GIRO D'ITALIA. IL TEMPO EMETTERA' L'ULTIMO VERDETTO

GIRO D'ITALIA | 25/10/2020 | 08:00
di Giuseppe Figini

E’ sotto il segno del cronometro la tappa conclusiva del Giro d’Italia 2020, n. 103 della serie. Non ci sarà quindi quella che è solitamente definita “tappa dell’apoteosi” con il gruppo che pedala in distensione, senza tensione agonistica, festeggiando in anticipo i vincitori delle differenti classifiche, con i brindisi in corsa sotto l’occhio delle telecamere, fino in prossimità dell’arrivo, quando entrano in azione i “treni” dei velocisti.


per seguire la cronaca diretta dell'ultima tappa a partire dalle 13.30 CLICCA QUI


Per quest’edizione della corsa rosa che ritrova il traguardo finale a Milano, e ancora in una prova contro il tempo come l’ultima volta che è terminato nel capoluogo meneghino, il 2017, con la cronometro dall’Autodromo di Monza a Piazza Duomo di Milano, anche questa volta il traguardo è nella prestigiosa Piazza emblema di Milano, la città del Giro d’Italia.

La lunghezza del percorso è di km. 15,7 per un tracciato tutto piano e dall’andamento assai rettilineo, filante. Una gara per gli specialisti del passo, le grandi cilindrate, che sappiano fare girare grossi rapporti con alta frequenza.

Quest’anno, con l’incredibile eguaglianza di tempo alla vigilia per i primi due della classifica generale - Jay Hindley in rosa e Tao Geoghegan Hart -, proprio sul filo del rasoio, calamiteranno l’attenzione mentre altri protagonisti dovranno porre il loro impegno per cercare di migliorare, oppure difendere, la propria posizione nella graduatoria finale. E’ un discorso a parte è quello degli specialisti delle lancette che punteranno a un prestigiosissimo successo di tappa.

La giornata domenicale con la possibilità per gli appassionati di vedere, a uno a uno, i protagonisti del Giro d’Italia in azione, capita in un momento di particolare gravità per il violento ritorno del Covid 19, e le autorità istituzionali, all’unisono, chiedono d’evitare l’assembramento con le famose “due ali di folla” a salutare, fotografare o filmare, quelli che, per usare un termine invalso, sono i “superstiti” del Giro d’Italia.

Il responsabile invito è quello – per tutti - di seguire l’incerto e straordinariamente palpitante finale per la conquista della maglia rosa finale, da casa, guardando il televisore, in sicurezza. E’ un Giro – purtroppo – così questo del 2020.

La carovana rosa si trasferisce, per la recita finale, dalle montagne piemontesi del Sestriere alla piatta pianura milanese.

Il ritrovo e la partenza sono ospitati da Cernusco sul Naviglio, città in provincia di Milano con quasi 35.000 abitanti. Sorge a est del capoluogo meneghino, il suo territorio è interessato da varie e importanti direttrici stradali e autostradali ed è servito dalla linea metropolitana milanese MM2 con due stazioni. Cernusco sul Naviglio è attraversata dal naviglio della Martesana (è il nome antico del territorio a nord-est di Milano), detto anche Naviglio Piccolo, che dall’Adda, località Concesa, nella zona di Trezzo, giunge fino a Milano con una lunghezza di km. 38. Fu realizzato in soli sei anni, dal 1457 al 1463, nel passato era anche navigabile e ha sempre rappresentato un’importante risorsa idrica per l’agricoltura fiorente del territorio. Ora è vissuto e valorizzato come importante addendo di tipo naturalistico.

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e il Santuario di Maria Santissima Addolorata sono gli edifici religiosi di maggiore interesse. A Cernusco sul Naviglio sorgono varie ville nobiliari realizzate nei secoli scorsi da casati milanesi e, alcune fra queste, sono state acquisite da enti pubblici.

E’ un centro ricco di verde con vari parchi pubblici e una particolare, consolidata, attenzione verso l’uso della bicicletta, in tutte le sue fruizioni, anche come mezzo di trasporto urbano, pure con forme di bike sharing condivise con comuni confinanti. E le alzaie della Martesana sono una bella, sicura e comoda pista ciclabile per tutto il suo corso.

Nel territorio è prevalente oramai una diffusa struttura di varie attività manifatturiere, operative soprattutto nella zona industriale.

Nel comune sono nati diversi calciatori di nome, soprattutto con propensione al ruolo di “libero”. Su tutti emerge il compianto Gaetano Scirea (1953-Polonia 1989), grande calciatore e gentiluomo – in campo e fuori -, poi Roberto Galbiati (1957), Roberto Tricella (1959), pure loro “liberi” di valore, Cristiano Biraghi (1992), attuale difensore della Fiorentina e Denis Mangia (1974), allenatore anche in serie A. Il ciclismo ricorda qui Francesco Zucchetti, (1902-Trichiana 1980), corridore che ha conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Parigi nel 1924 con i compagni Angelo De Martini, Aurelio Menegazzi e Alfredo Dinale, tutti e tre veneti.

Il tracciato percorre la ss. 11 Padana Superiore nella fitta conurbazione della prima cintura milanese sfiorando i popolosi comuni di Vimodrone e Cologno Monzese, quindi, alla rotatoria di Via Padova, entrare nell’ambito comunale di Milano percorrendo la lunga, diritta, direttrice di Via Palmanova.

