L'ORA DEL PASTO. LA VELOCITA' IMMOBILE

STORIA | 18/02/2020 | 07:43
di Marco Pastonesi

Vincere una gara di velocità stando fermi. Una tattica, una tecnica, una sfida ai confini della realtà, della scienza, dello sport. Varese, velodromo Luigi Ganna a Masnago, pista di cemento e per tetto un cielo di stelle se fosse notte, ma era un giorno d’estate, il 27 luglio 1968, e faceva caldo, 30 gradi all’ombra sono tanti, tantissimi prima che il clima del pianeta Terra impazzisse. Semifinale dei campionati italiani di velocità, ciclismo su pista professionisti, in pista due veneti, Sergio Bianchetto, padovano di Torre di Ponte di Brenta, e Giovanni Pettenella, detto Vanni, veronese di Caprino Veronese, ma residente a Milano, Affori, quella della banda musicale e anche di alcune bande di banditi.


Bianchetto e Pettenella si conoscevano a memoria, correvano insieme e contro, in Italia e nel mondo, prima per diletto e poi per mestiere, e sempre per passione, quella fatta di adrenalina e di acido lattico, di brividi e di ebbrezza. Era una rivincita: quattro anni prima, alle Olimpiadi di Tokyo, Pettenella aveva battuto Bianchetto nella finale della velocità prendendogli la scia e superandolo nel rettilineo finale. Stavolta si riscriveva la storia. Tre giri di pista: davanti Bianchetto, dietro Pettenella. L’inizio fu guardingo. I due si osservavano e si studiavano, si temevano e si rispettavano, soprattutto si aspettavano. Procedevano lentissimi. Finché, più o meno al primo passaggio sulla linea del traguardo, si fermarono. Sul posto. Come bloccati, come paralizzati.


Il “surplace” è un esercizio apparentemente innocuo, ma fisicamente e anche spiritualmente sfinente. Perché il “surplace” non è stasi, ma cinetica, non è equilibrio, ma forze e controforze. Il “surplace” è movimento da fermo, è energia compressa in un continuo scontro con se stessa. La bicicletta da pista è a scatto fisso: se pedali in avanti vai in avanti, se pedali all’indietro vai indietro. Nel surplace si pedala avanti e indietro senza mai perdere l’equilibrio e senza avanzare. Insomma: il “surplace” è una danza.

Bianchetto e Pettenella danzarono immobili, perché nessuno dei due si spostava se non di un centimetro: con le scarpette di cuoio imprigionate nelle gabbiette dei pedali, con i cinghietti (doppi, perché siamo su pista) tanto stretti da fermare il sangue, con le mani serrate nella presa aerodinamica del manubrio (il manubrio da pista non prevede la presa alta e ha l’angolo stretto), con le gambe in tensione per stare leggermente sollevati dalla sella, con la schiena curva in avanti sul telaio. Bianchetto e Pettenella danzavano, nel silenzio del velodromo esaurito, nella diretta tv della Rai in bianco e nero (e si sentiva Nando Martellini, spazientito telecronista, che si lamentava: “Ma qua non succede niente”), e nella storia. Danzarono per un’ora, tre minuti e cinque secondi. Poi Bianchetto ebbe un sussulto. Non per scattare, ma per crollare. Scivolò sul cemento davanti a Pettenella, svenuto e sconfitto. A Pettenella bastò completare i due rimanenti giri della pista, lentamente, senza più l’avversario, per guadagnarsi prima la semifinale e poi vincere la finale del titolo italiano. Il titolo italiano della velocità conquistato con il suo esatto contrario: l’immobilità.

