IL CASO APIS, QUANDO I CAPPELLINI DIVENTANO... MASCHERINE

INIZIATIVE | 08/06/2020 | 13:49
di Bibi Ajraghi

Agli imprenditori italiani inventiva e fantasia non sono mai mancate e ce lo riconosce il mondo intero. E la pandemia ha portato nuove idee e soluzioni a chi sta cercando di far fronte alla crisi.


È il caso della Apis di Vescovato, un’azienda che nel ciclismo tutti conoscono quale produttrice di cappellini che spesso diventano oggetto di collezione per i tifosi e diventano accessorio prezioso per coloro che amano pedalare.


«I miei genitori hanno iniziato nel 1956 questa avventura - racconta l’amministratore unico Luciano Bregalanti ad Andrea Schiavon su Tuttosport di oggi - e i cappellini hanno avuto subito successo tra i corridori, le squadre e i tifosi. Quando arrivò la Cynar e ne ordinò 100.000, mamma e papà per sei mesi quasi non ebbero il tempo di dormire…».

Da allora i cappellini Apis hanno accompagnato campioni di ogni squadra e nazione, da Coppi a Nibali. Una curiosità: «Facciamo repliche di cappellini storici, il più richiesto è quello della Brooklyn di Roger De Vlaeminck».

La crisi economica fa sentire i suoi effetti, naturalmente, ma qui scatta l’idea: «Una parte importante della nostra produzione è legata alle manifestazioni amatoriali e quest’anno è saltato tutto. Non sapevamo neppure cosa fossero le mascherine, poi abbiamo iniziato a produrle per i nostri collaboratori e gli abitanti del nostro territorio. Ora, se le squadre ce lo chiederanno, siamo pronti a farle per i corridori, ovviamente abbinate ai colori dei vari team».

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