TOUR OF GUANGXI, LA MIA AVVENTURA

PROFESSIONISTI | 29/11/2017 | 07:19
Siamo stati ospiti del Tour of Guangxi per la prima edizione del­la corsa cinese di World Tour che, con la vittoria del belga Tim Wellens, ha chiuso la stagione su strada. Per raccontarvi la nostra avventura ecco un alfabeto, sen­za ideogrammi (avremmo dovuto restare ben più dei 10 giorni in programma per imparare a decifrarli!), ma in lettere italiane che ci guideranno nel racconto di un “altro mondo” davvero affascinante.

A come ACCOGLIENZA. Non ero mai stata in Cina, avevo sentito racconti di amici che ci erano stati in vacanza, colleghi e corridori per lavoro. Per me, tutto è stato una scoperta. Mi im­maginavo una trasferta in stile Pe­chino Express e non sono rimasta delusa da quanto incontrato in una zona che, prima di partire, non sapevo nemmeno dove fosse collocata sul mappamondo. Guangxi è una regione autonoma della Cina meridionale che combina in uno strano mix natura e tecnologia, immensi campi coltivati e grattacieli. L’accoglienza della gente è stata davvero calorosa, così come il meteo. Ab­bia­mo avuto la fortuna di capitare da queste parti nel periodo migliore per visitarle.

B come BEIHAI. Il nome della località da cui è partito il Tour of Guangxi significa “a nord del mare” in cinese. Ho letto che è stato previsto che tra il 2006 e il 2020 sarà la città con maggiore crescita al mondo. Personalmente spero lo faccia senza perdere le sue origini e tipicità derivanti dalla tradizione. È un porto importante sulle sponde del golfo di Tonkin, ma a soli tre chilometri dall’hotel in cui abbiamo pernottato sotto un ponte ul­tra­moderno, ho trovato un caratteristico villaggio di pescatori. Una sorpresa bellissima.

C come CATARRO. Spero non stiate leggendo questo articolo in orario pasti. Purtroppo devo confermare quanto mi era stato preannunciato dal collega Diego Barbera, che aveva seguito per tuttoBICI già nu­merose corse in Asia: i cinesi sputano a terra di frequente ed emettono rumori alle nostre orecchie poco gradevoli. Non tutti ovviamente, ma buona parte di loro mangiano in modo rumoroso. Da questa parte del mondo succhiare i tradizionali nuddles o i brodi delle zuppe è segno di apprezzamento del cibo.
Un’altra chicca legata all’igiene e al costume locale sono i bagni pubblici, in alcune stazioni di benzina non presentano porte né scarico. Una bella differenza rispetto agli hotel extra lusso a cui ci siamo abituati, ma quando scappa, scappa.

D come DISTANZE DI SICUREZZA. In Cina manca una tradizione ciclistica forte come quella di casa nostra. L’or­ga­nizzazione, per essere alla prima esperienza, è stata all’altezza di una ma­nifestazione World Tour ma di certo per il futuro può migliorare alcuni aspetti per fare un deciso salto di qualità. Il più evidente è che il pubblico c’è ed è interessato alla corsa, la gente a bordo strada non manca, ma per motivi di sicurezza viene tenuta a eccessiva di­stanza dai corridori. Nelle larghe strade percorse dalla gara c’erano sempre due cordoni di sicurezza così che gli appassionati non potessero avvicinare i protagonisti dell’evento. Un vero peccato. L’unicità del ciclismo rispetto ad altri sport è proprio lo stretto contatto tra i tifosi e i campioni.

E come ELETTRODOMESTICI. La carovana del Tour of Guangxi ha dormito in hotel bellissimi e, chiaramente, costosi. Se per il pernottamento, a carico degli organizzatori, non c’era problema, per il lavaggio dell’abbigliamento i team hanno incontrato qualche difficoltà, visti i costi del servizio. Così praticamente tutte le squadre in gara si sono organizzate e hanno ac­quistato una lavatrice. A soli 40 euro se ne sono accaparrata una a testa e ogni giorno la utilizzavano semplicemente attaccandosi alla corrente e all’acqua di una camera. Curioso che la Quick Step Floors, imbattibile negli sprint con Fernando Gaviria, sia stata la più lenta a dirigersi al negozio di elettrodomestici e sia rimasta senza. Il diesse Davide Bramati ha comunque trovato una soluzione e da buon italiano in albergo è riuscito a usufruire del servizio ad un prezzo speciale.