Qui ci pare giusto e doveroso ricordare la figura di Cesare “Cesarino” Sangalli, storico cartografo del ciclismo con la notissima sigla “C. San”, che qui abita con la famiglia. E’ stato una “colonna”, sempre gentile e disponibile, del settore delle organizzazioni sportive rosa dal 1952 al 2006 e la sua sigla era un marchio di garanzia per tutta la cartografia realizzata con pennino e inchiostro che ha poi lasciato al computer di Stefano Di Santo, SDS la sua sigla, che ha molti punti di contatto, professionali e personali, con il suo predecessore in materia cartografica. E’ da ricordare l’anno di nascita di Cesare Sangalli: 1923 ma è solo un particolare numerico, transitorio…

Si giunge nello storico e vasto Piazzale Loreto e proprio dal Rondò di Piazzale Loreto – al tempo estrema periferia – partì alle ore 2.53 del 13 maggio 1909 – la prima edizione del Giro d’Italia con destinazione il traguardo della 1^ tappa a Bologna per poi terminare ancora a Milano, dopo otto tappe, il 30 maggio con la vittoria di Luigi Ganna. Il nome di Piazzale Loreto, frequentatissimo snodo di passaggio per varie direzioni, lega il suo nome anche a fatti drammatici subito seguenti al secondo conflitto mondiale.

Si percorre l’ampia, diritta e trafficatissima arteria commerciale di Corso Buenos Aires e, a poca distanza, sul lato destro, la Stazione Centrale e quindi lo slargo di Porta Venezia, l’antica “porta orientale”, con i suoi monumentali Bastioni, nei pressi dei Giardini Pubblici e del famoso Planetario e il museo civico di storia naturale.

Si percorre poi l’elegante Viale Majno, in zona residenziale, che conduce in Piazza Cinque Giornate con un monumento che ricorda l’insurrezione milanese contro gli austriaci fra il 18 e il 22 marzo 1848. C’è la svolta a destra passando per il Palazzo di Giustizia e quindi, Palazzo Sormani, edificio storico, sede della biblioteca centrale cittadina, Largo Augusto, zona denominata ancora Verziere per un antico mercato di frutta e verdura che qui si svolgeva, passare per Via Larga, alle spalle del Duomo e raggiungere il Palazzo Reale. E’ stato per secoli il Palazzo del Broletto, sede del governo della città, del Regno del Lombardo Veneto e poi residenza reale fino al 1919. E’ stato realizzato dall’architetto Giuseppe Piermarini (Foligno 1734-1808), in stile neoclassico, attuale sede di prestigiose mostre ed esposizioni. Si apre poi il maestoso scenario di Piazza Duomo con il Duomo, emblema cittadino, cattedrale dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria, la chiesa più grande d’Italia (è sì più vasta la Basilica di San Pietro a Roma ma è nel territorio della Città del Vaticano) con costruzione iniziata nel 1386. Le opere di manutenzione, continue, sono ancora oggi affidate alla Veneranda Fabbrica del Duomo tanto da originare l’espressione milanese, affettuosa, che in italiano si può rendere con “Lungo come la fabbrica del Duomo” per intendere qualcosa fra il continuo e l’interminabile. A m. 108,500 dal suolo svetta la statua della “Madonnina”. Il Giro d’Italia ha proposto qui per la prima volta l’arrivo di tappa nel 1972, con la frazione conclusiva Arco-Milano vinta da Enrico Paolini e Eddy Merckx che festeggiò il suo terzo successo nella corsa rosa.

Milano è città-metropoli con varie, numerose, particolari valenze, a livello mondiale, in tema d’economia, industria, finanza, cultura, arti, moda e sport.

Oltre ai luoghi toccati dalla gara, Milano presenta in profusione altri suoi conosciuti e pregevoli simboli come il Teatro alla Scala e la sua Piazza con la sede comunale di Palazzo Marino, i Musei di Brera e vari altri di primario valore, il Castello Sforzesco, la chiesa di S. Maria delle Grazie, la basilica di S. Ambrogio, la Galleria Vittorio Emanuele e molti altri ancora. Fra questi si possono ricordare lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro, oggetto di varie discussioni e progetti, l’Arena Civica intitolata a Gianni Brera, lo storico Velodromo Vigorelli, intitolato ad Antonio Maspes, ancora atteso a nuova vita.

Milano è sempre la “casa del Giro” e dove ha proposto 86 arrivi di tappa, l’ultima nel 2017, sempre in Piazza Duomo e sempre con una cronometro vinta dall’olandese Jos Van Emden con il suo connazionale Tom Dumoulin che riuscì a strappare in extremis la maglia rosa a Nairo Quintana.

Lo scenario maestoso di Piazza Duomo accomunerà, come sempre, vincitori e vinti delle diverse graduatorie e chiuderà un altro capitolo, il numero 103, con fatti e vicende che appassionano ed emozionano sempre, anche nel loro ripetersi, dello straordinario romanzo del Giro d’Italia, in uno scenario di grande bellezza in attesa di aprirne un altro nel 2021 per un’altra “festa di Maggio” qual è, e sempre sarà comunque, la corsa rosa.

Lo sperano intensamente tutti.

 

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COMMENTI
competizione uguale per tutti?
25 ottobre 2020 13:01 delfino
corridori che ritornano in hotel in elicottero altri si fanno 3 ore in bus...delka serie corridori di seria e ciclisti di serie b complimenti !!!

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