1° Marco Pantani Camp, un successo che fa riflettere

| 07/08/2007 | 00:00
Sono occhi intensi che brillano di una luce particolare, sono fari di un significato sentito immanente, che si materializza e che non vuole disperdere nulla di quella emozione così coinvolgente. Sono gli occhi di Tonina e Paolo Pantani, l’immagine indelebile di una esperienza destinata ad aprire un ciclo, o meglio, una scuola, verso quel binomio che tanta parte ha avuto nel tratto terreno di quel loro figlio indimenticabile. Il 1° Marco Pantani Camp di ciclismo, va dunque in archivio all’insegna della loro immensa soddisfazione, come un inno al “si può fare”, proprio per raggiungere, continuativi, un credo dello sf ortunato campione. “Non ci sono parole – esordisce Paolo – per spiegare ciò che ho provato in questa settimana. Ho sempre amato il ciclismo giovanile, anche prima che mio figlio iniziasse. Oggi, dare una mano o far parte di un progetto scuola, per insegnare i primi rudimenti di questo sport, oltre che seguire un sentito volere di Marco, rappresenta per me, l’unico pieno legame con la disciplina. Questi bambini sono stati eccezionali e sono grato agli istruttori e gli operatori del Camp, per queste giornate che onorano al meglio l’impegno e le finalità che ci siamo dati con la costituzione della Pantani Corse”. “Vivere da vicino il brio, la loquacità e la partecipazione convinta di quei piccoli – continua Tonina – m’ha riportato ai tempi di quando Marchino scopriva il rapporto con la bicicletta e, come i giovanissimi d el Camp han fatto decine e decine di domande agli istruttori, anche lui era sempre prodigo di quesiti da porre a Paolo. Lo spirito di scuola, vissuto nel divertimento e nel gioco, rappresenta l’aspetto di questa esperienza che mi ha arricchito di più. Quei bambini sono entrati in me, donandomi sensazioni che non provavo da tanto. Ora che sono tornati a casa, sento forte la loro mancanza”. Alla comprensibile e commovente soddisfazione dei genitori di Marco, si aggiungono numeri e risultanze che le rendono tangibili anche in chi si limita, o si vuole fermare, alle sole letture tecniche del 1° Marco Pantani Camp. Va subito detto che iniziative del genere, non sono state, e non sono, numerose sul suolo italiano, anzi esprimono una rarità. La filosofia dei campus non è mai entrata con convinzione nella sfera del movimento ciclistico, e non solo per ché questi segmenti particolari si promuovono in una stagione dove il pedale esprime una parte preponderante del proprio palinsesto agonistico: non si è completamente fuori senno, se si sostiene che la cultura del ciclismo l’ha spesso rifiutata con una certa superficialità. E’ pur vero che lo sviluppo di un avviamento e approfondimento verso una disciplina sportiva a mo’ di Camp, per il ciclismo, presuppone andamenti e tempi diversi rispetto ad altri sport, per la variabilità degli impianti e delle risposte sul mezzo, che impongono il superamento di difficoltà suppletive, ma è altrettanto vero, che si è fatto poco per provarci. Il 1° Marco Pantani Camp di ciclismo, realizzato da Eurocamp in collaborazione con la Fondazione Marco Pantani Onlus e non avente scopo di lucro, ha radunato sessanta giovanissimi di ambo i sessi, fra i sei ed i dodici anni, provenienti da quattro regioni, che hanno esaurito un fitto programma di avvicinamento alla disciplina: dall’atletismo di base, alle risposte sul mezzo con relative esercitazioni, dall’abilità motoria allo sviluppo della coordinazione, dall’esplicazione dei primi rudimenti tecnici, alle lezioni sulle posizioni da tenere in gruppo, o come si determina la scia di un compagno, fino ad un excursus sulle fondamenta dell’attività su pista. Per tutti, poi, una visita medica atta a formulare una prima cartella di riferimento, nonché tanti momenti di puro divertimento.
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