C'ERA UNA VUELTA. ADDIO, DUCA DI GENOVA

STORIA | 24/08/2017 | 07:10
C’era una Vuelta la guerra, a Sagunto. E tutti: ah sì, Annibale, l’assedio, quella roba lì. Invece no, era un’altra volta, un’altra guerra che arrivò nella città dove oggi approda la Vuelta. A dimostrazione che ci sono luoghi che la storia predilige per scendere fra di noi. Sagunto è uno di quei luoghi.

Era passata da poco la mezzanotte del 5 febbraio del 1918, e il piroscafo italiano Duca di Genova navigava nelle acque calme del Mediterraneo, di fronte al faro di Canet d’En Berenguer. Veniva dall’Argentina, trasportava grano, farina e fagioli. C’era appena stato il cambio dei turni: parte dell’equipaggio era scesa a riposare, gli altri erano montati in servizio da poco. Non era una notte di luna, così si accorsero troppo tardi di quella sagoma minacciosa che era emersa a ottocento metri dalla nave. Subito il capitano Motta ordinò di virare a dritta e di trovare riparo in direzione della costa. Ma il suo collega Moraht, capitano del sommergibile tedesco U-64, titolare della sagoma minacciosa che usciva dalle acque calme davanti a Sagunto, si mise fra la nave italiana e la terraferma, e da lì fece partire un siluro.

Fuoco nella sala macchine. Quando si accorse che il Duca cominciava ad affondare da poppa, il capitano Motta ordinò ai suoi uomini di lasciare la nave. In 148 riuscirono a mettersi in salvo grazie a otto scialuppe, ma quando provarono a contarsi si accorsero che in 5 mancavano all’appello: Jacobo Acosta, elettricista, Giovanni Bria, meccanico, Antonio Morengo, fuochista, Giuseppe Bartolini, cameriere, e Bautista Villa, il barbiere di bordo. Dalla sera successiva, il mare cominciò a restituire i loro corpi. I superstiti furono accolti nelle case di Canet, i feriti ricoverati all’ospedale di Sagunto. Si occupò di tutto il console italiano Camilo Reali. Intanto i camini del Duca di Genova, che spuntavano dal mare, cambiarono il panorama che si vedeva dal porto di Sagunto e raccontavano al mondo quello che era successo.

Fu così che i giornali cominciarono a scrivere che il fatto era successo nelle acque territoriali spagnole, e non era la prima volta che i tedeschi le violavano. Qualcuno pretese una risposta forte, la rottura dei rapporti con Berlino. Si mossero i ministri, si parlò di presunte pressioni del Governo italiano, e dopo tanto chiasso ci si limitò a due note di protesta per chiedere alla Germania il rispetto della sovranità e garanzie per la navigazione.

Il 4 ottobre, otto mesi dopo il naufragio, un temporale affondò anche quel poco del Duca che era rimasto in superficie. L’11 novembre i tedeschi firmarono a Compiègne l’armistizio che pose fine alla guerra.
  
Oggi i resti del Duca di Genova si trovano a 35 metri di profondità. A Sagunto niente ricorda questa storia e le sue vittime, né quella notte in cui la prima guerra mondiale sfiorò la Spagna.
   
Sesta tappa, Vila-Real-Sagunto, km 204,4.
Se siete lì, provate la fideuà, che ha come ingrediente principale il "fideo", un piccolo spaghetto. Chiedetela con i frutti di mare.

Se seguite la Vuelta da lontano, entrate in tema con Fabrizio De Andrè e la sua Creuza de ma.
https://www.youtube.com/watch?v=TlukK5-WZN8

Alessandra Giardini
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