Da 123 anni ad oggi - ovvero da quando nel 1903 è iniziata la straordinaria avventura delle grandi corse a tappe - mai un corridore portoghese è riuscito a centrare la vittoria.
Un dato che dà la misura dell’impresa che Joao Almeida ha messo nel mirino. «L’obiettivo sarà vincere il Giro d’Italia e farò tutto ciò che posso perché diventi una realtà. Alla Vuelta, pochi mesi fa, non c’è stata una grande differenza con Vingegaard (il danese domani dovrebbe ufficializzare la sua presenza alla corsa rosa 2026, ndr). Lui veniva dal Tour e probabilmente non era al top... ma neppure io lo ero. Ogni anno sono migliorato, e ho la sensazione che possa accadere pure nel 2026. Lo dico con realismo» ha spiegato il portacolori della UAE Emirates XìRG in una intervista concessa a Ciro Scognamiglio su La Gazzetta dello Sport.
Il portoghese ha un rapporto speciale con l’Italia, da dilettante ha corso con i colori della Trevigiani, e con la corsa rosa: «Il Giro del 2020 per me ha rappresentato una esperienza decisiva. Ero giovane, avevo molto da imparare, e quelle tre settimane sono state un bellissimo viaggio di formazione».
Almeida, classe 1998, è salito due volte sul podio finale di un grande Giro: terzo nella corsa rosa 2023 e secondo alla Vuelta 2025. E per inseguire il suo sogno si ispira all’autentico idolo sportivo del suo Paese, Cristiano Ronaldo.
«Lo ammiro perché è venuto dal nulla, ha lavorato tantissimo per realizzarsi. Inoltre, esprime grandi valori. E si può considerare il miglior calciatore di tutti i tempi. Sarà sempre il numero uno per me: non l’ho mai incontrato finora, spero che prima o poi succederà».
Magari con una maglia rosa sulle spalle…