Pensavo a Vanni Pettenella, l’altro giorno, quando varcavo la soglia della sede dell’Asd Ciclisti Dergano Milano. Lui ne fu il fondatore e il primo presidente, nel 1979. Quarant’anni dopo gli iscritti sono una settantina, chi per le granfondo, chi per le cicloturistiche, chi per la mountain bike, chi per portare la bici a spasso, chi per fare la Milano-Sanremo in due tappe e poi aspettare Nibali e conpagni sul lungomare. Colori della maglia variabili a seconda degli sponsor, una quota per associarsi, poi uscite solitarie e collettive, più appuntamenti vari. E una sede, in via Grazioli 33, dove una volta c’era un colosso chimico e adesso sorge una cooperativa di condomini. La sede, rallegrata dalla coabitazione con una biblioteca e una ludoteca, ospita riunioni e incontri, anche le presentazioni di libri, un bel modo per raccontare e ricordare, domandare e ascoltare, vedersi e tornare. Qui si respira l’aria del ciclismo: che è, allo stesso tempo, antica e fresca, in bianco e nero e a colori, da pane e salame ma anche da barrette e gel.

E il 5 aprile è in programma la seconda edizione della RandoDerghen, la Randonnèe di Dergano, tre percorsi, 105 e 200 km su asfalto, e 110 km fuori strada per gravel. Per i nostri amici, la festa del ciclismo.

Quanto a quel remoto surplace in pista, solo molti anni più tardi si sarebbe saputo che Bianchetto si era buttato a terra per ingannare Pettenella, fargli credere di avere la vittoria in tasca e poi bruciarlo in volata. Il piano di Bianchetto era geniale. Però c’era un dettaglio che gli fu letale: i medici non gli credettero e lo fermarono lì. Niente seconda manche. Ma a casa.

 

 

 

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La denuncia tempestiva, l'intervento e l'abilità delle forze dell'ordine, il gps nel telaio delle bici: grazie a tutto ciò, la Polizia di Stato, in collaborazione sinergica tra gli operatori della Questura di Cuneo e di Torino, ha recuperato 5 biciclette...


TEAM VISMA LEASE A BIKE. 10 e lode. Che bellezza vedere Vingegaard in giallo, che bellezza vederli già lì a darsele di santa ragione. Che bellezza questa cronosquadre che esalta in un sol colpo la squadra e il singolo, ammiraglia...


Jonas Vingegaard veste la prima maglia gialla del Tour de France e con la sua squadra, la Visma – Lease a Bike, firma un capolavoro e lancia la sfida a Pogacar. L'inizio che sognava non poteva essere migliore. Jonas Vingegaard...


Uno-due UAE Team Emirates-XRG nella seconda semitappa della giornata inaugurale al Sibiu Tour 2026. A chiudere davanti a tutti la breve cronometro di 3, 2 km per le strade della località transilvana sono stati infatti Julius Johansen e Ivo...


Jonas Vingegaard vince il primo round, trascina la sua Visma Lease a Bike al trionfo nella cronosquadre di Barcellona e indossa la prima maglia gialla. Una prima tappa che ha regalato sorprese e spettacolo, con la straordinaria prestazione di Filippo...


La prima giornata dei Campionati Italiani Giovanili su strada di Laives (Bz) si chiude con il trionfo di Matilde Carretta, che porta al Veneto il titolo nella prova riservata alle donne allieve. La trevigiana di Casier, 16 anni, portacolori del...


È stata una forte commozione quella che ha avvolto Matias Malmberg dopo aver tagliato in prima posizione il traguardo della semitappa inaugurale del Sibiu Tour 2026. Il corridore danese dello Swat Club infatti non aveva mai alzato prima d’ora...


Il secondo tricolore assegnato a Laives veste Carlotta Casarotti. Dopo il secondo posto dello scorso anno tra le esordienti del primo anno, la veronese di Cazzano di Tramigna, 14 anni, portacolori della Officine Alberti UC Val d’Illasi, si è presa...


Esulta lo Swatt Club al termine della prima semitappa del Sibiu Tour 2026. A conquistare la prima prova della giornata inaugurale della corsa romena è stato infatti Matias Malmberg che, allungando nei confronti degli altri fuggitivi a 1, 2...


I Campionati Italiani Giovanili su strada 2026 si sono aperti a Laives (Bolzano) con la prova delle donne esordienti primo anno. Il primo titolo tricolore della rassegna porta la firma di Beatrice Di Pardo, romagnola di San Giovanni in Marignano...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra