GIRO. PETERS: «FELICE DI AVER COLTO LA MIA PRIMA VITTORIA QUI»

GIRO D'ITALIA | 29/05/2019 | 17:00
di Giorgia Monguzzi

Un arrivo in solitaria quello di Nans Peters nella diciassettesima tappa del Giro 102 che raggiunge così il suo primo successo tra i professionisti.  
«`E il mio primo successo da professionista, vincere per la prima volta proprio al Giro è un sogno che si realizza, ho rincorso questa vittoria per più di un anno, ma non ERO mai riuscito a raggiungerla, ora finalmente posso tirare un sospiro di sollievo» ci dice il francese visibilmente emozionato.


La sua vittoria arriva al termine di una fuga portata avanti insieme ad un folto gruppo di corridori che Peters non nasconde di avere molto temuto. «Eravamo davvero molti in fuga e devo dire che non c’era soltanto un avversario che mi faceva paura, avevo molti campioni al mio fianco come Formolo, De Gendt e Jungels - racconta -  all’inizio ho deciso di seguirli, poi quando siamo arrivati al chilometro 140 mi sono detto che avrei dovuto assolutamente attaccare, dovevo tentare una volta e avrebbe dovuto essere quella buona. Non avevo pianificato un punto preciso, ma quando mancavano 15 chilometri è giunta la mia occasione: c’era un piccolo strappo e così ho deciso di tentare, ho cercato anche di gestirmi in modo tale che se mi avessero ripreso avrei potuto mantenere le ruote dei miei avversarsi. Fortunatamente la mia è stata la scelta giusta e sono arrivato solitario al traguardo».


Peters è felice e soddisfatto per la sua vittoria, ma nonostante ciò preferisce non montarsi la testa. «Sono molto soddisfatto della mia vittoria, ma questo non cambia molto il mio ruolo. Sono un attaccante, non sono veloce e nemmeno forte in salita, l’unico modo che ho per vincere è attaccare. In squadra con me ci sono molti campioni come Bardet e di certo non penso di lottare con lui per i ranghi di capitano».

Infine il francese si concede un attimo per scherzare spiegando da dove deriva il suo soprannome “pinguino”. «È un amico che mi ha dato questo soprannome - dice ridendo - è stata tutta colpa dei miei occhi e del fatto che in bici mi muovo molto e lo faccio in modo strano».

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