L'ORA DEL PASTO. COPPI E' NOSTRO, PER SEMPRE

LIBRI | 04/01/2020 | 07:39
di Marco Pastonesi

 


Per un attimo, per un giorno, per un’eternità, la vita di tutti gli italiani si fermò quando si fermò quella di Fausto Coppi. Come il primo uomo sulla Luna, la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Come il crollo delle Torri Gemelle, un trauma, un vuoto, un lutto globali. Alle 8.45 del 2 gennaio di 60 anni fa. E l’eco di quel trauma, di quel vuoto, di quel lutto non si è mai spenta.


Due libroni ripercorrono i primi e ultimi 40 anni di vita del Campionissimo. Il primo nasce in archivi pubblici e privati, un gigantesco album di famiglia, non solo la famiglia Coppi, ma l’intera famiglia del ciclismo: “Coppi per sempre”, che Auro Bulbarelli e Giampiero Petrucci (Gribaudo, 536 pagine, 35 euro, con la prefazione di Eddy Merckx) hanno composto e scritto, scavando ed esplorando, confrontando e verificando, senza vergognarsi di chiedere aiuto nel completare didascalie destinate a fare storia. Foto, francobolli, illustrazioni, titoli di articoli, pagine di giornali, copertine di riviste, cartoline, figurine, ordini di arrivo e classifiche generali, vignette, maglie, bici, squadre, gregari, avversari... Un lavoro gigantesco, una ricostruzione cronologica accurata, poca poesia e molti dati, poca cronaca e molte cifre, pochi voli e molte notizie, un’opera – da qui in poi – imprescindibile. Il Coppi in famiglia e il Coppi in gruppo, il Coppi sulla strada e il Coppi sul palcoscenico, il Coppi solitario e il Coppi assediato, il Coppi in giacca e cravatta e il Coppi in maglia di lana, anche biancoceleste, anche rosa, anche gialla, anche azzurra, anche iridata, il Coppi cacciatore e il Coppi calciatore, il Coppi a letto e il Coppi in bici, il Coppi con Boniperti e Parola e il Coppi con Padre Pio e il Papa Pio XII. Coppi era un papa laico.

Il secondo librone nasce nella redazione di “Tuttosport”. Andrea Schiavon ha recuperato tutte le pagine che il quotidiano torinese ha dedicato a Coppi, le ha ordinate in 11 capitoli e riprodotte in un formato 23x33 tale da renderle leggibili così com’erano, così come sono. “Il nostro Coppi” (224 pagine, 14,90 più il prezzo del quotidiano, con la prefazione del direttore Xavier Jacobelli) comincia con “La mia vita” (12 puntate pubblicate fra gennaio e febbraio 1950), continua con “Il Giro, da gregario a leggenda”, “Fausto e Gino, volti d’Italia”, “Cose mai viste al Tour”, “Serse, fratello dove sei?”, “Le giornate memorabili”, “Le classiche”, “Vittorie (molte) e cadute (alcune)”, “Coppi, tra pubbico e privato” e “Un addio fulmineo, un ricordo interminabile”, e si conclude con la “Cronologia essenziale”.

“Tuttosport” aveva una squadra di fuoriclasse: da Carlin a Raro, da Ormezzano a Ghirelli, emergevano anche collaborazioni di Ambrosini e Goddet Montanelli e Facetti. Schiavon introduce ciascun capitolo con annotazioni e riflessioni. E poi le fotografie, le illustrazioni, le caricature e anche le pubblicità che arricchivano le pagine, spesso la prima pagina, titoli a nove colonne, toni cronachistici (“Fausto Coppi solo al Vigorelli dopo aver dominato sul Ghisallo”), enfatici (“Scoccata per il Tour l’ora del destino”), definitivi (“Era il più grande e infelice dei campioni”). E uno spazio che non conosceva limiti, invadendo la vetrina del giornale e relegando addirittura il Grande Torino a un taglio basso nel giorno dello scudetto 1947.

 

 

 

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COMMENTI
Coppi 1919-2019.
4 gennaio 2020 17:48 canepari
Abbiamo sempre amato il “bel ciclismo” ma francamente, dopo questo 2019 del centenario, non ne possiamo più, di sentir parlare di Coppi che, bada bene, abbiamo sempre adorato ed abbiamo sempre studiato considerandolo splendido e insuperato. Però, che chiunque si sia sentito in dovere, spesso con la tecnica del “copiaincolla” di pubblicare qualcosa, proprio perché era il centenario, ci ha dato veramente fastidio. Cominciamo dalle suggestioni librarie di decine e decine di libri in gran parte inutili e con le stimmate del “dejà vu”. Per non parlare poi di centinaia di mostre fotografiche itineranti, stanziali e virtuali; esposizioni rievocative di biciclette e di memorabilia; premi giornalistici; interviste a chi non l’ha mai visto neppure per due secondi; talk con ex campioni e prota-gonisti del mondo del ciclismo di ieri e di oggi che non sanno neppure quanti Giri di Lombardia ha vinto . Conferenze di giornalisti con libri da promuovere e che di promuovere Coppi non gliene importava un fico secco. Una moneta per Fausto Coppi, un francobollo per Fausto Coppi, un annullo per Fausto Coppi; una cerimonia per Fausto Coppi; una messa per Fausto Coppi. Una infinità di pieces teatrali discutibili; recital di parole e musiche noiosissimi. Miriadi di squallide Gran Fondo e pedalate a scopo di lucro…. Cene e degustazioni per ogni tipo di papilla gustativa. Profonde meditazioni sulla sua IMPROBABILE bici da garzone ritrovata miracolosamente in quel di Alessandria. Considerazioni dotte e competenti sulla maledetta zanzara Anofele e sul suo Plasmodio con inevitabili rigorosi vituperi alla insipienza profonda dei medici tortonesi che l’hanno lasciato morire come un cane.
Chi ha sofferto non poco in questo bailamme devono essere stati i figli tirati per la manica in ogni dove e che, dopo aver risposto per la millesima volta a insulse domande, credo anche loro, non ne possano più. A loro, va tutta la nostra comprensione e complicità.
Concludiamo con un auspicio: lasciamolo in pace nei Campi Elisi della gloria ciclistica e speriamo che per i prossimi 100 anni non si parli più di Coppi, almeno non con la spocchia, il pressapochismo e l’opportunismo fatuo con cui, spesso, se ne è parlato in questo 2019.

Bravo Canepari
4 gennaio 2020 23:14 pickett
Ti giuro;stavo per scrivere le stesse cose che hai espresso nel tuo commento.Quasi parola per parola.Un modesto proverbio ammonisce:"il troppo stroppia".Basta,non se ne può più...Lasciamolo finalmente in pace.

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