I NOSTRI CAMPIONI E QUELLI DEGLI ALTRI

TUTTOBICI | 30/08/2020 | 08:05
di Gian Paolo Ormezzano

Chiedendo scusa in anticipo di eventuali mie insufficienze espositive, tento un articolo difficile: quello sui rapporti fra i campioni di altri sport e i campioni di ciclismo. Ho avuto modo di assistere di persona a vari incontri fra sommi bipedi rappresentanti sommi le due categorie e credo proprio di avere notato (chia­ro che me ne ero dispiaciuto e che tuttora me ne dispiaccio) una sorta di sudditanza psicologica dei campioni di ciclismo verso i loro omologhi di altri sport. E questo anche se i campioni di altri sport non hanno fatto nulla per esercitare una loro presunta superiorità, anzi si sono piegati, non im­porta se più curiosi che ammirati, sui loro simili nel senso di vestiti degli stessi colori dell’iride o co­mun­que della stessa divisa di sportivo praticante eccome.


Vado per esempi diretti. Pri­mi anni Ottanta, a To­ri­no, il francese Michel Pla­ti­ni furoreggia nella Juventus e per combinazione è anche amico mio. Andiamo alla presentazione di una squadra ciclistica di professionisti messa insieme per il Giro d’Italia da un torinese, Gianni Savio, tuttora sulla breccia con i suoi prodigiosi latinoamericani che a priori sono sconosciuti però ogni tanto si pappano tappe e classifica al Giro o al Tour. Il numero 1 della squadra di Savio è Freddy Maertens, bel­ga campione del mondo dei professionisti su strada nel 1976 a Ostuni, Puglie, battendo netto in volata Francesco Moser e nel 1981 a Praga, allora Cecoslovacchia, per un centimetro un altro italiano, Giuseppe Saronni. Maertens, al tramonto ma campione grosso senza alcun dubbio, si rivolge a Pla­tini come se fosse un suo umile tifoso, che spera di non disturbarlo troppo con la sua palesatissima ammirazione. E il mio amico Mi­chel gli risponde con un sussiego finto, imbarazzato e imbarazzante.


Miscellanea: Felice Gi­mon­di dall’alto di una immensa carriera mi ha chiesto, scusandosi per il disturbo, se potevo presentare il terzino della Juventus, Cabrini detto a ragione il Bell’Antonio, alle sue due bambine che giocavano al gio­co di fingersi innamoratine di lui come tante, le mie due figliolette comprese. L’ho fatto, ovviamente, e lui il calciatore è stato al gioco, gentilissimo e ironico verso se stesso. Dino Zoff  patito di formula 1 mi chiese, insistendo anche, di fargli conoscere Riccardo Patrese, forte pilota dell’Alfa Romeo di passaggio a Torino, e fu assai gratificato dall’incontro, dalla conoscenza. Sempre mi è parso di notare qualche disagio comportamentale (ricambiato…) nell’asso del calcio, conscio magari di guadagnare cifre che l’altro manco so­gnava facendo magari fatiche assai minori, rischiando poco o nulla del fisico al contrario di un Pa­tre­se, godendo di un consenso popolare sin troppo facile e facilone.

Ho anche altri esempi che vanno in un senso o nell’altro: per esempio quelli dello sci specialmente di fondo nei riguardi di quelli del ciclismo, ritenuto posto dove si fatica nobilmente ancora più che sulle nevi. Quello di grandi dell’atletica come il marciatore Mau­ri­zio Damilano impegnatissimi a se­guire del ciclismo anche i dettagli, sino ad arrivare a formare, sponsor uno della loro tribù, il grande Fran­co Arese, una bella squadra di professionisti per il Giro d’Italia. Quanto a Livio Berruti amico mio fraterno credo proprio che avrebbe barattato l’oro di Roma 1960 con un grande successo nel tennis, gioco da lui amatissimo e sino a pochi anni fa praticato con serietà assoluta e risultati discreti, o nell’automobilismo di velocità (idem con corsi e abilitazioni speciali e con rischi forti assunti e patiti).

Generalizzo? Oppure eccedo nei particolarismi? Non so. Ricordo però troppi calciatori, compreso il grande Gianni Rivera de ma jeunesse, al Giro o al Tour per seguire una tappa e sin troppo ammirati, a pa­role, del faticare dei ciclisti, quasi che con queste lodi volessero espiare una parte della loro fortuna di avere scelto il calcio o di es­sere stati dal calcio scelti (e forse al­la base di questo sta la pratica del golf, dove si fatica poco o niente e si guadagna molto troppo, da parte di molti del calcio, i quali parlano di hobby ma si impegnano come maniaci.

Non maniaco, ma tifoso iperdocumentato del ciclismo Eugenio Fascetti l’allenatore di calcio dei miracoli, giocatori scarsi e risultati importanti grazie al suo”casino organizzato”. Fascetti, uno anche del mio Toro, mi ha messo puntualmente in crisi con la sua sapienza ciclistica, con la sua attesa competente dei re­sponsi delle gare già di inizio classico di stagione, col suo culto mo­ti­vato di personaggi della bicicletta.

Tutto sommato quelli più, come dire?, impegnati  nel senso di rapporto contorto o almeno complesso con il campione di qualche altro sport sono proprio i ciclisti (partendo da quel Maertens con Pla­tini). Mi sembra (arrivo alla blasfemia?) che i ciclisti siano quasi im­barazzati, complessati dal fatto evidente che la loro fatica sia sporca, ferina, disumana, rischiosa e intanto non venga ricompensata be­ne, o lo sia benino ma con cifre spesso ridicole rispetto a quelle di altri sport infinitamente meno po­polari. Segue dibattito?

da tuttoBICI di agosto

Copyright © TBW
COMMENTI
Maertens non ha mai corso con Savio
30 agosto 2020 08:59 seankelly
L'incontro tra Maertens e Platini ci fu, ma Freddy non ha mai difeso i colori di squadre di Gianni Savio.

Ciclismo.. Sport ingrato ma per veri Uomini
30 agosto 2020 11:28 gravel
Mi par di capire dal suo scritto che i calciatori sono sempre stati i più popolari e pagati tra gli atleti Italiani. Che dire.. Unica soddisfazione ma che mi rende orgoglioso da morire, da non farmi guardare a quanto guadagno, è che il ciclismo è uno sport per veri Uomini con la U maiuscola. Porgo una domanda per cercare di far capire la mia idea; quanti calciatori hanno finito una partita con la scapola fratturata???????

W il ciclismo che non ci deve imbarazzare per la fatica durata, ma deve far vergognare altri "sportivi" per quello che guadagnano

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La Lega Ciclismo Professionistico ha un nuovo vicepresidente. Marco Toni, milanese classe 1959, succede a Giuseppe Saronni ed è stato eletto nel corso della assemblea di Lega che si è svolta venerdì a Cuneo alla vigilia della sfida tricolore degli...


Raggiungere le trenta partecipazioni al Tour de France non è un traguardo da poco e, proprio per questo, la Groupama-FDJ United, formazione francese di grande tradizione che più di altre “sente” il Grande Giro di casa, farà di tutto...


Il settimo gesto di generosità stagionale di Domenico Berardi — sei dei quali già impressi nella memoria dei tifosi del Sassuolo — questa volta non è arrivato sul rettangolo verde, ma sul lungomare assolato di Forte dei Marmi, dove il...


Come nelle passate edizioni, anche al Tour de France di quest’anno l’Alpecin-Premier Tech sarà totalmente votata alle ambizioni dei suoi due leader più carismatici e talentuosi, Jasper Philipsen e Mathieu van der Poel. I due, a segno entrambi...


La Lidl-Trek si presenta alla Grande Boucle con una formazione che unisce ambizioni di classifica generale a una grande potenza di fuoco per le vittorie di tappa. Reduce dal terzo posto al Tour Auvergne-Rhône-Alpes, Juan Ayuso guiderà la squadra nella...


Alla vigilia della partenza per Barcellona e per il Tour de France, Mathieu Van der Poel svela un nuovo aspetto della sua personalità e condivide sui social un momento speciale: il fuoriclasse olandese ha annunciato attraverso un post pubblicato sul...


Ancora a quota una vittoria in questo 2026 (quella ottenuta da Casper van Uden al Giro di Turchia), la Picnic PostNL si affaccia al Tour de France con l’idea di svoltare la propria stagione andando a caccia di un...


La Decathlon CMA CGM suona la carica in vista dell’appuntamento clou dell’anno per sponsor e tifosi: il Tour de France 2026. La curiosità ruota attorno soprattutto a un corridore: Paul Seixas, che a 19 anni sarà già nella mischia con...


Caduto in occasione degli assoluti a cronometro, in un tratto di discesa tra Briaglia e Bastia Mondovì, Edoardo Affini sta rivedendo il Tour de France. Per il mantovano della Visma Lease a Bike la Grande Boucle sembrava ormai evaporata nella...


In vista della Grand Départ del Tour de France 2026 da Barcellona, la Movistar ha presentato una maglia speciale che rende omaggio alla città catalana e a due dei suoi simboli più celebri: Antoni Gaudí, nell'anno in cui ricorre il...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra