mia carriera e vedo giovani molto spremuti e le squadre sono molto esigenti. Da molto tempo viviamo le corse con grande stress, anche quelle di seconda fascia sono diventate impegnative sotto questo punto di vista».

A suo avviso questo stress è quello che potrebbe aver costretto Dumoulin al ritiro?
«E’ possibile, perché anche lui è un corridore che ha vinto tantissimo da giovane e potrebbe aver accusato troppo le pressioni della squadra e delle corse. Non lo conosco così bene e non so cosa gli sia accaduto, certo dispiace vedere un corridore così forte fermarsi e ci auguriamo tutti che possa ritrovarsi».

Siamo vedendo tanti giovani campioni stranieri e pochi italiani: cosa sta succedendo al nostro ciclismo?
«L’Italia purtroppo non ha fenomeni e scarseggiano i corridori per le grandi corse a tappe. Le ragioni di questa situazione penso che abbiano più origini. Oggi i nostri ragazzi vengono portati a fare la vita da professionisti quando sono ancora in categorie giovanili e questo potrebbe voler dire che vengono spremuti troppo. Mi rendo conto però che se non vincono non possono passare al professionismo. Penso che bisognerebbe rivedere tutto il sistema e far crescere i nostri ragazzi in modo diverso per non perderli lungo la strada».

Cosa potrebbe rilanciare il ciclismo italiano?
«Una squadra World Tour completamente italiana, con staff e sponsor nostrani e possibilmente con una formazione giovanile come vivaio, per far crescere i ragazzi e portarli ad alto livello».

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