Jaksche: Riis mi ha minacciato. La replica: l'ho consigliato
| 29/10/2007 | 00:00 Ormai è sintomatico: dove c'è ciclismo, c'è polemica. Riporta oggi il sito Cyclyngnews, a firma di Susan Westemeyer, un fatto davvero grave. Jorg Jaksche (nella foto) ha dichiarato, nel corso della conferenza antidoping "Play the Game" svoltasi in Islanda in questo weekend che Bjarne Riis lo ha minacciato. "Se tu parli, non ritornerai mai nel ciclismo, mi ha detto Riis. E poi ha aggiunto che avrebbe organizzato tutto in maniera da impedire il mio ritorno»: queste le parole di Jaksche citate tra virgolette sul sito web della conferenza, thepulse2007.org.
Interrogato a tal proposito, Riis ha confermato di aver parlato con Jaksche ma di non averlo mai minacciato. «Gli ho solo consigliato di non coinvolgere altre persone nelle sue dichiarazioni, altrimenti avrebbe potuto avere dei problemi. Gli ho detto che se lo avesse fatto, poi sarebbe stato difficile per lui ritrovare un posto in questo sport. Ma la mia non era certamente una minaccia...».
P.S. Certo, non è una minaccia: è un consiglio... Bada bene a quello che dici e a quello che fai, altrimenti il mondo delle due ruote potrebbe un tantino irritarsi. Non è una minaccia, è un consiglio. E come no.
Un consiglio invece lo diamo noi, alla solita Uci, molto impegnata a preparare tasse e balzelli di vario tipo e un po' meno a seguire ed approfondire questioni di questo tipo: sia quella di Jaksche, sia quella di Riis, per undici - dicasi - undici anni silente, poi reo confesso, nonché mammoletta che nulla sapeva e vedeva di quel che faceva Basso. E invece di approfondire la posizione del team manager danese, l'Uci lo eleva ad esempio da seguire nella lotta contro il doping. Perché? Perchè il suo metodo di controllo interno è il più rigoroso e affidabile. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. A crepapelle.
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