Editoriale
BEATO LUI. Valv-Piti-Valverde corre il Tour, l’Amigo de Birillo pure, Tom Boonen se ne resta a casa per volere della Grande Boucle e non per intervento dell’Uci, che prontamente si è precipitata a puntualizzare che la cocaina inalata tre giorni prima di una competizione non è doping. In ogni caso, in attesa dell’annuncio tanto agognato che sancisce la morte del Pro Tour prima maniera e in attesa che finalmente si mettano d’accordo per vararne una versione più credibile e pratica, aspettiamo frementi l’annuncio ancor più agognato della morte della «codice etico», stracciato giustamente da Liquigas e tre quarti del gruppo, ma non da Bjarne Riis che, come noto, in materia di etica non è secondo a nessuno. Basta lasciargli un po’ di tempo. Ogni dieci anni ammette qualche malefatta, poi si pente e passa ad impartire benedizioni. Beato lui.

VITA AGRA COL VIAGRA. Ci vuole amore per praticare il ciclismo e cosa c’è di meglio di una bella pillolina di Viagra? Su tuttobiciweb.it ve ne abbiamo parlato in prima mondiale assoluta lo scorso 9 febbraio. Sul numero scorso di tuttoBICI ne hanno fatto cenno sia il sottoscritto che il professor Porreca: insomma, il problema c’è e sta per esplodere in tutto il suo fragore. Il tabloid newyorchese Daily News, citando una fonte interna al circolo dei New York Yankees, rivela come il campione di baseball Roger Clemens nascondesse le pillole blu in un barattolo di vitamine nel suo armadietto. Ma il celebre lanciatore non sarebbe il solo ad averne fatto uso. Secondo il Daily News ci sono numerosi atleti americani ad abusare della vitamina «V» per eccellere nello sport. I controllori antidoping si sono già messi al lavoro con ispezioni dentro e fuori gli spogliatoi. Victor Conte, fondatore della Balco, il laboratorio dove si creava lo steroide Thg, ha commentato: «Tutti i miei atleti hanno preso vitamina “V”. È il più grande integratore alimentare, anche più della creatina».
Dopo il caso Clemens, la World Antidoping Agency ha deciso di finanziare uno studio per verificare gli effetti del Viagra in ambito sportivo.
Vita agra quella degli uomini di sport. Sempre alla ricerca di qualcosa che possa sorreggerli, sospingerli sempre più in là, con il vento a favore e possibilmente faticando il meno possibile, perché alla sera si deve tirar tardi e soprattutto è consigliabile per non dire necessario essere reattivi e presentabili.
Lo scorso numero invitavo l’Aso - la società che organizza il Tour e che da sempre fa come vuole, come le pare, tanto da lasciare a casa Boonen e far correre Valverde - ad inserire nella propria personalissima lista antidoping anche il Viagra: così, tanto per fugare ogni dubbio, qualunque sospetto. Ma come si fa a fugare dubbi con chi il sospetto se lo porta dentro casa e nel caso specifico se lo mette in banca, possibilmente alla Caisse d’Epargne?

IMBROGLIARE SENZA IMBROGLIO. È tutta una questione di interazione tra psiche e organismo. Tra il fare e il voler fare. Insomma, nello sport oggi si può imbrogliare senza imbroglio. Il segreto è l’effetto placebo. In parole povere: una semplice pillola di zucchero può mimare gli effetti benefici di un vero farmaco. Così dai misteri della medicina entriamo prepotentemente nei misteri della mente: umana. È stato il professor Fabrizio Benedetti, dell’Università di Torino, specializzato in neurofisiologia clinica a parlarne. «È possibile condizionare un atleta con una sostanza dopante durante l’allenamento e poi sostituirla il giorno della competizione con un placebo. Il nostro studio è stato pubblicato su The Journal of Neuroscience ed è stato ripreso dall’Economist, che ha titolato “come imbrogliare senza imbrogliare!”. Ma forse il vero doping è anche continuare a far credere agli atleti che dietro ad ogni loro prestazione c’è qualcosa di oscuro, di nascosto, di farmacologico. Gli atleti sono delle cavie, vittime delle loro insicurezze, ambizioni e stupidità. Si bevono di tutto. Anche l’acqua. Convinti che sia chissà quale pozione magica.
Pier Augusto Stagi
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