di Giorgia Monguzzi
Nel velodromo di Roubaix c’è una folla immensa, è il giorno della grande festa del ciclismo; Tadej Pogacar è disteso sul prato, visibilmente affaticato, ha appena teminato la prima classica delle pietre della carriera e non ha vinto. È stata anche colpa dell’incidente a 38 km dal traguardo, il campione del mondo ha concluso in seconda posizione quella che molti avevano definito la grande sfida. La delusione è più che plausibile, ma sul suo volto è dipinto un sorriso, una vera e propria risata. Accanto a lui è seduta Urska Zigart, la sua compagna e anche lei ciclista, lo guarda fiera prima di scoppiare insieme a ridere.
Il giorno dopo, nel momento dei bilanci, lo sloveno sceglierà anche questa immagine per descrivere la sua avventura. Determinato, inarrivabile, per alcuni è il più forte della sua generazione, è diventato un’icona dentro e fuori lo sport, ormai i bambini rimangono affascinati davanti ai suoi scatti, sognano di poter diventare come lui; Tadej risponde sempre a tutti con un sorriso, facendosi scivolare addosso quell’aura da fuoriclasse e mostrandosi come persona assolutamente normale.
Abbiamo scritto tante volte delle sue vittorie, del suo modo di correre, della decisione di essere al via della Roubaix, ma è proprio da qui, da quell’immagine dopo la gara che abbiamo deciso di partire per parlare di lui in modo diverso, senza dati, senza il numero di gare vinte, persino senza la sua voce.
Quando si ha a che fare con un campione del genere è impossibile non rischiare di essere schiacciati e automaticamente messi da un lato, ma Urska Zigart si è scrollata di dosso tutte le male lingue, con forza e coraggio ha più volte ricordato a tutti di essere un’atleta pronta a lottare. Qualche tempo fa ci eravamo trovati a chiacchierare con lei, le corse erano lontane ed eravamo stati più che chiari: volevamo raccontare la sua storia, non quella della compagna del campione del mondo. Aveva accettato stupita, ma soprattutto emozionata. Doveva essere una semplice intervista, ma poi si era trasformata in una chiacchierata fiume e di un viaggio nel mondo dell’atleta ventottenne del team Ag Insurance che ha incontrato il ciclismo quasi per caso.
Nella sua famiglia nessuno andava in bici, era solo un passatempo che si teneva per le vacanze; al primo posto c’era sempre lo studio poi affiancato dall’atletica e dalla pallavolo per seguire qualche amica. Il ciclismo però arriva prorompente quando ha quasi 18 anni, Urska se ne innamora e riesce ad entrare nella selezione della BTC Lubljana che la butta letteralmente nel mondo del professionismo. È classe ’96, ma ciclisticamente si sente giovane, ce lo dice subito scherzando con una battuta, perché alla fine dei conti la sua vera avventura inizia solo nel 2021 con l’approdo all’ex BikeExchange, è il ciclismo vero, quello delle campionesse e lei deve imparare in fretta. In un mondo che corre sempre più veloce e i risultati sono richiesti il prima possibile, è difficile trovare spazio per un’atleta come Urska, ma lei con il sorriso e la passione decide di mettersi in gioco. «Quando sono arrivata tra le élite non è stato facile, tutte le ragazze si approcciavano alle gare in maniera naturale, mentre per me esisteva solo il concetto di vincere o perdere, non c’erano vie di mezzo e così ogni corsa era per me una sconfitta» ci aveva raccontato candidamente spiegandoci le difficoltà che aveva affrontato.
La passione però è sempre stata più forte, passo dopo passo non solo ha raggiunto ottimi piazzamenti ma anche cinque titoli sloveni tra strada e cronometro e l’obiettivo sempre grande di migliorarsi. Il nostro patto iniziale era stato quello di non parlare di Tadej Pogacar, lo avevamo rispettato per gran parte della chiacchierata, ma ad un certo punto era stata proprio lei a tirarlo in mezzo dicendo come il compagno l’avesse aiutata a diventare una vera ciclista. Urska aveva iniziato a parlarci di un campione del mondo lontano dalle corse, di un Tadej più umano e meno cannibale che la sprona a non mollare e che a casa, per tirarle su di morale, le cucina un’ottima carbonara. Era stato tutto molto naturale, quasi automatico, la prova di quanto fosse forte il legame tra due ragazzi finiti al centro della scena sportiva. In Slovenia sono apparsi più volte insieme sulla copertina di riviste sportive, di giornali di gossip che li hanno dipinti come delle vere superstar, in realtà non hanno mai fatto molto parlare di sé. Hanno piuttosto vissuto e vivono la loro relazione in modo sincero, supportandosi l’un l’altro e rispondendo sempre con un cordiale sorriso a chi vuole sapere qualcosa in più della loro vita insieme che non ha mai avuto troppi segreti.
Tadej e Urska si sono conosciuti per caso nel 2017, in un training camp delle rispettive squadre slovene quando, a causa di un impegno di uno degli allenatori, il team maschile e femminile vengono uniti e un giorno durante gli allenamenti lui si presenta a lei in modo un po’ timido ma anche un po’ sfacciato. Il loro primo appuntamento è a Livigno davanti ad un sushi e Tadej è piuttosto chiaro circa il suo futuro «Nella mia vita il 90% del tempo è occupato dal ciclismo, per il resto c’è solo il 10%», ma poco tempo dopo le cose si ribaltano completamente.
Nelle corse siamo abituati a vedere un Tadej determinato, ma sempre con la voglia di scherzare; Urska ci parla di un ragazzo semplice e genuino follemente innamorato del ciclismo. Per lei è il corridore più forte al mondo, ma anche il compagno che butta la pattumiera, le prepara la colazione e non si tira indietro quando c’è da fare il bucato. I due si completano, lei è sempre alla ricerca della perfezione, non lascia nulla al caso, mentre Tadej è più spontaneo, segue la corrente e le ha insegnato l’importanza di giocare e di divertirsi. Sui social condividono momenti di vita insieme, allenamenti, scherzi, battute, durante il Giro 2024 vestito tutto di rosa e con il ciuffo biondo lei lo aveva definito come una vera e propria Barbie personale suscitando risate tra tifosi e avversari. È l’ennesimo esempio della naturalezza di questi due ragazzi che alla vigilia di una gara importante si scambiano un reciproco in bocca al lupo e si divertono nel pubblicare foto dell’altro in pigiama o con espressioni particolari. Potremmo definirli come due tifosi speciali, sempre pronti ad esserci e a sostenersi nei momenti difficili. Tadej l’ha accompagnata nel suo avvicinamento al ciclismo, quando non credeva in se stessa l’ha spronata a non mollare, l’ha fatta innamorare ancora di più di questo sport facendole capire che con il sorriso tutto diventa possibile.
«Non so cosa abbia di speciale Tadej, per alcuni è un extraterrestre, ma per me è semplicemente se stesso e forse è speciale proprio per questo» ha detto la slovena in varie interviste raccontando la bellezza di condividere una passione, di allenarsi insieme sulle strade di Monaco dove vivono dal 2019.
Il campione del mondo è stato al suo fianco nei difficili momenti della malattia della madre e quando è venuta a mancare alla vigilia della Liegi 2022 ha mollato tutto per starle accanto; due anni dopo arrivato a braccia alzate sul traguardo della Classica aveva proprio dedicato a lei quella vittoria speciale e lo stesso ha fatto anche quest’anno. Nei momenti più impegnativi, lontano dal clamore dei successi, i due ragazzi hanno formato quel legame fatto di piccole cose in cui al posto del campione c’è un essere umano che, come tutti, ha dubbi e paure. Nel 2023 dopo la caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi e l’incidente al polso, lui aveva rischiato di mollare; Urska l’aveva raccontato qualche mese dopo rivelando come, se per molti Tadej aveva poi solo perso il Tour, per altri era arrivato solo secondo dietro Vingegaard guadagnando però l’affetto dei tifosi che avevano scoperto un campione umano che non aveva paura di mostrarsi fragile.
«Vivendo con Tadej ho capito che perdi sempre di più rispetto a quello che vinci, non conta se sei un campione e un fuoriclasse, è una regola che vale per tutti. Devi sapere convivere con tutto questo, l’obiettivo al di là della vittoria deve essere quello di migliorare, di essere migliori rispetto a prima di partecipare alla gara. La vita è più importante di una corsa, se non hai qualcuno con cui condividere i tuoi sentimenti e le tue esperienze, alla fine non hai molto».
