Tour of the Alps, sempre più in alto
di Giulia De Maio

È stata una corsa scoppiettante, divertente, emozionante, che ha ricordato il passato e guar­dato al futuro. Il Tour of The Alps anche quest’anno non ha de­luso le attese. Con le sue tappe brevi e impegnative ha rappresentato il ban­co di prova ideale in vista del Giro d’Italia per i big che questo mese si contenderanno la maglia rosa e il trampolino di lancio migliore per alcuni dei giovani talenti del panorama internazionale.
A vincere la seconda edizione del nuo­vo corso euroregionale è stato Thibaut Pinot, il 27enne francese della Grou­pa­ma-FDJ che già l’anno scorso, al debutto nella gara del GS Alto Garda, aveva concluso al secondo posto, ad un’incollatura dal vincitore Geraint Thomas.
Quella sconfitta proprio non gli era andata giù. Nel 2017, dopo il successo di tappa di Trento aveva detto: «Amo questa corsa e questi luoghi, l’anno prossimo tornerò per vincere». È stato di parola, Thibaut, che stavolta, anche senza successi di tappa, è riuscito a distanziare di 15” Domenico Pozzovi­vo (Bahrain-Merida) e Miguel Angel Lo­pez (Astana), che sono saliti nell’ordine sugli altri due gradini del podio. Quarto posto per quello che era forse il nome più atteso di questo Tour of the Alps, Chris Froome, capitano di un Team Sky che non è riuscito a centrare uno storico poker di vittorie consecutive. In generale, il Tour of the Alps ha restituito un Froome competitivo, non ancora ai massimi livelli ma volitivo e desideroso di mettere alla prova sé stesso e i suoi avversari. Leggermente sotto le attese, invece, il campione italiano Fabio Aru (UAE Team Emi­ra­­tes) che ha concluso al sesto posto, alle spalle anche di Geor­ge Bennett (LottoNL-Jumbo) ma sereno che la “gamba” sarebbe cresciuta in vista della prima grande corsa a tappe in ca­len­dario su cui ha posto il cerchiolino rosso in tempi non sospetti. Li ritroveremo a sfidarsi da Geru­sa­lem­me a Roma, al top della condizione.
«Sono stati cinque giorni di grande battaglia, nessuno ha fatto regali e per me è un onore vedere il mio nome in un albo d’oro così prestigioso. Questa è la prima vittoria dell’anno, per di più in una corsa a tappe, ma soprattutto una corsa che per gli scalatori è il massimo. La considero una delle più belle vittorie in carriera per il percorso e per la concorrenza di altissimo livello che ho battuto» ha dichiarato in ma­glia ciclamino Thibaut Pinot, francese atipico, che viene da Melisey, 1.700 abitanti nel dipartimento dell’Alta Sao­na (regione Borgogna-Franca Con­tea) e non rinuncerebbe mai alla campagna e ai suoi animali, ma ama l’Ita­lia tanto da tatuarsi sul braccio nella nostra lingua il motto “Solo la vittoria è bella”.
Appassionato di calcio, fan sfegatato del Paris Saint Germain, non dà troppa importanza ai soldi né alla popolarità. «Mi sono sempre piaciute le cor­se in Italia, sulle vostre strade ho vinto la mia prima gara da Under 23 (il Giro della Valle d’Aosta 2009 a 19 anni, ndr) e da professionista (la Settimana Lombarda 2011), i percorsi mi si adattano perfettamente. Mi piacciono la pizza e la pasta, ma soprattutto i villaggi e in generale l’atmosfera che c’è nel vostro Paese. Il percorso del Giro si adatta meglio alle mie caratteristiche rispetto al Tour ed è per questo che ho chiesto alla squadra di correrlo. Prima di gareggiare in Trentino mi sono allenato in Si­cilia (sotto l’occhio vigile del fratello Ju­lien, che lo segue nella preparazione, ndr), così ho colto l’occasione di provare qualche tappa della corsa rosa e scoprire altri scorci magnifici di questo Pae­se. Sono pronto per questa nuova sfida in rosa. L’obiettivo è migliorarmi». Quindi salire sul podio, visto che un anno fa terminò quarto.
Prima del verdetto finale di In­n­sbruck, tra il ricordo commosso di Mi­chele Scarponi e la curiosità di scoprire i percorsi dei prossimi campionati del mondo, la corsa che unisce Trentino, Alto Adige e Tirolo ci ha regalato uno spettacolo quotidiano che ha viaggiato in tutto il mondo grazie all’ampia co­pertura televisiva in diretta, voluta dalla Lega Ciclismo e da PMG Sport. L’organiz­zazione guidata da Giacomo Santini e Mau­ri­zio Evangelista è stata impeccabile e ha ricevuto i complimenti dagli stessi corridori. Protagonista indiscussa è stata la Astana che, nel nome del ca­pitano scomparso un anno fa dopo aver colto il suo ultimo successo al #TotA, ha centrato ben tre vittorie su cinque tappe.
Ad aprire le danze è stato lo spagnolo Pello Bilbao a Folgaria, seguito dal colombiano Miguel Angel Lopez che sull’Alpe di Pampeago ha fatto il “Superman”, sbaragliando la concorrenza, e da Luis Leon Sanchez, che è stato il più veloce a tagliare il traguardo di Lienz. A Merano abbiamo scoperto Ben O’Connor, ventiduenne au­straliano della Dimension Data, che corre solo dal 2014 ma ha fisico e ca­rattere per andare lontano, così come Mark Pa­dun, che in maglia Bahrain Merida, a 21 anni, nell’ultima frazione è andato a centrare la sua prima vittoria tra i professionisti, confermando quanto di buono si diceva di lui fin dalle categorie minori.
Altro giovane talento emerso nei giorni scorsi è il colombiano Ivan Sosa, il “brutto anatroccolo” della Androni Sidermec (di cui vi raccontiamo a par­te, nell’articolo che segue questo, ndr) che a soli 20 anni ha vestito la maglia di leader per un giorno, pri­ma di rovinare a terra e dover rimandare l’appuntamento con la storia. Si sono messi in mostra an­che il campioncino “di casa” Nicola Con­ci, talento trentino al primo anno con la Trek Segafredo che per l’occasione ha vestito la maglia azzurra, e un ritrovato Giulio Ciccone, che con i compagni della Bardiani CSF ha dimostrato di essere in palla in vista del Giro d’Italia. Limitare il significato del Tour of the Alps al solo contesto sportivo, seppur di primissimo livello (in gara nove WorldTeam, otto Profes­sio­nal e due formazioni Conti­nental oltre alla nazionale italiana), sarebbe riduttivo. L’evento, che prosegue nel solco tracciato dallo storico Giro del Tren­ti­no, rappresenta, infatti, un esempio virtuoso di collaborazione fra popoli e territori, Tirolo, Alto Adige e Trentino, che all’interno dell’Euregio si sono stretti attorno a dei valori co­muni. A questo proposito, nell’edizione 2018, la generosità ha avuto un po­sto speciale grazie al Premio Team-up Souvenir Michele Scarponi che è stato assegnato ogni giorno alla squadra capace della più bella prova di compattezza e generosità: la formazione vincitrice ha ricevuto un assegno da donare ad un’associazione di beneficenza al ri­trovo di partenza della tappa successiva. E a proposito di prossime tappe, il grande ciclismo tornerà sulle strade attraversate dal #TotA a settembre, per un mondiale che si prospetta tra i più duri di sempre. Lo spettacolo continua.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Una nuova realtà internazionale potrebbe presto affacciarsi nel panorama del ciclismo, con un’importante impronta italiana. Ad anticipare la nascita di un progetto italo-greco è stato Alex Carera, procuratore dell’agenzia dí management A&J All Sports di cui fanno parte alcuni dei...


