| 28/05/2007 | 00:00 Sul Giro che stamani si è fermato tra le valli delle Dolomiti per la seconda ed ultima volta alla soglia della settimana decisiva, le nubi sono ancora scure e cariche di pioggia. Il tempo non aiuta certo a sollevare il morale all’indomani del terribile giorno delle Tre Cime di Lavaredo. L’incubo tornava dopo 18 anni e l’incontro con la storia del Giro ha placato i sogni rosa di Marzio Bruseghin, scivolato dalla piazza d’onore al 10° gradino della classifica generale.
“Lo sapevo purtroppo – dice a denti stretti e rassegnato il 33enne vittoriese della Lampre tricolore della crono e luogotenente di lusso di Damiano Cunego -. Quando fa freddo mi blocco. Sotto certe temperature non ho mai reso. All’inizio stagione soffro sempre da matti. Così è stato puntualmente ieri. Un calvario. Proprio nel giorno decisivo. Passando dal caldo soffocante della Sardegna al gelo di ieri le gambe si sono inchiodate. Mi spiace per i tanti tifosi che sono saliti fin quassù, sulle Tre Cime. Ma siamo anche noi degli uomini”.
Il rammarico è quindi davvero grande, per uno dei personaggi più amati della carovana.
“Sicuro, perché ho lottato ad armi impari con i miei avversari. Non essere riuscito a esprimere quello che avevo dentro perché le gambe erano bloccate dal freddo è il più grande rammarico. Col sole sarebbe stato tutto diverso. Chissà come serei arrivato. Peccato. Perché con la condizione che ho dimostrato di avere se mi fossi salvato sulle Tre Cime un pensierino al podio l’avrei pure fatto”.
Con 9’29” dalla maglia rosa Di Luca ora cambiano gli obiettivi.
“Ma no. La mia corsa non era mai cambiata. Non ero partito per fare classifica. Vedremo adesso sullo Zoncolan (mercoledì, dove Bruseghin già nel 2003 sfiorò l’impresa, ndr) cosa succederà. Per me è una pendenza proibitiva. La vittoria sarà appannaggio degli scalatori puri. Tutti daranno il massimo, tanto piano non puoi andare”.
Volendo terreno per recuperare ce n’è. Già domani prima di arrivare a Lienz.
“Si ma 10’ di distacco sono un’infinità. Per assurdo infilandomi nella fuga giusta potrei tornare in corsa per il podio, ma gli interessi di classifica iniziano a farsi pesanti e determinanti. Lo spartiacque era sulle Tre Cime e così è stato”.
Nella crono di sabato a Verona, 43 km da Bardolino, potresti rosicchiare un paio di minuti. Qualche imboscata ben riuscita e il podio si avvicina
“Il mio terreno, mi piacerebbe concedere il bis, ce la matterò davvero tutta. Come sempre. Ma non basterà”.
Comunque vada resterà sempre scolpito il capolavoro della cronoscalata di Oropa, sulla cima di Pantani.
“Un sogno. Era anni che ci provavo. Vincere una tappa al Giro con la maglia tricolore, a Oropa battendo tutti nella sfida diretta uno-contro-uno senza appello, è stato il massimo che potessi chiedere. Ci credevo, la salita è atipica, non durissima, adatta alle mie caratteristiche. Nell’ultimo km e mezzo sono riuscito a dare tutto e recuperare parecchio da Di Luca. Serviva gestirsi bene per poter fare la differenza nel finale dove la pendenza si faceva più dolce. Ho trovato il giorno della vita e ne è uscito quello più bello della mia carriera”.
Arrivati a questo punto il Giro può perderlo solo Di Luca. Cunego pare tagliato fuori.
“In teoria dalla vittoria lo divide solo una salita, lo Zoncolan di mercoledì. Gli basta difendere la maglia , ma Danilo potrebbe pure attaccare come ha fatto negli ultimi km delle Tre Cime”.
Sarà accerchiato dalla morsa degli scalatori Saunier Duval
“Si sono dimostrati più pericolosi, anche perché fuori classifica, Piepoli e Riccò che Simoni, sino ad oggi apparso il meno brillante della banda Saunier”.
Riccò, la rivelazione di questi Giro.
“Bravo e giovane. Sta crescendo. Con Piepoli ha sfruttato alla grande il fatto che non era lontano dalla zona calda della classifica”.
Mazzoleni, invece, un exploit che non ti aspetti.
“Ma no. E’ una vita che è lì. E’ stato abile a sfruttare le pieghe della corsa e le incertezze degli altri a suo favore trovando un alleato di lusso come Savoldelli. Le inchieste sul doping di Roma e Bergamo? Sono fatti che non rendono certo lustro ad un curriculum, ma non mi pare giusto continuare con i sospetti. Non si può che fare i complimenti dopo quello che ha fatto ieri. Se uno ruba una volta non è poi detto che continui a farlo. La storia è già scritta e non si può più riscrivere ”.
Oggi in tarda mattinata una sgambata di una trentina di chilometri, ancora col freddo, terminata sotto la pioggia con il compagno di stanza Vila e Szmyd. Un po’ di relax dopo pranzo in camera e prima di cena qualche ora in compagnia della morosa Alessia arrivata da Vittorio Veneto nell’hotel dove alloggia la Lampre vicino Caprile con Saro, l’inseparabile setter inglese. Ma da domani l’avventura riprende.
Massimo Bolognini
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