Editoriale
Manca pochissimo al Tour, ma restiamo ancora per un attimo in clima Giro, con alcune riflessioni in ordine sparso, che spero possano essere per tutti gli amici di tuttoBICI motivo di discussione. Cosa ci ha insegnato questa 99a edizione del Giro d’Italia? Che i vecchi adagi «la corsa la fanno i corridori» e «il Giro finisce al traguardo, al termine delle tre settimane» vivono e lottano ancora insieme a noi. Non fanno solo parte della retorica e della letteratura ciclistica: se hai corridori come Nibali, certe cose possono ancora accadere. In verità, in questo caso, oltre ad un superlativo e mai domo siciliano, abbiamo avuto fino alla fine corridori che non hanno mai scelto di fare melina, come io per primo pensavo potesse accadere. Ma il vero elemento destabilizzante, l’uomo in più è stato senza ombra di dubbio Vincenzo, sono stati i suoi compagni di squadra e i suoi tecnici, ad incominciare da quel Beppe Martinelli che ha un difetto insopportabile: non ci sta mai a perdere. Per questo osa a tal punto da rischiare anche di fare la figura del pollo. Ma in ogni impresa che si rispetti - se di impresa si parla - ci sono sempre dietro e dentro follia e incoscienza. Noi parliamo ancora oggi della Cuneo-Pinerolo: la madre di tutte le tappe. La summa di tutte le imprese. Ma quel giorno Coppi Fausto fece una cosa che se non fosse andata a buon fine gli sarebbe valsa la patente di “pirla”, per dirla alla milanese. Invece rischiò, si caricò tutto sulla propria schiena e fece qualcosa che ancora oggi viene rammentata come unità di misura irraggiungibile, per spiegare come archetipo magnum qualcosa di eccezionale e unico.

GRAZIE MAURO. Oltre a Nibali, Mauro Vegni. La corsa la fanno i corridori, ma il buon oste - oggi dovremmo dire chef per tirarcela un po’ è stare al passo con i tempi - ha il dovere di imbandire una buona tavola e preparare anche un menù all’altezza. Ecco, il buon organizzatore - e Mauro Vegni lo è - deve mettere nel proprio menù tutto quello che è necessario per far sì che la corsa sia spettacolare, aperta e possibilmente incerta fino alla fine. Che alla fine produca un vincitore completo, capace di districarsi su tutti i terreni. Pensate al Giro del Centenario: quell’anno non c’erano le Dolomiti, sono state tagliate le montagne. Certo, il tappone era quello del Monte Catria, con quasi 5.000 metri di dislivello, ma in quel Giro mancava un aspetto fondamentale che varia la corsa e la fisiologia di qualsiasi atleta: l’altitudine. Il pedalare ad oltre 2.500 metri di quota per ore. Magari anche per un paio di giorni, non è la stessa cosa che farlo a 1.700 metri. Se Vegni avesse disegnato un Giro così, Nibali probabilmente non l’avrebbe mai vinto.

TRE SETTIMANE. Questo Giro ci ha anche detto che le tre settimane sono fondamentali e insostituibili. E siccome c’è qualche “illuminato” che di tanto in tanto pensa di portare i Grandi Giri a due settimane, lo invitiamo ad abbandonare questo concetto folle, che saprà anche di modernità e sviluppo, che farà anche sentire molto intelligenti e cool quelli che lo pensano, ma va contro ogni logica di sport di resistenza. È come se io scrivessi che la Maratona deve essere accorciata. Basta con i 42 chilometri e 195 metri, facciamola di 25 e la chiudiamo lì. Se facciamo maratone meno logoranti, ne possiamo fare di più durante l’anno. Sì, certo, come no. In questo modo però uccideremmo l’epica, l’impresa e la storia. Produrremmo dei surrogati di campioni, e difficilmente ci appassioneremmo per corridori e maratoneti che fanno cose che potremmo tranquillamente fare anche noi. Scriveva Gianbattista Marino: «È del poeta il fin la meraviglia: parlo dell’eccellente e non del goffo: chi non sa far stupir, vada alla striglia!». E quanta meraviglia e stupor ci ha regalato Vincenzo in questo Giro?

