C'ERA UNA VUELTA. L'AMICO BERNARDO

STORIA | 27/08/2017 | 07:03
C’era una Vuelta Bernardo Ruiz Navarrete, e c’è ancora. Ha novantadue anni compiuti, fuma ancora i suoi cigarritos e tiene dietro all’orto. Vive nella casa dove è venuto al mondo, al principio dell’anno 1925, «sono nato a Orihuela, e a Orihuela morirò». Oggi da Orihuela partirà la Vuelta, che Ruiz stravinse nel 1948, dando 9 minuti al secondo e più di 20 al terzo. Arrivarono a Madrid nello Stadio Nuovo, inaugurato da pochissimo e pieno di gente. Soltanto più avanti prese il nome di Santiago Bernabeu.

Bernardo era figlio della miseria, unica eredità della guerra civile.
Come gli altri, anche lui doveva contribuire all’economia familiare: aiutava suo padre e i suoi fratelli a trasportare l’olio da Orihuela a Cartagena, settantadue chilometri, neanche uno asfaltato, e il ritorno lo faceva carico di cereali e generi di prima necessità. Su quelle strade sterrate si costruì un fisico indistruttibile. Quando aveva diciotto anni cominciò a fare le corse per soldi: il primo guadagnava cento pesetas, e quasi sempre il primo era lui. Così l’anno dopo passò professionista.

Fu tre volte campione di Spagna fra il ’46 e il ’51
, fu uno dei grandi a vincere tappe in tutti e tre i grandi giri, il Giro, il Tour e la Vuelta. Fu il primo spagnolo ad andare sul podio del Tour de France, il primo a vincere una tappa del Giro d'Italia. Quando vinse la Vuelta fu il più giovane spagnolo ad esserci riuscito: aveva 23 anni, erano partiti in 54 e dopo 3.990 chilometri erano rimasti 26. Molto tempo dopo, quando si mise a fare il direttore sportivo, aiutò il suo allievo Angelino Soler a portargli via quel record. Adesso però Bernardo è il più vecchio spagnolo ad aver vinto la Vuelta.

Aveva trentatrè anni quando decise che si era tirato fuori dalla miseria e non aveva più bisogno di correre il mondo in bicicletta, «non hai una vita al di fuori di quella, corri tutto il giorno, non sei mai a casa». Ancora adesso dice che il più grande degli spagnoli è stato Indurain e si è convinto che quando Contador e Valverde avranno raggiunto Purito nella schiera degli ex corridori il ciclismo spagnolo sarà smarrito. Era amico di Coppi, mai di Bahamontes, «Merckx forse è stato il corridore più completo, ma Fausto lo avrebbe battuto». Il ciclismo di allora lo emozionava di più, «non chiedevamo il permesso al direttore sportivo, quando ci andava di attaccare, attaccavamo». Quanto al doping, Ruiz non lo ha mai negato, «ci siamo sempre aiutati con la bomba, caffè mescolato con cognac».

Quando tornò definitivamente a casa mise su un negozio in calle Pintor Agrasot. Vendeva le bici e soprattutto le moto: era il rivenditore ufficiale della Vespa. Ha avuto tre figli, è diventato nonno e poi bisnonno. Negli anni Cinquanta aveva stabilito un altro record, quello dei grandi giri consecutivi: dodici, tutti finiti. Due anni fa, alla Vuelta, l’australiano Adam Hansen gli ha portato via quel record, ed è ancora lì che corre. Bernardo Ruiz Navarrete osserva da lontano, gustandosi un altro cigarrito.
   
Nona tappa, Orihuela-Cumbre del Sol, km 174.
Se siete alla corsa, cercate le cocas, torte salate cotte al forno.

Se guardate la Vuelta da lontano, aspettate il momento giusto con una canzone buona per questa occasione.
https://www.youtube.com/watch?v=BNPqU2gXs2w&list=RDBNPqU2gXs2w#t=0

Alessandra Giardini
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COMMENTI
un bel ritratto
27 agosto 2017 12:37 canepari
che ci regala Alessandra Giardini che pertanto ringraziamo per la sua sensibilità. Bernardo Ruiz è uno degli ultimi "dinosauri" in via di estinzione; credo meriti un cenno anedottico in C'ERA UNA VUELTA....

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