Ecco la dichiarazione che dovranno firmare i corridori
| 20/06/2007 | 00:00 Il caso Puerto ha messo in luce i gravi fatti di doping nel ciclismo. Questi, come del resto tutti
gli altri casi di doping, danneggiano notevolmente il mio sport e la mia situazione personale.
L'incertezza che ne deriva sull'identità dei corridori e delle altre persone che potrebbero
essere implicate nel caso Puerto è altrettanto nefasta e permarrà fino alla chiusura del caso.
Oggi il sospetto regna ovunque, mina la credibilità del mio sport e scuote la fiducia del
pubblico, delle istituzioni, degli organizzatori e dei miei colleghi.
Per questi motivi, firmando il seguente impegno, voglio fornire il mio contributo per
correggere questa situazione e risanare il ciclismo, dimostrando che aderisco totalmente ai
principi difesi dall'Unione Ciclistica Internazionale (UCI).
"Dichiaro sul mio onore, davanti alla mia squadra, ai miei colleghi, all'UCI, alla famiglia
del ciclismo e al pubblico, di non essere coinvolto nel caso Puerto né in nessun altro
caso di doping e mi impegno a non commettere nessuna infrazione al regolamento
antidoping dell'UCI. A prova del mio impegno, accetto di versare all'UCI, oltre alle
sanzioni regolamentari, un contributo alla lotta antidoping per un importo pari alla mia
retribuzione annuale del 2007, nel caso in cui avessi violato il regolamento e fossi
condannato alla sanzione standard di due o più anni di sospensione, nell'ambito del
caso Puerto o di qualsiasi procedura antidoping .
Allo stesso tempo, dichiaro agli organi di giustizia spagnola di mettere a loro
disposizione il mio DNA perché possa essere confrontato con le sacche ematiche
sequestrate nell'abito del caso Puerto. Faccio appello alla giustizia spagnola perché
disponga questo esame il prima possibile o permetta all'UCI di svolgerlo.
Infine, aderisco alla volontà dell'UCI di rendere la mia dichiarazione pubblica".
Per la cronaca, sul sito dell'Uci ci sono già i nomi dei primi due firmatari, Mark Cavendish e Sandy Casar.
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