| 03/07/2007 | 00:00 Clima irrespirabile, aria pensante: il ciclismo è allo sbando. E’ di poco fa la notizia del deferimento di Muraglia e Caruso; è di pochi giorni fa la confessione choc di Jorg Jaksche. E lì, sul tavolo del capo della Procura Antidoping del Coni Ettore Torri, c’è tutta l’inchiesta «Oil for Drug», con Marzoli, Quagliarello, Mazzoleni e Di Luca pronti ad essere ascoltati. Ma prima c’è il salbutamolo di Petacchi, forse quello di Piepoli, e poi l’urina leggera, troppo pulita per essere vera di Di Luca, Mazzoleni, Riccò e Simoni. E poi l’inchiesta di Bergamo, con Paolini e ancora Mazzoleni chiamati in causa. E poi quell’«Operacion Puerto» tutta da scoperchiare, tutta da verificare, tutta da decrittare.
Un anno è passato da quello scellerato giorno di Strasburgo. Un anno è passato da quell’allontanamento di Jan Ullrich e Ivan Basso dal Tour de France. Un anno è passato e la situazione non è migliorata, anzi, diciamo pure che è precipitata. Le squadre che un anno fa si concedevano tra le braccia dell’Uci mani e piedi, firmando un codice etico che non andava firmato, oggi sono vittime dell’operato di un Governo centrale che è diventato specialista nella pratica dello scarica barile. La loro regola è una e una sola: «assumetevi voi squadre le vostre responsabilità». Ma quando se ne assumerà una l’Uci? Quando chiederà con chiarezza chi era l’«amico di Birillo»? Quando chiederà lumi a Alejandro Valverde? In Spagna ci sono sacche con la sigla «Valv-Piti»: dove sono finiti i team manager che un anno fa chiedevano a gran voce il Dna a Basso e Ullrich per quelle sacche? Come mai tutta questa prudenza, questo garantismo tardivo che noi abbiamo reclamato fin dall’inizio?
È bello vedere questi venti team di ProTour che sfilano con le loro letterine firmate per poter correre il Tour de France. E dire che il ProTour era nato per togliere un po’ di potere ai francesi. Oggi sono più forti di prima: non solo hanno deciso di non aderire al ProTour al pari di Giro e Vuelta, ma per correre la loro prova si deve anche compilare il modulo d’iscrizione. I corridori non sono più difendibili, le squadre anche, l’Uci di più.
In ogni Paese civile, per combattere il terrorismo, la mafia, la camorra, ci si affida ai pentiti. L’Uci favorisca il pentitismo se vuole davvero sferrare un colpo definitivo. Facciamo uscire definitivamente tutti i nomi, perché - scusateci se siamo così crudeli - nessuno può dirsi vergine. Poi tiriamo una riga e ricominciamo da capo, con una regola semplice semplice: chi sgarra, chi viene beccato, smette di fare questo lavoro per sempre e viene avviato alla pastorizia. Ricominciamo da capo, tutti assieme, anche Jan Ullrich, che non deve e non può essere l’unico simbolo di uno sport malato. Apriamo una discussione, proviamo a parlarci una volta per tutte, guardandoci negli occhi e non più alle spalle, come è stato fatto fino a oggi, e probabilmente si farà anche domani.
Pier Augusto Stagi
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