Parla Sarah: «La mia vita impossibile con Frank»

| 09/06/2007 | 00:00
"Certe frasi mi hanno fatto molto male. E, scusatemi per lo sfogo, io non ci sto. Non accetto che adesso Frank passi per vittima. Semmai la vittima sono io. E mia figlia Margaux". Sono quasi le 11 di mattina e la telefonata di Sarah alla Gazzetta comincia così, con la voce tremante per l’emozione. Sarah è la giovane moglie italiana di Frank Vandenbroucke, l’ex enfant prodige del ciclismo belga che mercoledì, nella sua abitazione di Vermezzo, non lontano da Milano, ha tentato di suicidarsi. L’ennesimo capitolo triste di una vita difficile, quella di un corridore che, fuoriclasse precoce, era stato salutato giovanissimo come il nuovo Eddy Merckx, e invece ha buttato via una carriera da predestinato. L'INTERVISTA - Sarah ieri ha letto i giornali e alcune dichiarazioni l’hanno ferita molto. "Palmiro Masciarelli (team manager dell’Acqua&Sapone, ndr) mi ha fatto passare per una persona fredda, senza cuore e approfittatrice. Forse non immagina quello che io ho dovuto sopportare negli ultimi anni al fianco di Frank". Sarah, ce lo vuole raccontare lei? "Tutti ora parlano della depressione di Frank, dicono che era solo e abbandonato. Ma nessuno pensa a quello che abbiamo subìto io e nostra figlia. Margaux ha assistito a scene che una bambina di 5 anni non dovrebbe assolutamente vedere; io ho avuto un esaurimento nervoso da cui sto uscendo faticosamente solo adesso. Sono stati sette anni d’inferno. E se sono arrivata sino ad avviare le pratiche per la separazione, è perché non ne potevo davvero più. Mi creda, ero sfinita". È vero che Frank assumeva sostanze stupefacenti? "Negli ultimi anni, a fasi alterne, lo ha fatto sistematicamente. Amfetamine, cocaina. E sonniferi in grandi quantità, alcuni con effetti allucinogeni. Poi diventava violento, cattivo, aggressivo. Mi ha picchiato più volte. Io allora scappavo di casa e andavo dai miei genitori. Lui non lo accettava: mi ha minacciato anche di morte, lo stesso ha fatto con la mia famiglia". Ma lei non ha mai denunciato questi episodi? "No. E, col senno di poi, me ne pento. Ma avevo paura, per me e per mia figlia". Singhiozza, il ricordo le fa male. "Tornavo a casa da lui perché temevo le sue reazioni. Prima cercava di convincermi con le buone, poi passava alle minacce. Quando tornavo, mi prometteva che si sarebbe impegnato a cambiare: lo faceva per due-tre mesi, poi ci ricascava". Si sarebbe mai immaginata che Frank potesse arrivare a un gesto come quello di mercoledì? "Lunedì lui si è presentato davanti all’abitazione dei miei genitori, dove io mi sono trasferita tre settimane fa. Era in uno stato pazzesco, cercava me. Voleva lanciare anche dei sassi contro la casa, i miei hanno chiamato i carabinieri, ma lui è riuscito a scappare. Poi mi ha mandato un sms fingendosi di essere Mimmo (il nipote di Masciarelli che mercoledì lo ha trovato svenuto in casa, ndr): c’era scritto che Frank si trovava in ospedale, io ho capito subito, dall’italiano approssimativo, che era mio marito e che voleva farmi venire un’altra volta i sensi di colpa. Frank è un grande manipolatore. L’ho detto anche a Mimmo di tornarsene a casa, perché era diventato pericoloso". Ha rischiato di fare la fine di Pantani... "Sì. Ma Pantani non aveva una moglie e una figlia a cui aggrapparsi e che potevano aiutarlo a uscire da quel tunnel". Frank era in cura da uno psicologo? "Nel 2002 l’ho portato io, in Belgio, da uno specialista (Jef Brouwers, ndr). Il primo anno, tra alti e bassi, è andata bene. Poi la situazione è precipitata. Anche lo psicologo si è arreso, non sapeva più come aiutarlo. Frank pensa di non avere problemi, invece è malato. E non ha mai voluto curarsi seriamente, anche se me l’ha promesso mille volte". È vero che Frank non ha più un soldo? "Ha buttato via tutti i suoi guadagni. E del suo stipendio, sul conto che abbiamo in comune finiscono 1000-1200 euro al mese, che bastano giusto per coprire il mutuo della casa e poco più. Al sostentamento mio e di Margaux ci pensano soprattutto i miei genitori, che mi hanno accolto a casa loro". Ma che tipo di padre è Frank? "Quando è sano e cosciente, è un buon padre. Lo è sempre stato. Anche negli ultimi tempi non gli ho mai negato la possibilità di vedere la bambina. Gli ho solo chiesto di non farsi più vedere da me". Quando vi siete conosciuti (alla Vuelta ’99, dove lei era hostess per la Saeco; si sono sposati il 22 ottobre 2000; ndr), Frank era sulla cresta dell’onda. Ma pochi mesi dopo cominciò la sua parabola discendente. Che ricordo ha di quei tempi? "Vede, voi avete conosciuto il Vandenbroucke dal talento immenso, che vinceva le grandi corse. Io, purtroppo, ho vissuto solo la parte più triste della sua carriera e della sua vita". Il ciclismo può essere la sua ancora di salvezza? "Non so, negli ultimi anni ci ha provato tante volte. Si allenava, si preparava bene per certi periodi, ma quando era il momento delle gare c’era sempre una scusa". Che cosa chiede adesso? "Solo di poter vivere una vita serena. Credo che io e Margaux ne abbiamo tutto il diritto". E la vita di Frank? "Non vogliatemene: adesso non riesco più a provare pena per Frank". da «La Gazzetta dello Sport» del 9 giugno 2007 a firma Paolo Marabini
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