GIROTONDO. CARLO, LO SCOIATTOLO

GIRO D'ITALIA | 24/05/2018 | 07:23
Nel cinquantenario dell’Unità d’Italia, era l’anno 1911, il Giro si concluse a Roma, proprio come quest’anno. Dalla capitale era partito, il 15 maggio, e nella capitale arrivò dodici tappe più tardi, il 6 giugno, con Carlo Galetti in maglia rosa, come già l’anno prima. Si correva ancora a giorni alterni, partendo di notte alla luce delle fiaccole. Quell’anno per la prima volta ci si spinse al sud, fino a Bari. E per la prima volta si salì oltre i duemila metri, al Sestriere: con biciclette senza cambio, che pesavano più di quindici chili, e per giunta in mezzo alla neve. Galetti aveva percorso i 3.530 chilometri della corsa in 132 ore e 24 minuti precisi, alla media di 26,216 chilometri orari, ma allora la classifica era a punti: se fosse stata a tempo come oggi, quel Giro lo avrebbe vinto Giovanni Rossignoli con 34 minuti di vantaggio sul suo coetaneo Galetti (che a Grottammare aveva perso un’ora per riparare la sua bici). Ma tant’è.

Galetti era nato sul Naviglio, a Corsico, alla fine di agosto del 1882. Di mestiere faceva il tipografo, erano stati i suoi datori di lavoro a prestargli una bicicletta perché partecipasse al primo Giro della storia, quello del 1909. Diventò amico di Luigi Ganna, detto il re del fango, e di Eberardo Pavesi, per tutti l’avvocato in bicicletta. Sui giornali li chiamavano «i tre moschettieri».

Galetti aveva ventisei anni quando nella trattoria di Cesare, a due passi da casa, decisero di mettere assieme l’Unione sportiva Corsico. Non erano tante allora le società sportive organizzate, e lì si radunarono gli appassionati di tiro al piccione, tiro al piattello, nuoto (nel Naviglio ovviamente) e ciclismo. Galetti era piccolino ma pieno di energia, e lo chiamavano «lo scoiattolo dei Navigli» perché lo vedevano continuamente pedalare avanti e indietro a velocità doppia. Quando decise di correre il primo Giro d’Italia, era già qualcuno: per esempio aveva vinto due volte il Giro di Sicilia.

Il primo Giro lo vinse il suo amico Ganna, e lui arrivò secondo.
L’anno dopo fu il trionfo dei tre moschettieri: primo Galetti, secondo Pavesi, terzo Ganna. Lo scoiattolo dei Navigli vinse il Giro d’Italia per tre anni di fila. Eppure la gente non lo amava come altri suoi colleghi, perché non andava in fuga spesso come i suoi rivali e al traguardo evitava dichiarazioni pompose o esagerate. Adesso si direbbe che non era un personaggio.

Nel 1912 si correva a squadre, lui nell’Atala con i moschettieri, contro la squadra di Giovanni Gerbi, il «diavolo rosso». Quella volta Gerbi gli lanciò una sfida: trecento chilometri contro il tempo, chi arrivava primo vinceva mille lire. Corsero nel fango, sotto l’acqua, con il vento che rischiava di buttarli a terra, e Galetti vinse con quasi cinque minuti di vantaggio.

Quando l’Italia entrò in guerra, Rossignoli fu inviato al fronte, Galetti invece rimase a casa a lavorare per le poste: nessuno era più veloce di lui a consegnare la corrispondenza in bicicletta, sgattaiolava rapido come uno scoiattolo.

Oggi, nella tappa che da Abbiategrasso porta a Prato Nevoso, al km 165 la corsa passa da Mondovì. Il Giro è arrivato a Mondovì nel 1911 e nel 1912, e in tutte e due le occasioni ha vinto Carlo Galetti.

Alessandra Giardini
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