F come FOTO. Ciò che mi ha colpito di più di questa trasferta è stato lo stupore della popolazione locale nel vedere me e i miei colleghi provenienti da tutto il mondo. Che la gente fermi i corridori per delle foto è normale, sono personaggi famosi, ma le richieste di selfie e autografi sono arrivate anche a noi, persone co­muni. La ragione? Da queste parti ve­dere un occidentale è una rarità che me­rita di essere immortalata in una fo­to ricordo. A un gruppo di ragazze di 16 anni che mi hanno chiesto di posare con loro ho chiesto cosa se ne facessero di una foto con me, la risposta è sta­ta: «È la seconda volta nella nostra vita che vediamo uno straniero». In­cre­di­bi­le per chi, come noi, cresce in una real­tà multietnica. Un uomo di circa 60 anni, che mi ha chiesto da dove venissi, mi ha fatto capire che non aveva mai sentito parlare né di Italia né di Eu­ro­pa. E pensare che crediamo di essere il centro del mondo...

G come GUILIN. L’ultima città attraversata dal Tour of Guangxi una volta era chiamata Kwei­lin. Situata a ovest del fiume Li, a nord confina con l’Hunan. Nota per la sua varietà floreale e per la sua tradizione topografica, è attualmente una delle mete cinesi più frequentate dai turisti. Il centro è davvero vivace e caratteristico. Da qui noi, come il resto dei componenti della carovana, abbiamo preso il volo per tornare a casa dopo una bellissima esperienza.

H come HOTEL. Come vi dicevo, siamo stati ospiti di resort fantastici. A Nanning abbiamo dormito due notti al Wanda Realm Re­sort, una delle innumerevoli meraviglie del Wanda Group, di cui fa parte Wan­da Sports, una delle società commerciali cardini della nazione. Proprio grazie all’ingente investimento assicurato dal­la costola sportiva del colosso di Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Cina (e 18esimo al mondo), questa competizione neonata è potuta entrare fin da subito nel calendario UCI World Tour.

I come INTRATTENIMENTO. Prima del via di ogni tappa, tra la presentazione di un team e l’altro, andavano in scena spettacoli più o meno tradizionali. Tra i balli di donne in costumi tipici, esibizioni di suonatori di tamburi e bambini travestiti da draghi o leo­ni, curiosi erano gli interventi di ragazze pon pon e ballerini hip hop in stile cheerleaders delle università americane e gruppi come i Back Street Boys. Tut­to ciò che ricorda gli USA è molto ama­to dai cinesi: la NBA è seguitissima, Kobe Bryant è un vero e proprio idolo, catene come KFC, Starbucks e Nike sono in ogni centro commerciale che si rispetti, compresi i numerosi Wanda mall.

J come JIAIO.  "Vai vai vai”. Abbiamo imparato a co­noscere questa parola, ripetuta all’infinito nella canzone che risuonava al villaggio di partenza e arrivo di ogni tappa e scoperto che è l’incitazione ti­pica che i tifosi urlano ai ciclisti in corsa. In pratica, ha lo stesso significato del nostro “alè”. Di parole ne abbiamo imparate poche altre, che presto purtroppo temo dimenticheremo. Le uniche che ormai mi sono rimaste in testa sono Ni-hao che vuol dire ciao e Xie Xie che equivale a grazie.

K come KTV. I cinesi vanno matti per il karaoke. I KTV sono locali composti da diverse stanze in cui si può andare a mangiare, bere e cantare di fronte a un grande monitor che trasmette le parole e i vi­deo di popolari canzoni, generalmente in compagnia di belle ragazze. Ven­go­no frequentati in particolare da business men che portano i loro clienti in questi posti per festeggiare la firma di un contratto commerciale. A quanto ci hanno detto, oltre all’aspetto ludico, presentano un’altra faccia della medaglia, il favoreggiamento della prostituzione.

