L'ORA DEL PASTO. E ADESSO, AFRICA

STORIA | 13/01/2018 | 07:10
Bongo – Omar Bongo – era il presidente della Repubblica gabonese. Amissa – Amissa Bongo – è la figlia di Omar. Tropicale è quella fascia della Terra compresa fra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno.

Tropicale Amissa Bongo è la prima corsa dell’anno
e si disputa nel Gabon: la prima edizione risale al 2006, la tredicesima si tiene da domenica 15 a sabato 21 gennaio, sette tappe (la più breve 115 km, la più lunga 182, totale 1011 km), categoria 2.1.

E Andrea Palini sta alla Tropicale Amissa Bongo – con le dovute proporzioni – come Mario Cipollini al Giro d’Italia e Gino Bartali (con Cipollini) al Tour de France: è il corridore italiano che ha vinto di più. In Gabon il corridore bresciano – da professionista, una quindicina di vittorie più due cronosquadre – ha conquistato quattro tappe in tre giri: la prima nel 2013, la seconda nel 2015, la terza e la quarta nel 2016 (più il secondo posto nella generale e il primo nella classifica a punti nel 2016). Stavolta Palini non ci sarà: non è riuscito a rinnovare il contratto con l’Androni, e così si è iscritto a un corso biennale da massaggiatore a Bergamo e a Pian Camuno, dove abita, e intanto si occupa del frutteto del suocero, soprattutto mele, e poi mirtilli, pere, pesche, albicocche, ciliegie…

Gabon: “Un territorio grande un po’ meno dell’Italia, una popolazione di un paio di milioni, un clima equatoriale, pianura e savana, mare e foreste – spiega Palini -. I percorsi delle tappe non sono mai piatti, hanno continui saliscendi, tante collinette, in gergo ‘sciacquoni’, a metà fra la Franciacorta e le Ardenne. La partenza nella tarda mattinata, l’arrivo nel pomeriggio, forse per la tv. Caldo e umidità: a volte soffocanti. Gente: tantissima, non solo nella capitale, Libreville, ma anche nei villaggi e lungo il percorso, forse perché gli abitanti coltivano la terra, allevano o cacciano gli animali, lavorano nella foresta, e così, al passaggio della corsa, si riversano lungo la strada. Giornalisti: uno dell’Equipe, un paio di quelli che seguono le corse anche in Asia, poi i locali, parlando in francese o in inglese, per dire che ero contento di avere vinto o che volevo ringraziare i miei compagni di squadra o che dedicavo la vittoria alla mia ragazza, me la cavavo”.

Pronti-via: “Strategie, zero. Si corre alla garibaldina: attacchi e contrattacchi, fughe e controfughe, nessuna squadra è in grado di controllare la corsa, nessuno vuole stringere alleanze, ogni fuga può essere quella buona per vincere non solo la tappa, ma la generale. E poi i corridori africani: atletici ma sprovveduti, gli eritrei sembrano i più organizzati, i gabonesi quelli più grezzi. Uno di loro mi ha raccontato che una settimana prima dell’inizio della Tropicale cominciano ad allenarsi seriamente, 200 km al giorno, con il risultato che, quando comincia la corsa, sono già stanchi morti e si staccano subito. La verità è che sono dilettanti, corrono per piacere, per sognare, per vivere un sogno, ma nella vita di tutti i giorni hanno altri mestieri”.

E poi: “L’organizzazione è francese, in parte i responsabili collaborano con l’Aso. Gli alberghi sono semplici, ma ogni anno migliorano. L’alimentazione – regolata dagli organizzatori – propone gran riso in bianco, ma anche pasta con una passatina di pomodoro, ma il parmigiano te lo puoi scordare. Le miss sono locali, non indossano vestiti locali, ma le divise e i colori degli sponsor. Io ho corso anche in Cina e in Malesia, in Egitto e negli Emirati Arabi, ma in Gabon ho forse provato emozioni più forti. La natura ti appare in tutta la sua forza, quasi prepotenza”.

Marco Pastonesi

Tuttobiciweb seguirà la Tropicale Amissa Bongo con il diario quotidiano di Massimo Rosa, neoprofessionista della Wilier-Selle Italia. Ogni giorno – su whatsapp con il nostro Marco Pastonesi - la sua Africa.

Marco Pastonesi
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