Ogni tanto, e però sempre più spesso, mi chiedono: di tutti gli sport che hai frequentato da giornalista, quale ami di più? Si aspettano che io dica subito “ciclismo”, li deludo. Temono che io dica “calcio”, li rassicuro. Espongo qui il mio caso non perché abbia rilevanza assoluta, ma perché, nel relativo vivente che sono io, rappresenta un passaggio, una galleria secondo me interessante. In fondo sessantatre anni e un pezzetto di giornalismo sportivo significano, se non altro, il piacere/dovere di partecipare sensazioni emozioni soddisfazioni delusioni ed anche classificazioni, nella speranza che posseggano un qualche interesse diciamo storico, o che nella peggiore (o migliore, chissà) delle ipotesi siano un divertente bla-bla-bla di un vecchio signore parti en couilles, come dicono i francesi.
Dunque: il ciclismo è un assoluto naturale e intanto artificiale, per la natura e intanto il lavoro di un giornalista sportivo vero, vecchio perché vero o vero perché vecchio. Per via soprattutto del Tour de France, come ho cercato varie volte di spiegare su queste colonne (e pazienza se in tempo di display non si dovrebbe più dire anzi scrivere di colonne eccetera). Il ciclismo è fatica, sofferenza, sacrificio, allegria, entusiasmo, forza, armonia, ferinità, fachirismo, individualità, gruppo, tecnica, tattica, ecologia, semplicità, poesia calda, prosa cruda, e poi anche panorama, natura, casualità, lotteria, logica, rigore, fortuna, sfortuna, dolore, gioia, profumo, puzza, recitazione, improvvisazione, bella piaga, brutta piega, ghiaccio, neve, gelo, solleone, pioggia, fame, sete, fama, seta, cilicio, e chi ha dei sostantivi importanti glieli appiccichi pure, per un verso o per l’altro possono funzionare. Ma proprio per questa summa di cose, questo cumulo di valenze, questo rosario di addentellati il ciclismo è troppa cosa per l’esperienza di un singolo, o meglio per la sua pretesa o comunque voglia di ammantarsi di esso.
Ciclismo extra, oltre, altro. Ma il mio sport beneamato è stato da subito il nuoto, prima come agonista assai praticante poi come giornalista forse persino competente: la porta del mestiere mi si è aperta quando un giornalista anziano, che mi conosceva come campioncino piemontese di stile libero e di dorso categoria allievi, mi disse che lui la domenica lavorava a Tuttosport e che sempre al giornale faticavano per avere i risultati delle gare nelle piscine di Torino e immediati dintorni; io glieli portai, li corredai di righe di cronaca & commento anche sulle mie prestazionucole (pochissime righe, pochine, poche, dose discreta, righe abbondanti, numerose, numerosissime, troppe), smisi col nuoto praticato e divenni giornalista e mi assunsero persino. Secondo sport scritto il basket, soltanto perché sono un po’ nanetto: ebbi la ventura di trovarmi con gli azzurri, un pomeriggio a Parigi prima di Francia-Italia, in un teatrino di femmes nues, li coprii, instaurai con alcuni di loro un sodalizio forte basato anche sul comune voyeurismo verso le valorose danzatrici, e cominciai quella che dicesi una carriera da pseudoesperto di quella disciplina che allora si chiamava pallacanestro, dopo avere smesso da poco di chiamarsi palla al cesto.
Poi il resto, soprattutto la valanga del calcio quando assunsi cariche e sinanco qualche atomo di considerazione (usurpata, rapinata, ma solo io lo sapevo). Sempre ciclismo, comunque: trasversale, immanente, assorbente, impellente. E secondo vero grande amore l’atletica, repressa professionalmente per paura di eccessiva invadenza di territori altrui, l’atletica intesa come rappresentazione dello sport del primo uomo: correre, saltare, lanciare per vivere, per sopravvivere. In memoriam di quel che dovevo comunque all’atletica ho corso e finito, da fachiro ipoallenato, la maratona di New York per i miei sessant’anni, quella di Torino per i miei sessantatre, e poi mai più un passo di corsa.
