Scripta manent
Ischia e il ciclismo che torna in mente ad ogni primavera

di Gian Paolo Porreca

Aveva i capelli brizzola­ti di Ferdinand Bra­cke, e parlava so­lo a bit of english, quel ciclista tedesco di grande aplomb, che conoscemmo co­me amico di ventura, l’estate del 1985, a Forio. Te­stimoniava, trenta anni fa, un inedito vincente incrocio. Il primo che realmente ci colpì, e che oggi, alla vigilia della IIa GranFondo di Ischia, trenta anni dopo, ci ritorna in men­te curiosamente profetico, per averci dettato il feeling trasparente, contro sole ed in favore di mare, fra la nostra isola verde, le sue strade ed il ciclismo.

Si chiamava, e forse in qualche strada del mondo a pe­da­li si chia­ma ancora, Man­fred Nepp. Sembra ieri, non c’erano Internet e Wiki­pe­dia, e a stento le ruote lenticolari nel ciclismo, e non c’era neppure l’EPO e le mas­sime ve­locità, ma a ruota di Man­fred Nepp, incrociato davanti al Bar Elio di Forio, io già al limite di una seconda borraccia di Gatorade, ci si era illuminata di una im­mensità ciclistica non occasionale, la nostra Ischia.
Merveilleuse, avrebbe detto, semmai pure sfiorando con lo sguardo una nostra ragazza abbronzata, di Ischia e del suo panorama, in bicicletta da corsa. Era ospite, ci sembra, e chissà se l’amico Mi­chele Iacono lo ricorda, all’Ho­tel Flora di Ischia Por­to, e un giorno ci avrebbe lasciato per memoria di una sgroppata in cui mi aveva te­nuto con pazienza al mozzo - io che ansimavo in un mezzodì di agosto con la maglia pesante della Ti-Raleigh, e non indossavo invece una shirt bianca di ultracotone, giu­sta da campione del mon­do Master, come era lui - un paio di sue cartoline pubblicitarie. Aveva un curriculum, diamine, da Coppi.
E già, Manfred Nepp, il pri­mo che ci avrebbe insegnato la straordinaria icona ciclistica di Ischia. E il primo, noi che pedalavamo con vaga nonchalance fra la spiaggia dei Maronti fino a Barano, e che poi, semmai, per una vi­ta non da atleta, e con il de­siderio di un sorso di bianco in più, alla Zandegù, o alla Maertens, ad ammonirci di fatto. Prima si finisce il giro dell’isola, e dopo - soltanto dopo - si beve, alla cantina di Michele “il Bracco­nie­re”....

E se il primo di un altro se­colo, per la memoria a colori del mio ci­clismo ischitano, quello che si accende sul pianoro di Fon­tana, alle ombre delle sue due Chiese, e si inebria fra i tornanti nel cielo di Ci­glio, e batte ancora in testa - che mal di testa - sulla rampa tirata al 6% della Cavallara, è stato siucuramente Man­fred Nepp, lui così orgogliosoo di un figlio - Uwe - che sa­rebbe passato professionista, il primissimo del secolo nuovo, l’ultimo tempo che mi resta, è certamente Mario Santaroni, il promotore, o l’anima, o il “Torriani”, di questa new age da Twitter del ciclismo di Ischia.

Già, lui, l’avvocato ro­mano, un cicloappassionato di spessore, il patron del “Miramare e Ca­stello”, che della bicicletta in Ischia ha ideato e siglato una geniale griffe di autore. Ed un progetto di fare turismo&sport positivo, volto al futuro, con il supporto tecnico di Enzo e Michele Scotto d’Abusco.
La IIa GranFondo di Ischia, domenica 10 maggio, si correrà quando il Giro d’Italia dei prof, quello che sull’isola sbarcò due anni fa, sarà al­trove, ma lo spettacolo di un ciclismo abbracciato senza discontinuità al paesaggio, e dimentichiamo il metanodotto, e saranno (speriamo) guarite le cicatrici delle strade, andrà tutto in scena qui.

Sui pedali, due o tre gi­ri il percorso, il gold standard dei 100 chilometri da compiere, partenza e arrivo ad Ischia Ponte, salendo per Barano e Buo­no­pane, ad Ischia gira molto me­glio il cuore. E l’Epomeo guiderà paternamente a sé, come fosse un’ancora, una Montagna del Signore, la no­stra mano destra sul manubrio. Perché le ruote dei ci­clisti in corsa carezzino, co­me le ginestre di primavera, senza rumore, le pendici in­tense della Falanga. What a sky, come nel 1985 diceva ammirato, perché ogni ciclista è anche un po’ poeta, il lontano profeta Manfred Nepp. 

Gian Paolo Porreca,
napoletano,
docente universitario
di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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