KEVIN RIVERA: «LA ANDRONI COME UNA FAMIGLIA». AUDIO

PROFESSIONISTI | 22/03/2018 | 07:49

Le nuvole a dare un po' di sollievo, ma non troppo, sulla partenza della quinta tappa del Tour of Langkawi 2018 che si appresta ad affrontare la sua frazione più importante, quella con arrivo in cima a Cameron Highlands. C'è tanta curiosità su Kevin Rivera (Androni Giocattoli Sidermec), perché anche se la salita non è così impossibile, potrebbe essere un buon test per il giovanissimo talento del Costa Rica.

L'anno scorso, infatti, ha vinto il Tour of China II con un'azione notevole nell'unica frazione in salita (la prima, peraltro), tuttavia la squadra ha deciso più che saggiamente di proteggere questo corridore con potenziale così grande e lo sta facendo crescere con calma, senza troppa pressione, proteggendolo in gruppo così come fuori. A 19 anni, Kevin sta frequentando la scuola del ciclismo e oggi può essere un buon test per divertirsi un po'.

L'intervista qui sotto, a fine pagina il file audio per ascoltare la sua voce.

Quali sono le tue sensazioni dopo quattro tappe e alla vigilia dell'arrivo in salita, la tappa più importante?

«Le sensazioni sono buone, sono venuto a fare esperienze come per tutte le altre corse, questa è una salita sì, ma non è così adatta per fare differenza perché è un po' particolare, tuttavia ci proveremo visto che sto bene. Le tappe sono andate bene, solo ieri ho preso un buco per via di una caduta.»

Ti abbiamo spesso visto in posizione di sicurezza, specialmente in volata, come ti è sembrata la corsa finora?

«Si fa sempre un bel ritmo tutta la tappa, fa molto caldo, ma io sto imparando quel che devo imparare soprattutto in pianura e con gli arrivi in volata. Devo imparare a essere li nel posto giusto e avere sempre un occhio attento perché c'è sempre la possibilità che qualcosa accada, ieri ad esempio sono stato bravo a non cadere, è tutta esperienza per me»

Stai facendo esperienza e stai imparando molto, ma oggi è una buona occasione per testarti. L'anno scorso vincesti il Tour of China II in una tappa in salita, anche se l'arrivo era molto diverso.

«Sì. Oggi se avrò le gambe giuste ovviamente proverò a vincere la tappa e lottarò per questo, l'anno scorso era una salta molto diversa, perché era perfetta per me, con pendenze per lunghi tratti anche al 14% e 15%, potevo fare distacco; qui ai -4km è ancora al 4 o 5% arriva al massimo al 10% se non per 500 metri e magari se scatto mi prendono facile. Quindi, se riesco a stare davanti va bene se no sono tranquillo perché ho fatto il possibile».

Sei alla scuola del ciclismo, sei giovanissimo e stai imparando. Quanto è importante essere in una squadra come la Androni? Si può considerare come una famiglia?

«La squadra è diventata la mia famiglia, io sono migliaia di km lontano da casa e se adesso tutti ritornano in Italia e trovano la famigli io invece no, però torno in Italia con loro ed è anche bello perché stiamo sempre in bici a soffrire e condividiamo tanto, si questa per me è come una scuola e ogni giorno imparo tanto».

Dove senti che puoi migliorare? A stare meglio in gruppo?

«In pianura soprattutto. Ho bisogno di correre tanto e stare davanti perché ad esempio se c'è un buco per via del vento rimango indietro. Ieri ero davanti ma all'improvviso c'è stata una caduta, eravamo in pianura con tanto vento, io mi sono buttato verso le macchine e non sono andato a terra per fortuna, ma ho preso 40 secondi. Fossi stato con Malucelli o qualcuno più davanti era meglio, ma nel ciclismo non sai mai cosa succede».

A Maggio c'è il Giro d'Italia, ogni tanto ci pensi?

«Il mio pensiero è di correrlo, ma so che ho solo 19 anni e non è il momento giusto per farlo. Ovviamente c'è questo bel pensiero ma credo che sia meglio andare con calma, passo dopo passo, sennò mi brucio (ride, ndr)».

Da Bentong, Diego Barbera

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