Ma devo dire che il ciclismo mi ha sempre filtrato tutto il resto. Filtrato, drenato, setacciato, fate voi. Nel senso che costantemente ho cercato di rapportare lo sport che vedevo e raccontavo, specialmente in tantissime edizioni dei Giochi olimpici, ventiquattro cioè tante come - pare - giornalisticamente nessun altro scrivano al mondo, con quello sport su due ruote e soprattutto su due gambe, intriso di significati dall’ultrapopolare al letterario prezioso al poetico di grana grossa e/o piccola. A quello sport più sport di ogni altro, se lo sport è (ancora?) quella bella cosa lì che sappiamo o quella bella cosa là che si sapeva e che ogni tanto gioca a nascondino con la moda, i tempi, i cervelloni e i cervellastri, i cosiddetti criteri di giudizio, le valutazioni anzi le considerazioni più assortite e spesso più ambigue che ci siano.
Il ciclismo che sempre, quando scrivo un articolo su di esso, mi lascia nel dubbio di non riuscire a far capire bene l’affetto riconoscente che provo e insieme la sensazione che patisco di essere in debito. Anche questa volta, sì sì.
Un grave incidente si è verificato oggi nel corso della prima tappa del Tour du Rwanda. Il comunicato emesso dagli organizzatori della corsa spiega i fatti: «La direzione del Tour du Rwanda si rammarica di informare il pubblico di un...
Juan Ayuso si prende tutto nella quinta e ultima tappa della 52a Volta ao Algarve em Bicicleta, la Faro - Malhão di 148, 4 km. Lo spagnolo della Lidl Trek ha conquistato la frazione conclusiva precedendo il britannico Oscar Onley...
Volata a tre nel Gran Premio La Torre, da quest'anno gara nazionale per dilettanti, e vittoria di Nicolò Pizzi. IL chietino della Technipes InEmiliaRomagna ha regolato Stefano Masciarelli della Padovani Polo Cherry Bank e Gabriel Fede della Ciclistica Rostese. ORDINE...
Il grande ciclismo accende il Marco Simoncelli World Circuit e regala uno spettacolo degno delle grandi occasioni. Sono 146 gli atleti, in rappresentanza di 24 team, a prendere il via nella prova Elite-Under 23 del Misano 100 – Open...
Nessuna sorpresa nell’epilogo dell’UAE Tour 2026. Jonathan Milan ha vinto la terza volata su tre disputate, e Isaac Del Toro ha regalato all’UAE Team Emirates-XRG il quarto successo finale in questa corsa dopo i 3 conquistati da Tadej Pogačar. Il...
Alla prima gara su strada della stagione, l’italiana Federica Venturelli festeggia subito la prima vittoria del 2026. La 21enne di San Bassano (Cremona) si è imposta oggi alla Clásica de Almería, al termine di uno sprint poderoso che ha coronato...
Paul Lapeira ha conquistato il Tour des Alpes-Maritimes et Var 2026, trasformato quest’anno da breve corsa a tappe in una classica di un solo giorno di 154 km tra Villefranche‑sur‑Mer e Biot. Il giovane transalpino della Decathlon CMA-CGM Team è...
Tom Pidcock mette il suo sigillo sulla quinta e ultima tappa della Vuelta a Andalucia Ruta Ciclista del Sol, la La Roda de Andalucía - Lucena di 167, 8 km. Il britannico ha attaccato sulle rampe finale dell’Alto del la...
Sulle spalle dell'israeliano Itamar Einhorn la prima maglia gialla del Tour du Rwanda: verdetto in capo ad uno sprint perentorio. I 176 km che portano da Rukomo a Rwamagana iniziano in una specie di stadio naturale dove la gente si assiepa...
‘Le corse ciclistiche: procedure e sistema autorizzativo a seguito del nuovo art.9 del Codice della Strada’: questo il titolo del webinar che si terrà martedì 24 febbraio dalle 14:00 alle 16:30. L’iniziativa sarà aperta da Roberto Pella, vicepresidente Anci e delegato allo...