W L’ITALIA. Si è anche detto e scritto: tolti Nibali e Aru, non abbiamo più nulla. Il ciclismo italiano è povero, arido e avaro di campioni. Non sono assolutamente d’accordo. O meglio, è vero che non ne abbiamo una quantità enorme, ma il fatto stesso di avere Nibali e Aru ci dovrebbe mettere al riparo da cali di autostima. Se ci lamentiamo noi, cosa dovrebbero dire altre nazioni che non hanno niente o molto poco? Oggi, rispetto a ieri, il ciclismo è davvero mondializzato, viviamo una polverizzazione di talenti assoluta. Forse c’è solo la Colombia che ha davvero una scuola invidiabile capeggiata da Nairo Quintana. Forse c’è la Germania, con qualche ottimo velocista, per il resto siamo lì, anzi magari noi stiamo molto meglio di altri, proprio perché abbiamo Nibali che può ancora garantirci tre/quattro anni di grande ciclismo e Aru, che ha davanti a sé almeno una decina di stagioni ad alto livello. E poi all’orizzonte ci sono corridori come Moscon e Ganna, che mostrano già di avere un colpo di pedale da predestinati. Insomma, questo Giro ci ha detto che non ci dobbiamo tanto guardare in Giro: godiamoci quello che abbiamo. È già molto.

Pier Augusto Stagi
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
A tre giorni dalla Milano-Sanremo, che ha vinto nel 2024 dopo uno straordinario lavoro di stopper di Van der Poel su Pogacar, Jasper Philipsen ha centrato la prima vittoria stagionale nell’80a Nokere Koerse, semiclassica belga che si corre nelle Fiandre...


Quando un cultore di ciclismo storico si imbatte in un oggetto che dà un senso ai suoi studi e alla sua passione, alle sue ricerche... piccolo o grandi che siano, il ritrovamento regala un senso di effettiva compiutezza. Ed è...


Ma dove andremo tutti, a quale Sanremo, se non siamo iscritti noi e voi umilmente alla riflessione filologica della Sanremo del 1976? Dove andremo tutti, se non decliniamo come un “Ora pro nobis” quell’affondo estremo sul Poggio del Merckx ultimo...


Non c’è dubbio che l’ascesa e le vittoriose gesta di Isaac Del Toro abbiano alzato alle stelle l’interesse per il ciclismo in terra messicana. L’anno scorso, grazie soprattutto agli exploit (ben 18) del ventiduenne di Ensenada, la nazione centroamericana...


Aveva lo sport addosso, dentro, come un’eredità, una voglia. Nuoto, sci, tennis, pesca sportiva, alpinismo, ciclismo. E lo sport era riservato ai ricchi, con l’eccezione del ciclismo, sport così duro e faticoso da essere praticato solo da uomini poveri in...


Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, la vigilia della Milano-Sanremo e non solo al centro del secondo appuntamento con Velò, la rubrica di RETE8 interamente dedicata al mondo del ciclismo. La vittoria di Isaac Del toro nella Corsa dei Due Mari, quella di Jonas...


Giro d'Italia. Poco più di due mesi all'evento ciclistico che per due giorni solcherà la Provincia di Alessandria con un arrivo di tappa a Novi Ligure e la successiva partenza da Alessandria. Ma tra arrivo e partenza c'e' tanto territorio...


Il bresciano Team Guerrini Senaghese è stato suo malgrado protagonista di una vittoria poi cancellata in Liguria. Questi i fatti della «Coppa Città di Genova»: vittoria netta in volata di Paolo Marangon, poi squalificato come tutta la squadra per l’utilizzo...


Prosegue il percorso internazionale della Gallina Lucchini Ecotek Colosio. Dopo la recente partecipazione all’Istrian Spring Tour in Croazia, la formazione bresciana si prepara a tornare in sella oltreconfine: domenica 22 marzo sarà infatti al via del Gran Prix Slovenia‑Istra, in...


Si conosce il profilo altimetrico del prossimo Campionato Italiano Under 23, in programma con il 55° Trofeo Città di Lucca, domenica 28 giugno, dopo le modifiche richieste all’U.C. Lucchese 1948 dal presidente della Struttura Tecnica Nazionale Fabrizio Bontempi, dal componente...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024