L come LI NING. Dalla tripla medaglia d’oro olimpica di Los Angeles 1984 (più due argenti e un bronzo) allo spettacolare volo di ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Pechino 2008, il leggendario ginnasta Li Ning è stato l’ospite speciale del Tour of Guang­xi. Leggenda vivente in patria, oggi è un imprenditore di successo alla guida della Li Ning Company Limited. Una società che, sfruttando naturalmente la propulsione del nome del fondatore, ha scalato le classifiche di gradimento con i suoi articoli sportivi e abbigliamento tecnico.

M come MEIYIN. Meiyin Wang è stato l’unico corridore cinese in gara al Tour of Guangxi. Al via, tra tanti nomi importanti spiccava un solo atleta di casa. Originario della provincia di Shandong, più precisamente di Qu Fu, la città di Confucio, l’alfiere della Bahrain Merida ha avuto tutti gli occhi degli appassionati cinesi addosso e non ha deluso le aspettative dei suoi esigenti tifosi animando la cor­sa, rendendosi protagonista di più di una fuga nel corso delle sei tappe in programma dal sud al nord della regione.

N come NANNING. Capitale della regione autonoma di Guangxi, è conosciuta come Green City per la sua varietà di piante tropicali. Vanta 8 milioni di abitanti di cui oltre cinque solo nella sua area urbana. Sviluppatasi sul fiume Yu, è un notevole porto commerciale e sede dell’aeroporto internazionale a cui siamo arrivati da Milano passando per Pechino. La N ci permette di parlare anche di Non­gla, l’arrivo in salita che al quarto giorno ha deciso la classifica generale con il successo del belga Tim Wellens della Lotto Soudal. Un posto davvero magico, dominato dalla natura, che tra sassi e alberi ospita un bel tempio buddista da cui si può ammirare un panorama mozzafiato.

O come OSS. Daniel è stato uno dei diciassette italiani in gara. Si è messo in luce come più combattivo della terza e quinta giornata e si è aggiudicato la maglia verde di miglior scalatore, ma lo tiriamo in ballo per il suo aspetto estetico. Vi ho già detto che in Cina adorano gli occidentali, ma le ragazze impazziscono in particolare per gli italiani. Se gli uomini di Guangxi sono parecchio timidi, le connazionali invece sono decisamente più spigliate. Apprezzano particolari del viso a cui noi tradizionalmente non dia­mo importanza nel valutare la bellezza di un uomo come il ponte del naso e la piega della pelle sulla palpebra, in Oriente vere rarità.

P come PRANZO AL SACCO. Il packed lunch che avevamo per pranzare nel pulmino che ci trasportava dal­la partenza all’arrivo. Forse sarebbe meglio chiamarlo snack box visto che conteneva solo merendine, caramelle, brio­ches, crackers, biscotti, frutta sec­ca, un frutto (unica cosa dietetica che lo chef proponeva ogni giorno) e altri prodotti non meglio identificati come piccoli pezzi di manzo in confezione sottovuoto, considerato una vera prelibatezza.

Q come QINZHOU. È la seconda città che abbiamo conosciuto in questo viaggio per Guangxi. Per secoli è stata il nodo fondamentale del commercio con l’Indocina. Fa rima con Liuzhou, la “città foresta” che sta costruendo l’architetto italiano Boeri, che abbiamo scoperto il 23 ottobre, dopo un lungo trasferimento da Non­gla. Ad accomunarle, nonostante le differenti dimensioni, la grande quantità di grattacieli in costruzione. Per la ve­rità, tutte le città che abbiamo visitato sono in fermento e crescita costante.

R come RAVIOLI. Il mio cibo cinese preferito. In inglese dumplings, è uno dei pochi piatti facilmente identificabili e ordinabili senza equivoci nei localini di street foods che abbiamo provato, dove l’inglese risulta ai più lingua sconosciuta. Per questo e per comunicare in generale con le persone del luogo è stato molto utile google translator con la versione di lettura audio (per questo però leggete quanto riportato alla lettera V, ndr). A proposito di cibo da strada, una menzione speciale la merita la snack street di Nan­ning, che con le sue bancarelle offre spiedini di pesce e di carne (volendo, anche di cane!), insetti fritti, frutta di ogni colore e sapore, ma praticamente tutto quello che vi può venire in mente di mettere in bocca.

