Gatti & Misfatti
Hallo Piti

di Cristiano Gatti

Mi spiace molto che abbiano impallinato Valverde alla vigilia del Tour. Visti i tempi biblici che le autorità internazionali si sono prese per definirlo ufficialmente Dopato, avrei preferito che tirassero in là ancora un mesetto. Così, tanto per vedere all’opera i nostri amici francesi, quelli tanto rigorosi e irreprensibili con i Di Luca, gli Ullrich, i Basso: con questi, un modo per lasciarli a casa l’hanno sempre trovato, con Valverde invece si sono sempre trincerati dietro i cavilli legali per lasciarlo in gara (resterà nei loro gloriosi annali il trionfo del Dopato nella Liegi-Bastogne-Liegi, or­ganizzata sempre dai signori del Tour).

Sì, mi sarebbe proprio piaciuto vederli all’opera, nella più clamorosa ar­ram­picata sugli specchi della sto­ria, titanica impresa per riuscire comunque a far partire il Dopato nella loro pulitissima e irreprensibile corsa. E dire semplicemente che quello può correre sempre, in Francia, anche se ha a suo carico 35 ergastoli, perché porta la maglia di una grande banca che versa grandi somme alla grande corsa? Forse farebbero migliore figura. Ma si sa come sono i francesi: trovano sempre una buona forma per nascondere la sostanza. Noi la chiamiamo volgarmente ipocrisia, loro la chiamano civiltà. Però io non dimentico mai che loro hanno inventato il profumo per nascondere i cattivi odori della sporcizia, e questo dirà pur qualcosa sulla loro indole nazionale…

In ogni caso, guardiamo il risultato. Ce lo siamo levato dai piedi, il Dopato peggiore di tutti. Peggiore non tan­to perché abbia usato più roba degli altri (magari, chissà), quan­to per come si è comportato in tutto questo tempo. Lo dico senza problemi, a costo di passare per forcaiolo: due anni, per lui, sono niente. Ne servivano almeno quattro. Una pe­na ad personam, adeguata alla vergognosa, spudorata, offensiva condotta tenuta da lui stesso e dal suo Paese dopo l’Opera­cion Puerto. Ha negato di esistere, non ha mai riconosciuto neppure l’evidenza, si è aggrappato a tutti i cavilli possibili e immaginabili per gettare fango sulla giustizia. Dopato e sfrontato. Altro che due anni: quando un atleta dimostra di non ravvedersi minimamente, di non collaborare minimamente, di non pentirsi minimamente, io sarei per la radiazione. Fuori dai piedi, una volta per sempre. Di gente simile non abbiamo proprio bisogno, in periodi co­me questo.

Valverde non è comunque l’unico a uscire malissimo da questa interminabile novela. Lui è il peggiore, ma altri hanno dato. Penso alla federazione spagnola che ha in­sabbiato tutto, parlando addirittura di congiura e accanimento. Penso all’Uci, che ha dor­mito il sonno degli ingiusti, accettando supinamente e fatalisticamente gli arroganti schiaf­foni di Valverde. Penso alle squadre avversarie, che non hanno mai avvertito il mi­nimo senso di ribellione dovendo correre - e spesso farsi battere - dal Dopato: chiaro, non po­tevano squalificarlo loro, ma potevano almeno boicottare lui e le corse che lo ospitavano, un gesto clamoroso che avrebbe si­curamente registrato molti ef­fetti. Infine, penso anche a tan­ti miei colleghi, che ineffabili e tranquilli hanno continuato in tutti questi anni a raccontarci il fenomeno Valverde, ovviamente dopo essersi accaniti come bestie sui campioni rotolati nel­la polvere. Complimenti per il senso etico ed estetico.

Anche se adesso tutti gridano vittoria, anche se tutti sembrano padri e madri della squalifica, non cambia nulla. In questa storia, c’è un solo vincitore, che può davvero andar fiero del suo lavoro: è il piemme del Coni …….. Torri. Solo lui, con la sua geniale inchiesta, ha dimostrato voglia e determinazione di mettere fine a uno scandalo mondiale. A lui, soltanto a lui, tutti i meriti. Se poi mi è concesso un peccatuccio di narcisismo, un piccolo applauso anche a noi di tuttoBICI: come dimostra la raccolta, non abbiamo mai mollato la presa. Ci sono stati periodi in cui ci hanno da­to dei maniaci ossessivi. Qual­cuno ci ha pure accusato di ave­re qualcosa di personale contro Valverde. A tutti questi amici che ci hanno guardato con il sorrisino di compassione, un caro saluto. E un proverbio che aiuta sempre: quando il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito.
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