| 28/09/2007 | 00:00 I prelievi effettuati su Michael Rasmussen durante l'ultimo Tour de France avrebbero chiaramente rivelato la presenza di Dynepo, un'EPO prodotta a partire da cellule umane, senza però dare origine ad un controllo positivo. Nella sua edizione odierna, infatti, L'Equipe afferma che i tecnici del laboratorio di Châtenay-Malabry hanno informato l'UCI che la presenza di questo ormone è stata rivelata dai test urinari effettuati sui campioni del danese durante il Tour.
Ma c'è un problema: se dal punto di vista medico questi test sono positivi, da quello giuridico non l sono altrettanto. La Dynepo e i suoi derivati sono perfettamente noti ai laboratori antidoping e ben rintracciabili, ma sono stati creati dopo l'elaborazione dei criteri di positività: quindi, il ritrovamento di questi ormoni non può portare, secondo i regolamenti in vigore, ad una dichiarazione di positività.
«Châtenay-Malabry ha trovato nell'ultimo anno una decina di casi di positività alla Dynepo o all'EPO biosimilare - spiega a L'Equipe il presidente dell'Agenzia francese per la Lotta al doping Pierre Bordry - ma non ha potuto dichiararlo, perché i criteri di positività imposti dalla Wada sono inadatti a contrastare il nuovo corso del mercato dei farmaci».
In parole povere: è possibile rintracciare questi nuovi frmaci, ma non c'è la legge che permette di punirene la positività. E «una decina di casi» sono davvero tanti.
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