È scomparso nella notte, all’età di 87 anni, Guido Neri, ex ciclista professionista nato a Bagnolo in Piano, in provincia di Reggio Emilia, il 27 gennaio 1939. Una carriera, la sua, durata nove stagioni, dal 1962 al 1970, durante le...


Dura appena un anno l'avventura di Bianchi con la Bahrain Victorious. Il team bahreinita a forte trazione italo-slovena ha infatti annunciato il nuovo accordo per il 2027 con le biciclette Factor: il brand britannico, che ha tra i suoi investitori...


Un ritiro tutt'altro che sereno quello di Dylan Teuns, che lascia il mondo del ciclismo professionistico dopo 12 stagioni non avendo trovato una squadra per il 2027. Il 34enne belga, quest'anno alla Cofidis, aveva tentato per mesi di assicurarsi un...


Wout van Aert non ha ancora definito il calendario invernale e vuole prima capire la propria condizione, ma la rassegna iridata in casa, dal 29 al 31 gennaio 2027, è già nei suoi pensieri. La stagione del ciclocross è già...


La puntata di Velò andata in onda giovedì sera su Rete8 è stata particolarmente interessante: Luciano Rabottini e Riccardo Magrini hanno dialogato con Fausto Scotti, organizzatore del Giro delle Regioni di Ciclocross,  con il safety manager Federico Roganti e conil giornalista Enrico Giancarli: in quest'ultima puntata della stagione...


Provate a entrare oggi in un laboratorio di biomeccanica applicata al ciclismo. Telecamere ad alta velocità, sensori, piattaforme di pressione, misuratori di potenza, analisi tridimensionali, software capaci di ricostruire ogni movimento dell’anca, del ginocchio e della caviglia. Sul monitor compaiono...


Nella scia di Filippo Ganna, sta crescendo Nicolas Mi­lesi. A Montréal l’azzurro della Netcompany Ineos Ra­cing Aca­demy, vivaio del­la formazione World Tour in cui milita il campione di Vi­gnone, ha conquistato la medaglia d’argento mondiale Under 23 nella cronometro. I...


Ha posto fine a una carriera lunga 16 anni (più i 12 giovanili fin da bambina) costellata di successi in doppia cifra, sia in linea che a cronometro compresi cinque titoli tricolori, una cronosquadre iridata vinta con la Canyon contro...


Una invidiabile continuità di rendimento. La stagione di Eleonora Gasparrini si potrebbe riassumere con poche parole, ma per comprendere ancora meglio chiediamo aiuto ai numeri: nella sua quarta stagione con la UAE, l’atleta piemontese ha affrontato 46 giorni di gara,...


TBRADIO

-

00:00
00:00
SONDAGGIO
OSCAR TUTTOBICI 2026. SCEGLIETE IL MIGLIOR TECNICO ITALIANO DELL'ANNO
Dodici candidati, tocca a voi assegnare il Gran Premio Fondazione Iseni y Nervi





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra