Scripta manent

Il sogno di Tony e Luca

di Gian Paolo Porreca

E ai primi giorni di marzo, che sole vivo senza crepuscolo og­gi, quella Ischia che abbiamo pedalato nelle bre­vi estati che diventavano infinite nella memoria, la circumnavighiamo in au­to. Quel suo periplo che disegna su strada il più magico dei circuiti che il mondo emerso conosca, e che aveva per noi giù a Forio, alla ‘Romantica’ in fronte al porticciolo, il ‘buen retiro’ da Antonio ‘Tony’ Attolini, scomparso di soppiatto due settimane fa. 
‘La Romantica’, il ristorante, che bel titolo per un film di amore, e noi che la bici la Ti-Raleigh in livrea rosso-giallo-nera la parcheggiavamo disfatti dal sole di agosto, e lui, Tony, un nomade maestro di cucina di Napoli che ad Ischia aveva prodotto il suo talento migliore, ci di­spensava il suo omaggio. Magro e discreto, Tony, e la sua voce ammiccante, «dotto’, una bruschettina o una fritturina?», e quel diminutivo per le prelibatezze di una sosta che era ristoro…
Già, quello snodo del circuito di Ischia di cui avevamo conosciuto, sa­lendo noi da Porto, le ar­cigne rampe di Barano e Buonopane, e l’attimo di riflessione sulla vetta di Fontana, quello spiazzo pianoro sotto l’Epomeo, dove due chiese curiosamente sembrano fronteggiarsi, una che mira ad Est e l’altra invece ad Ovest. Il mondo è alterno. Quella Ischia pedalata, che poi conosce la discesa ad am­pie volute verso Serrara e Sant’Angelo, il mare sulla sinistra e le vigne sulla de­stra... Mi sembra ad occhi chiusi di essere ancora sui pedali, e poi la vertigine verso il litorale di Citara: e appunto Forio. E quella attesa, mai disattesa, com­fort zone - una vita di estati, questa mia in qualsiasi età, che non ambiva agli inverni in vigore oggi -, giù al tavolino della ‘Ro­mantica’, e Tony, io tolti i guantini e gli occhiali da sole, e distese le gambe, e Tony, «o una pizzetta?», che ci rifocillava di affetto. E imponente Franco Porto, lo chef magistrale, e Carmine, il giovane gentile dei dolci, a fianco…: dominava il sorriso, su quella stagione. Ischia a pedali, il paradiso, per chi ci crede o ci ha creduto. E un mezzo bicchiere di bianco, che diveniva intero.

E quella volta, due esta­ti fa, che Tony At­tolini se ne uscì con una notizia e una profezia. «Dottore, ma voi sapete che io ho un nipote, si chiama Luca, è figlio di Valerio, che si è innamorato della bicicletta proprio come da una vita voi? Ma lo sapete che fa sul serio, è forte, e bravo...».
E ci ripenso allora oggi, il brivido, oggi che Tony se ne è andato da Ischia e dalla sua età, e Luca At­to­lini, il nipotino prediletto come ogni nipote per un nonno, corre per la Mg K Vis, e sta disputando, dorsale fatidico ‘101’, il Giro della Sardegna.

Bravo, bravissimo, ci dicono, è Luca. E l’emozione nostra va ad un nipote che corre il giro di un’isola, la Sardegna, più grande della nostra piccola.  Quella Ischia a pedali che ha costituito e costituirà per tutti, sin quando ci sa­rà un nonno come Tony, un nipote come Luca ed un buen retiro come la ‘Romantica’, un sentimento ineguagliabile. Che penetra di respiro infinito, i cuori di chi ai cieli im­mensi in terra ci crede ancora.

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