S come SCOOTER. Le strade di Guangxi sono piene di scooter elettrici. Fate attenzione: non si sentono arrivare e suoneranno il clacson solo quando saranno ormai a un metro da voi. Il governo ne ha spinto l’introduzione perché considerati più sicuri ed ecologici delle moto. Se ci soffermiamo sulla sicurezza però va detto che in pochissimi usano il casco, che molti lo usano per trasportare l’intera famiglia (abituale vedere in sella mamma e papà con uno o due bambini in mezzo) e che al volante abbiamo vi­sto tanti ragazzi e ragazze giovanissime che di certo non avevano l’età per avere la patente.

T come TRAFFICO. Io mi lamento di Milano, ma tornata a casa mi sembra che il traffico sia accettabilissimo. A Guangzi, muoversi nelle città, piccole o grandi che siano, è un vero casino. Seguire la segnaletica stradale pare un optional, si creano ingorghi molto facilmente e purtroppo gli incidenti sono frequenti. A questo proposito abbiamo scoperto che se una persona lascia un’altra con una invalidità è obbligata personalmente a pagarle una pensione a vita, per questo capita che drammaticamente chi causa un incidente preferisca uccidere chi ha fe­rito gravemente piuttosto che prestargli soccorso. Una vera atrocità, specchio di una società che nasconde (non troppo bene) problemi di cultura e libertà.

U come UCI GALA. Guangxi ha ospitato l’UCI Gala 2017, la serata nella quale l’Unione Ciclistica Internazionale premia i protagonisti della stagione. Non hanno mancato l’appuntamento corridori del calibro di Greg Van Avermaet e Anna Van der Breggen, vincitori della classifica finale del ranking internazionale maschile e femminile e i campioni paralimpici, ma ha suonato stonata - e anche un po’ imbarazzante per i due presentatori della serata - l’assenza di tutti gli altri campioni del pedale che se la sono “cavata” con un videomessaggio.

V come VPN.
Senza sei tagliato fuori dal mondo. La sigla sta per virtual private network e indica un programma che installato su computer o smartphone permette di scavalcare il blocco governativo di siti considerati “pericolosi” come google (e tutti i suoi servizi annessi) e i più popolari social network. Se avete intenzione di andare in Cina scaricatelo pri­ma di partire: senza, sarà impossibile postare le vo­stre foto su instagram, facebook e twitter, vedere un video su youtube o scaricare una mail da gmail. La V anche per volate: ne abbiamo viste cinque (su sei tappe) e per quattro volte ad alzare le braccia al cielo è stato Fernando Gaviria, straordinario talento colombiano della Quick Step. L’unico capace di batterlo, a Guilin sul traaguardo della quinta tappa, è stato Dylan Groenewegen, velocista olandese della Lotto NL Jumbo che si conferma sprinter di classe.

W come WECHAT. La vera salvezza per comunicare in loco e con casa. È l’applicazione più usata in Cina, equivale al nostro whatsapp, ed è l’unica autorizzata dal governo quindi funziona senza problemi. Viene utilizzata però anche per effettuare piccoli pagamenti dai ristoranti alle macchinette da gioco, dalla bancarella al parcheggio. Difficilmente i cinesi usano i contanti.
 
Z come ZHAO HAN. Significa buona notte, che la gioia sia con te. Lo utilizziamo come arrivederci per salutare questa terra al confine con il Vietnam, regione autonoma dal 1958, che sulla mobilità in bicicletta ha ancora una lunga strada davanti a sé, ma che potrebbe trovare nella bici una soluzione per il problema dell’inquinamento. Le città che abbiamo visitato non sono propriamente a misura di bici. Ma questo Paese davvero ospitale, diverso dal nostro e affascinante, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere grazie a questo ciclismo sempre più internazionale, vuol migliorare anche sotto questo profilo.

Giulia De Maio, da tuttoBICI di novembre
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