Gatti & Misfatti
Caro Claudio, ci mancherai

di Cristiano Gatti

Ame quest’angoscia an­nuale delle piccole squadre in attesa di sa­pere se saranno ammesse o no al Giro d’Italia - o al Tour de France - mette una profonda mestizia. A dirla tutta, non fa­tico a immedesimarmi in questi sponsor, in questi tecnici, in questi atleti che tutte le sere vanno a letto con l’ansia di conoscere il proprio futuro, sapendo che un sì o un no di Vegni & C. può cambiare il loro destino. Detto tra parentesi, non credo siano molto se­reni e tranquilli neppure Vegni & C., perché certamente si rendono conto del loro potere di vita e di morte (in sen­so relativo, capiamoci), sa­pendo benissimo che qualunque scelta finirà per addolorare qualcuno. Ad ogni buon conto è su quelle piccole squadre, che già faticano dannatamente a mettere assieme un budget, a darsi un’organizzata, a stipendiare padri di fa­mi­glia, che comunque si ab­batte come un ciclone la mannaia degli inviti e delle esclusioni. Da quel sì e da quel no dipende l’intera stagione, co­me minimo. Come massimo, dipende l’esistenza stessa di un progetto.

Non mi addentrerò nemmeno di un millimetro nel terreno minato del­le recenti decisioni. Non perché sia particolarmente codardo e ruffiano: se c’è da scegliere, io scelgo. Ma siccome in questo caso tocca ad altri, par­to dal presupposto che avranno avuto mille ragioni e mille riflessioni per arrivare alla lo­ro decisione. Ciascuno invita chi vuole, a casa propria. E chi sono io per dire che questo meritava più di quest’altro? Sappiamo tutti chi non merita proprio nulla, ma quando due squadre hanno tanti pregi e tanti difetti più o meno equivalenti, è veramente dura stabilire chi meriti di più e chi di meno. Resta soltanto l’evidenza dei fatti: al Giro correrranno squadre che ne farebbero volentieri a meno, che partono perché proprio non ne possono fare a meno, che ga­reggiano con lo stesso entusiasmo che sentono recandosi dal dentista, mentre resteranno a casa squadre che venderebbero l’anima al demonio per poterci almeno provare.

È un criterio sgradevole e ambiguo, ma è l’unico criterio che ci resta do­po anni di riforme: gli squadroni, anche di malavoglia, hanno diritto a giocare sempre, le squadrette hanno diritto solo se garba all’organizzatore. Punto. L’idea di un’allegra e totale libertà non va considerata romanticamente come la migliore. Lo è solo in apparenza. Ma bisogna stare molto attenti. Prendiamo il Gi­ro: se non ci fossero al via gli squadroni per diritto ac­quisito - cioè per obbligo -, non so quanti squadroni di questi tempi verrebbero alla corsa rosa. Rischieremmo se­riamente di avere i Reverberi e i Savio come massimo prestigio del gruppo: il che non toglie nulla a questi valorosi team nostri, ma spiega bene il concetto.

