La Sanremo di domenica, hai visto mai?, ci dicevamo tempo fa, pensando con la solita nostalgia canaglia al comando che era stato già troppo, a suo tempo, perdere la coincidenza rituale Sanremo-San Giuseppe. Quando San Giuseppe era un santo vero, di quelli che interrompevano la litania della settimana a scuola e regalava la fuga fuori città, nella speranza di un refolo di sole… San Giuseppe e le Sanremo, al paese, lo scrivemmo già un giorno, le Sanremo a Sessa, le Sanremo illuse di una prima primavera.
Ma un bel giorno finirono pure i santi, metà anni ’60, o giù di lì, a punteggiare di tregua la nostra vita, un brutto giorno certo non un bel giorno, il tempo diventò buio di settimane intere, e le Sanremo passarono - e non ricordavamo bene in che modo, per la verità, fosse avvenuto il cambio di destinazione -, al sabato.
Cosa dirvi, oggi, la Sanremo di domenica 17 marzo, così dopo quasi 40 anni, la vita di un uomo, è un bel colpo basso, nel relativo personale: e in assoluto per il ciclismo. Andare, mica tanto banalmente, a fare la guerra come e più degli altri giorni, pure la domenica, in casa, per uno spazio nella scaletta della programmazione televisiva, con le figlie che vogliono vedere il calcio, poniamo il Napoli, e tu ridotto in minoranza, “devo scrivere”: patetico Paperino, in un mondo di Gastoni, più degli altri giorni. O al massimo, ti concedono, romantico. (E d’altronde, per inciso, confessa che pure la Sanremo di sabato, l’anno scorso, il calcio te la bruciò quasi, quando per il giornale dovevi seguire, arcaico spirito di servizio, l’incontro della squadra del paese, la Virtus Carano, in Eccellenza… Succede, succede, ma riuscisti a vederlo, Gerrans, in un bar di transito).
Ciò non toglie che la Sanremo di domenica ci appariva davvero blasfema, sembrava la cancellazione di tutto il passato, o di tutto un modo sentimentalmente corretto di “sentire” il ciclismo. Suvvia, era come spostare la Roubaix al Lunedì in Albis, o come anticipare ad agosto il Lombardia dell’autunno inoltrato: molto peggio, in verità. Significava, innanzitutto, rimuovere il concetto psicologico insito nelle Sanremo vissute nel giorno di sabato. Il concetto, senza l’obbligo di Leopardi, del Sabato del Villaggio, la lunga attesa per il trionfo di un nome tuo amico o di uno tuo indifferente o di un altro tuo nemico, quando eri ragazzo, e per il trionfo di un favorito o di un outsider, quando eri più maturo se non tecnico, ma per il trionfo comunque lo si voglia descrivere - della emozione. Non tutti i sabati, sarebbe stato il giorno fatale di Gomez, poniamo, o di Raas, però l’incognita di un giorno, al successo inaudito per un giorno, era l’Elogio della Fantasia massimo.
Alla ‘Sanremo’ di sabato. La avreste vissuta di domenica, con la stessa tonalità di passione totale, poniamo, senza l’intralcio di altri eventi, la vittoria di Michele Dancelli, nel ’69, in solitudine e in lacrime, a Sanremo? L’avreste vista e rivista, come allora, se fosse capitato di domenica, quella maglia invadere il televisore, con la scritta della Molteni, e quella sigla “Arcore” che allora chiamò un plebiscito, e oggi evoca una scelta di parte?
Sono atmosfere da sabato, dicevamo, non da domenica. La gioia totale, il monopoli di un gesto sportivo, lungo dalla mattina al pomeriggio, si badi bene, non solo consumato in una ora e mezza di ripresa televisiva, che reclamava la totalità.
Ma il ciclismo, amici, ne sa sempre una più di noi. Ha sempre un’arma segreta per farsi perdonare, o per farci rinsavire dal distacco. Vedete, sto facendo una ricerca su Merckx, in questi giorni.
E così mi è capitato di sfogliare il libro sacro, il Messale sulla Sanremo di Carlo Del-fino, Nanni De Marco e Giampiero Petrucci. E quale sarebbe stata la nostra sorpresa nell’apprendere che la prima delle sue Sanremo, quella del ’66, Merckx l’aveva vinta proprio di domenica! Già domenica 20 marzo, all’epoca in cui San Giuseppe era tramontato e il sabato non era ancora nato... La prima delle sue sette, d’accordo. Ma qui non conta Merckx, anche se Merckx conta sempre. Conta l’ironia della storia, questa storia maestra di saggezza anche nel ciclismo, che corregge quelle tue certezze che ti apparivano inossidabili.
Le Sanremo solo di sabato ?
Sarà pure. Ma la prima Sanremo di domenica fu vinta dal migliore di sempre, da Merckx. Fu una Sanremo benedetta, o no? E questo basta, per giustificare la nobiltà della scelta, anche con il dubbio che forse alla RCS Sport non lo sapevano… E per concedere l’augurio equo a tutti, organizzatori e atleti, che domenica 17, a Sanremo, vinca qualcuno che Merckx lo faccia ricordare, pallidamente almeno. O che, quantomeno, non ce lo faccia rimpiangere, “quando c’eri tu”, molto più del lecito.
Gian Paolo Porreca,
napoletano,
docente universitario
di chirurgia cardio-vascolare,
editorialista de “Il Mattino”
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