ANDREA BAGIOLI, UN PASSO NELLA STORIA

DILETTANTI | 30/12/2018 | 07:16
di Giulia De Maio

Per la prima volta nella storia degli Oscar tuttoBICI tra gli Under 23 ha trionfato un ragazzo all’esordio nella categoria: Andrea Bagioli del Team Colpack è̀ stato protagonista di una stagione perfetta ed è già entrato nell’orbita della UAE Team Emirates, con la quale quest’anno ha sostenuto lo stage.


Il diciannovenne valtellinese ha avuto la meglio su Cristian Scaroni della Pe­tro­li Firenze e su Giovanni Lonardi della Zalf Euromobil Fior. Fratello del professionista Nicola, dal 2017 in forza alla Nippo Fantini De Rosa, nel 2018 Andrea ha conquistato la terza tappa e la classifica finale della Toscana Terre del Ciclismo - Eroica, ha ottenuto il se­condo posto alla Liegi Bastogne Liegi per Under 23 e al Piccolo Giro di Lom­bardia, oltre a svariati altri piazzamenti, che gli hanno permesso di spuntarla come miglior dilettante italiano della sta­gione e di portarsi a casa il Gran Pre­­mio Iseo Serrature. Conosciamo me­glio questo talento, che promette davvero bene.


Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera.
«Non mi aspettavo una stagione così buona, immaginavo di pagare di più il salto di categoria. Sono arrivato alla Colpack con l’obiettivo di aiutare i miei compagni più esperti, di dare il mio contributo per far vincere la squadra. Dopo le prime gare, mi sono reso conto che stavo bene, che riuscivo a stare davanti con i primi e quando ho ricevuto il via libera sono arrivati i risultati. Sono davvero soddisfatto, soprattutto del piazzamento alla Liegi. Ho scoperto che ero in lizza per l’Oscar tuttoBICI solo dopo il Lom­bar­dia, sono onorato di averlo fatto mio. La Notte degli Oscar stata una bellissima serata, che so­no felice di aver trascorso in compagnia di mio padre».

Che è poi colui che ti ha messo in bici.
«Esatto. Papà è un amatore e ha trasmesso la passione per il ciclismo a me e a mio fratello. Io ho iniziato da G1, in Mtb, sono passato alla strada solo da esordiente. Ri­cordo la mia prima gara, era a Brescia ed ero in sella a una Bot­tecchia rossa. Arrivai se­con­do, ma vinsi la gara successiva. Sono sempre stato un tipo deciso e testardo. Quando mi pongo un obiettivo mi impegno al massimo per raggiungerlo».

Dove vivi?
«A Lanzada in Valmalenco, in provincia di Sondrio, con papà Ro­ber­to, che di lavoro fa il minatore, mam­ma Stefania, casalinga, e mio fratello, che già conoscete».

Chi va più forte tra voi due?
«Per ora lui, è un professionista, ha un altro tipo di allenamento e un’altra gamba, vedremo quando passerò an­che io… (sorride, ndr). Nicola mi dà molti consigli utili sul come preparare una corsa, su come allenarmi, sui lavori da svolgere durante la settimana. Fino a luglio io sono stato impegnato con la scuola (si è diplomato perito meccanico, ndr) e uscivo in bici al pomeriggio, mentre lui si allenava al mattino, ora quando siamo a casa entrambi ci alleniamo volentieri insieme».

Nicola ha la particolare passione dei rettili: tu, invece...?
«Piacciono anche a me, ma non quanto a lui. Amo gli sport e in generale stare all’aria aperta, mi diverte camminare in montagna e praticare sci alpinismo».

Dove sei stato di bello in vacanza?
«In Kenia, con Letizia. Siamo fidanzati da tre anni, ma ci conosciamo da sempre visto che frequentavamo la stessa compagnia. Mi sono goduto il caldo, il relax e soprattutto gli animali della sa­va­na. Abbiamo fatto un safari ed è sta­to bellissimo».

Il tuo idolo?
«Alberto Contador, che però ora ha smesso. Tra i corridori in attività mi piace Vincenzo Nibali, ammiro i corridori che attaccano da lontano e divertono la gente».

La prima cosa che fai al mattino?
«Colazione. Sono una buona forchetta, mi piace mangiare, quando posso mi lascio andare, soprattutto adoro i dolci. Non posso fare a meno del cioccolato».

L’ultima prima di andare a dormire?
«Guardo un po’ il telefono, do un oc­chio ai social».

Che corridore pensi di diventare?
«Sono uno scalatore ma non puro, in­fatti me la cavo bene sia in pianura che nelle volate ristrette. Per il futuro do­vrò migliorare nelle corse a tappe. Quest’anno ne ho disputata solo una di quelle importanti, il Tour de l’Avenir, e nell’ultima tappa ho fatto molta fatica, devo migliorare in termini di resistenza. Il tempo è dalla mia parte e, come ho det­to, quando mi pongo un obiettivo so impegnarmi al cento per cento per raggiungerlo».

Qualche team professionistico ti ha già notato.
«Sì, ma il prossimo anno di certo correrò ancora alla Colpack, magari tra due anni sarò pronto per la massima categoria, ora di sicuro è troppo presto. Valuterò insieme al mio procuratore Manuel Quinziato la soluzione mi­gliore per la mia crescita. Non c’è fretta e mi fido di lui».

Cosa ti ha dato il ciclismo finora?
«Mi ha insegnato molto, soprattutto a non mollare mai e a impegnarmi totalmente in quello che faccio. Mi ha reso un ragazzo caratterialmente più forte».

Se non riuscissi a diventare un ciclista...?
«Tornerei a studiare ingegneria meccanica. Sulla bici non metto le mani, la pulisco e basta, mi fido dei meccanici del team, ma arrivando da un istituto tecnico mi interessa il mondo della meccanica».

Cosa ti auguri per il tuo futuro?
«Di realizzarmi ed essere felice. La mia gara dei sogni è il Tour de France, ma per arrivarci devo lavorare ancora tan­to. Quest’anno grazie alla UAE ho cor­so tre gare con i professionisti (Coppa Agostoni, Tre Valli Varesine e Milano-Torino) e ho capito che i big vanno fortissimo. Il loro livello è completamente diverso da quello di noi della categoria Under 23. Loro aprono il gas dopo 200 km come se nulla fosse, quando io così tanti chilometri tutti insieme non li avevo mai macinati. Pedalare al fianco di campioni come Nibali e Valverde è stata una grande emozione, oltre che una gran fatica».

Come ti immagini da grande?
«Sui pedali. Spero di diventare un corridore professionista e di essere in grado di ottenere più risultati possibili».
Chi ben comincia...

da tuttoBICI di dicembre

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