Nella nostra chiacchierata con Urska, tra aneddoti e qualche risata, ad un certo punto avevamo deciso di fare in modo diretto una domanda difficile, ma necessaria: “Ma qualche volta non ti pesa essere la compagna di Tadej?”. Ci aveva risposto con un sorriso e senza troppi giri di parole dicendoci quanto fosse bello, ma anche difficile. Tadej, nonostante il successo, è rimasto il ragazzo dolce e semplice di sempre, ma le pressioni sono arrivate invece su di lei. C’era la necessità di dimostrare sempre qualcosa in più, di essersi meritata il posto nel World Tour e di non essere semplicemente la fidanzata di un campione del mondo, ma poco alla volta Urksa ha preso in mano le redini del suo gioco e ha iniziato gestire la situazione. È esagerato dire che si sia scrollata di dosso le aspettative degli altri, piuttosto ha capito che l’unica cosa da fare è seguire semplicemente il suo cammino e cercare di fare il meglio per se stessa anche se a volte significa parlare più del compagno che della sua corsa. Ha cercato di esserci sempre, così come lui ha fatto con lei, hanno creato la loro “logistica personale” per potersi supportare al meglio, non a favore di telecamere come spesso fanno le mogli e le fidanzate di altri corridori, semplicemente con un abbraccio, con un sorriso, con un messaggio.
Nel 2024 Urska, per supportarlo nelle fasi finali del Giro, ha cambiato il suo calendario di gare e lui, nelle competizioni femminili come il Trofeo Binda, non ha mai mancato di esserci anche se significava essere preso d’assalto dai tifosi. Nello stesso anno dopo la mancata convocazione di Urska per le Olimpiadi, Tadej ha rinunciato a gara in linea e a cronometro; la dichiarazione ufficiale parlava della necessità di recuperare le fatiche dalla doppietta Giro e Tour, ma molti l’hanno letta come una chiara posizione a favore della fidanzata. Forse non si saprà mai la verità dietro questo gesto, ma di certo c’è il forte legame che li tiene uniti. Molti compagni di squadra e non solo, sostengono che Tadej non sia così senza Urska, è lei che gli dà il sorriso e non gli fa sentire la fatica, in poche parole lo rende meno solo. Nell’ottobre scorso, dopo la sua prima vittoria in maglia iridata al Giro dell’Emilia, ci aveva particolarmente colpito quando in conferenza stampa, ancora prima di essere contento del suo successo, aveva detto di essere orgoglioso del quarto posto della compagna. Molti avevano storto il naso, ma quel traguardo di Urska era solo apparentemente piccolo, racchiudeva sacrifici, miglioramenti che lui aveva vissuto al suo fianco durante i mille allenamenti.
Il rapporto tra Tadej ed Urska si basa su queste piccole cose, sui sorrisi, sui post scherzosi e anche su quel camper con il logo Pogi Team presente a tutte le corse femminili. Pochi sanno che a guidarlo è signor Zygart, anche se spesso ci sono anche i signori Pogacar, ma il pubblico si aspetta sempre che scenda Tadej da un momento all’altro, a tifare a bordo strada anche se in realtà si trova a centinaia di chilometri di distanza. È un modo di esserci, sempre e comunque, di fare qualcosa insieme come è successo con il progetto dedicato ai giovani ciclisti sloveni del Pogi Team. Nel gennaio 2025 è nata la sua versione femminile, il Pika Team (dal soprannome di Urska), un modo per supportare i ragazzi che sognano di andare in bici fornendo mezzi e strutture, ma soprattutto portando la loro esperienza. Nei progetti futuri della coppia, quando termineranno entrambi la carriera professionistica, c’è proprio l’idea di andare avanti in tutto questo; Urska è stata più volte chiara al riguardo dicendo che non potrà fare la ciclista per sempre e che le piacerebbe riprendere gli studi in giurisprudenza, diventare madre e magari ritornare a vivere in Slovenia.
Il futuro è lontano, ma lo vogliono trascorrere insieme. In molti, soprattutto quelli che non seguono il ciclismo femminile, più volte si sono chiesti se si sarebbe parlato comunque di Urska se non fosse la fidanzata di Pogacar; dopo tutto, palmares alla mano, fuori dai titoli nazionali sloveni, non ha fatto enormi risultati, sarebbe una delle tante. Ma allora la domanda opposta arriva spontanea: cosa sarebbe stato Tadej senza Urska? Probabilmente sempre il grande campione che conosciamo, ma forse meno aperto, meno umano, senza la voglia di divertirsi e mettersi in gioco, privo di tutti quei tratti per cui i suoi tifosi lo amano. Si è parlato tanto del segreto dietro le sue prestazioni in gara, c’è chi ha dato credito anche a teorie assurde, ma forse la risposta più semplice è sempre stata davanti ai nostri occhi. La possiamo trovare in quel legame semplice e genuino tra due ragazzi come tanti che amano divertirsi insieme, si supportano l’un l’altro e condividono il folle amore per il ciclismo.