| 11/08/2007 | 00:00 Uno dei grandi del ciclismo trevigiano ci ha lasciato. Giovanni "Gianni" Roma si è spento giovedì pomeriggio verso le 14,30 all'ospedale di Oderzo all'età di 79 anni.
Da un paio di anni soffriva di problemi cardiaci e lunedì era stato ricoverato per alcune complicazioni. Dopo un paio di giorni di terapia intensiva il suo forte fisico non ce l'ha fatta. Uno dei primi attestati di cordoglio ai familiari è arrivato da Giovanni Pinarello, classe '22.
Roma lascia la moglie Gianna Tirindelli che attualmente non gode di ottima salute. Non aveva figli. Era nato a Tezze di Vazzola (Tv) il 2 marzo 1928, ultimo di sette fratelli di cui cinque sorelle delle quali solo Rina e Licia ancora in vita.
Terminata la carriera nel 1958 in Venezuela aveva dapprima condotto una catena di negozi di calzature a San Polo di Piave e successivamente ricoperto l'incarico di amministratore di più aziende.
Nella carriera da professionista vissuta dal 1949 al 1956 sempre con la maglia della Bottecchia di Mario Carnielli con Giordano Cottur in ammiraglia, Roma ottenne 13 vittorie partecipando a quattro Giri d'Italia: nel 1953 si piazzò al 7. posto della classifica generale a 24'35" da Fausto Coppi. Per qualche stagione fu pure scudiero
del francese Louison Bobet. Erano gli anni epici di Coppi e Bartali e Roma aveva la cilindrata per diventare un campione. Lui stesso sosteneva che in salita era in grado di reggere il confronto con il Campionissimo. Infatti, nonostante la sua altezza di 180 cm andava forte in salita e sul passo. Non sfigurava affatto di fronte a vari Magni, Kubler o Koblet. Ma chi lo ricorda sostiene che, ed anche lui stesso era solito farne ammenda, il salto di qualità non avvenne perché la vita da atleta non gli si addiceva molto. Tutto il gruppo conosceva questo aspetto e lo vedeva come corridore un po' sopra le righe.
Le doti da fuoriclasse comunque, associate a vittorie e soldi arrivati subito, emersero subito. Ma Gianni Roma sarebbe diventato un numero uno in qualsiasi altra disciplina. Con qualche risparmio acquistò la prima bici, una Stella Veneta, con la quale iniziò subito a vincere. Patron Michelin della Cicli Piave se ne accorse e non si fece sfuggire il talento di Tezze. Iniziò così a fornirgli immediatamente bici più consone al suo blasone. Non sbagliò. Da Dilettante nel Circuito di S.Urbano a Pianzano Gianni Roma riuscì addirittura a doppiare tutti. Mentre vinse una Astico-Brenta con 9' di vantaggio sul secondo. Fu una delle stelle dell'Uc Trevigiani dell'era Garbuio con Grosso e Barbiero. Prima di passare professionista mise la firma ad una ottantina di corse. Nel 2002 assieme a Italo De Zan e Annibale De Faveri, Gianni Roma aveva ricevuto la prima Borraccia d'Oro indetta
dall'Associazione Ex Ciclisti della Provincia di Treviso guidata da Germano Bisigato.
Domani pomeriggio alle 16 nella parrocchiale di San Polo di Piave l'ultimo saluto al gigante della Bottecchia che volava in salita. Se la famiglia lo consentirà il prossimo 6 gennaio la sua foto verrà collocata all'interno del Tempio del Ciclista che sorge a Calderba di Ponte di Piave dove già sono esposte quelle degli altri ex professionisti trevigiani deceduti. Gianni Roma sarà il diciottesimo. L'ultimo era Angelo Coletto, gregario di Fausto Coppi e presidente per oltre 20 anni dell'Associazione Glorie del Ciclismo Triveneto venuto a mancare nel marzo 2006 all'età di 71 anni.
Massimo Bolognini
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