Ci sono pro e contro. Nel ramo inviti, resta so­prattutto l’antipatica idea che poi alla fine non valgano oggettivi criteri di merito e di valore, ma altri fattori sommersi, come vecchi dispetti, eterne antipatie, per non dire altro. È il limite del sistema, nessuno può negarlo. E comunque, anche in caso di una scelta serena, ponderata, disinteressata, restano vittime sul terreno. È per questo che prima ancora di avventurarci nell’avventura del nuovo Gi­ro, mi sembra giusto e doveroso rivolgere un pensiero a chi resta fuori. Non ci sono molte parole, tanto meno pietosi pat-pat sulla spalla, che possano addolcire il suppostone. È una brutta tramvata, altro che storie. La speranza è che gli effetti si esauriscano in questo periodo, senza incidere sul futuro stesso delle squadre. Questo, davvero, è un augurio sentito e accorato.
Personalmente, ad esem­­pio, farò fatica a ve­dere un Giro senza Claudio Corti in Giro. Non è un santo e non è un eroe, è semplicemente un uomo con tanti pregi e con i suoi bravi difetti, però nella storia del no­stro ciclismo è qualcosa. Da dirigente, soprattutto, ha sempre messo assieme squadre di assoluta dignità, ben organizzate e registrate a puntino, senza mai cadere un solo giorno nella dimensione della sbracata armata brancaleone. Non so bene che cosa gli sia mancato questa volta per portare un po’ di Colombia sulle strade d’Italia: probabilmente, i colombiani migliori, ac­ca­sati altrove. Ma sul piano della serietà, in senso globale, non mi pare abbia deficit. Ep­pure non è bastato. È andata così. Siccome il ciclismo, per quanto cerchino di disumanizzarlo, resta essenzialmente uno stupendo circolo di umanità, voglio comunque dirgli in tutta amicizia che mi mancherà. E non credo solo a me. Dacci dentro Claudio, non è questo il momento di mollare: quando si chiude una porta, bisogna prima o poi riaprirsi un portone.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Due grandi ex rafforzano il team performance della INEOS Grenadiers: Elia Viviani e Daryl Impey approdano al team britannico come Direttori Sportivi in vista della stagione 2026. Viviani si unisce al team dopo una brillante carriera sia su strada che...


Ci sono problemi al Tour de France: una petizione potrebbe mettere a repentaglio la tappa regina della Grande Boucle. Non si tratta di una tappa qualsiasi, ma della ventesima da Le Bourg-d'Oisans e l'Alpe d'Huez attraverso la salita del Col...


L'eccezionale viaggio di Biniam Girmay con l'Intermarché-Wanty giunge al termine dopo quattro anni e mezzo costellati di successi straordinari. Il velocista eritreo ha raggiunto traguardi decisivi e si è affermato ai vertici del ciclismo mondiale, supportato dalla guida professionale del...


Dopo nove anni ricchi di risultati ai massimi livelli del WorldTour, la partnership tra Merida e il Team Bahrain Victorious giunge al termine. Una scelta condivisa da entrambe le parti, e per l’azienda taiwanese l’occasione per ridefinire e sviluppare nuove...


Non facciamone un mistero,  la guarnitura Powerbox K-Force Team Edition di FSA è un vero gioiello in cui la leggerezza del carbonio incontra le rilevazioni precise offerte da uno spider Power2Max, il tutto incorniciato da corone in lega lavorate al CNC....


Oggi al Principe di Savoia a Milano verrà incoronato Giulio Ciccone come premio Oscar tuttoBICI 2025, grazie a un'annata che l'ha visto in gran forma sulle Ardenne e protagonista di un paio di bei successi spagnoli in estate. Alla vigilia...


Trent’anni di vita, trentuno edizioni dell’Oscar tuttoBICI. Quello che nacque nel 1995 con il nostro giornale era un pre­mio piccolo, inizialmente pensato per valorizzare una delle categorie più importanti per i giovani, quella degli juniores. Bene quel premio, la cui...


In una recente intervista alla televisione francese, il direttore del Tour de France Christian Prudhomme è tornato a parlare delle caratteristiche che deve avere una corsa speciale come la Grande Boucle, per continuare a mantenere alto l’interesse. Il Tour de...


“Allenarsi e vincere in bici con 6 ore alla settimana”: 103 tabelle, grafici, disegni e programmi di allenamento e nutrizione, per il ciclista tempo-limitato… “La Bibbia dell’allenamento ciclistico”… “Allenarsi e gareggiare con il misuratore di potenza”… “Cycling anatomy”, 74 esercizi...


Le luci della ribalta tornano a brillare sul tradizionale galà di fine stagione In Fuga verso il 2026 a Porto Sant’Elpidio, in occasione della consegna del Premio Ferro di Cavallo. Come ogni anno, nel mese di dicembre, si celebra il grande...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024